23 Agosto Ago 2017 1212 23 agosto 2017

Se la discriminazione è scientifica

Soprusi, molestie, battute. La comunità Lgbt deve sopportarle in tanti abiti lavorativi. Non fa eccezione la ricerca. Ma negli USA ci sono associazioni e task force di categoria, sempre pronte a vigilare.

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provetta arcobaleno

Meglio non abbassare la guardia, perché non si sa mai. E con Donald Trump alla Casa Bianca, beh, è il caso di fare ancora più attenzione. È questo, al netto di insensati catastrofismi, il pensiero dei membri delle numerose associazioni di categoria a tinte Lgbt presenti negli Stati Uniti. Per quanto riguarda l'ambito scientifico, a livello nazionale ce ne sono due, NOGLSTP (National Organization of Gay and Lesbian Scientists and Technical Professionals) e oSTEM (Out in Scienze, Technology, Engineering, Mathematics), accomunate dall'obiettivo di dare forza e supporto, proteggere e fornire un network di conoscenze agli scienziati omosessuali, bisessuali e transgender. Esistono poi gruppi di questo tipo nati all'interno di società scientifiche preesistenti: è il caso della task force Lgbtq+ dell'American Society for Cell Biology. Tra i cinque membri c'è il 38enne Bruno Da Rocha-Azevedo, biologo cellulare brasiliano dal 2008 negli Stati Uniti, ricercatore presso la University of Texas Southwestern di Dallas.

Bruno Da Rocha-Azevedo.

DOMANDA: Quando è stata creata la task force?
RISPOSTA: Nel 2015, con il compito di valutare, promuovere e garantire l'inclusione dei membri Lgbtq+ nell'American Society for Cell Biology. La task force organizza incontri, fornisce consigli e assistenza a biologi cellulari di ogni età: studenti e scienziati Lgbt possono avere problemi in ogni momento della loro carriera.
D: Problemi di che tipo?
R: Discriminazione sul posto di lavoro, ovviamente. E poi molestie, battute e scherzi a sfondo sessuale, la difficoltà di presentare ai colleghi il proprio partner, tutto ciò che è omofobia e transfobia, insomma. Io non ho avuto problemi a fare coming out sul posto di lavoro, ma le posso assicurare che tutto ciò è molto frequente. E avere una rete di persone che ti aiuta e che ti dà consigli può essere molto utile.
D: Lei vive a Dallas, una città aperta nei confronti della comunità Lgbt. Date consigli anche su dove andare o meno a lavorare?
R: Cerchiamo di monitore la situazione, perché la decisione se accettare o meno un impiego in una determinata università o istituto scientifico può dipendere anche da quanto la città o la nazione in cui si trova è aperta nei confronti della comunità Lgbt. C'è un altro aspetto che vorrei sottolineare.
D: Quale?
R: Crediamo che avere dei modelli possa ispirare i più giovani, dando loro la forza per superare le difficoltà e affermarsi come scienziati. A partire magari dalla task force, composta da cinque persone, uomini e donne, tutte apertamente Lgbt e in diverse fasi della carriera.


D: A proposito di discriminazioni, dalla scienza alle forze armate, Trump ha annunciato che non vuole persone transgender nell'esercito.
R: Una decisione unilaterale, comunicata su Twitter e non supporttata dal Pentagono. Un segnale che la politica antigay può benissimo portare ad altri provvedimenti simili.
D: La comunità Lgbt degli Stati Uniti ha paura di Trump?
R: Non dobbiamo avere paura del presidente, ma essere certi che vengano rispettati i diritti dei cittadini. Per farlo, bisogna rimanere sempre all'erta, in contatto con i nostri rappresentanti nelle assemblee locali e nazionali. Siamo tutti uguali, abbiamo gli stessi diritti.
D: I suprematisti bianchi avrebbero qualcosa da ridire.
R: È proprio per individui come questi, che vedono i gay e le varie minoranze come fumo negli occhi, che dobbiamo stare sempre all'erta.
D: Indubbiamente, gli Stati Uniti stanno vivendo un momento di inquietudine. A Dallas, come in tante altre città, è in programma la rimozione di una statua del Generale Lee. Lo trova giusto?
R: Stiamo assistendo al risultato delle politiche divisive e non inclusive di Trump. Comunque, queste statue rappresentano l'ideologia che ha perso la guerra civile, un passato che non esiste più grazie alle persone di queste Paese: è come se in Italia ci fossero statue e strade intitolate a Benito Mussolini.

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