Sessismo

Sessismo

23 Agosto Ago 2017 1338 23 agosto 2017

Cari reporter, oltre alle gambe c'è di più

Sul Red carpet o negli studi televisivi, per alcune star le interviste sessiste sono una condanna. Sempre a parlare di bellezza, se non peggio. Ma c'è chi si ribella: dalla Mirren alla Swift, quelle che dicono «no».

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«Bellissima! Assolutamente favolosa, sei una visione! Di chi è questo vestito?». E, fin qui, si può pensare non ci sia nulla di male, che sia esibizionismo tipico da red carpet. Finché quelle lente riprese da piedi a testa su attrici e cantanti non diventano un'ossessione per i corpi di queste donne. Quando poi questi giornalisti fanno domande veramente offensive, il clima diventa intollerabile. Le interviste sessiste sono una condanna per alcune star, per quelle che vorrebbero far emergere talento e potenziale al posto di estetica e apparenza. E invece no, continuano imperterriti a riservare alle donne domande sul frivolo, sulla moda e sulla bellezza, quando a un uomo sappiamo bene che non chiederanno mai dove ha comprato il suo abito, non filmeranno mai in slow motion le sue cosce e non gli chiederanno mai che dieta fa. Ben consapevoli di queste differenze, loro si ribellano: da Helen Mirren a Cate Blanchett, quelle che dicono «no».

HELEN MIRREN
Una delle interviste più sessiste della storia è appunto quella fatta ad Hellen Mirren. 1975, conduce Parkinson, celebre presentatore dell'epoca. Parte già col piede sbagliato ancora prima che l'attrice entri in studio, presentandola come la regina del sesso. «Le critiche spendono tanto tempo a discutere dei suoi attributi fisici quanto del suo talento di attrice. È molto brava a mettere in scena un erotismo sluttish (da prostituta, ndr)», dice. Lei entra in studio e risponde subito a tono: «Quindi per te il mio erotismo è puttanesco». Poi, quando cominciano le domande, la situazione degenera rapidamente: «Helen, tu pensi di essere, tra virgolette, un'attrice seria?», le chiede. «Tra virgolette? Cosa significa?», rilancia lei, indispettita. «Sai, si dice che...». «Lo vedo», taglia corto l'attrice. Ma Parkinson insiste: «Quanto pensi che il tuo equipaggiamento abbia influenzato sul tuo successo?» Lei lo fulmina con uno sguardo indescrivibile: «Vorrei che tu ora mi spiegassi esattamente cosa intendi per 'equipaggiamento', nei dettagli». «Ehm... Insomma, tuoi attributi fisici». «Intendi le mie dita?», risponde sarcastica. «No, io intendevo i tuoi, ehm...». «Dài, forza, spara», lo sollecita lei. «Mi riferivo alla tua figura». «Oh, scusa, mi sono dimenticata la domanda. Qual era?», replica lei, prendendosi gioco del suo sessismo. «Pensi che i tuoi attributi fisici, la tua figura abbiano influito sul tuo successo di attrice?» replica il presentatore, indicandosi il petto con la mano che sembra afferrare qualcosa di tondo. E lei gli fa il verso, ripetendo esattamente lo stesso gesto, che palesemente fa presa sui suoi suoi seni: «Perché le attrici serie non possono avere le tette, è questo che intendi?». Il giornalista persevera imperterrito: «Beh, io penso che possano distrarre». «Non posso credere che questo sia necessariamente vero. Che performance sarebbero se le persone fossero sempre ossessionate dalle tue forme? Spero che chi ci ascolta riesca ad andare oltre a queste domande noiose».

CATE BLANCHETT
Ma con gli anni non si sono fatti grossi passi avanti. Tutt'oggi le star continuano a subire discriminazioni di questo tipo. Attrici come Cate Blanchett, però,non ci stanno. In occasione di una première cinematografica viene approcciata da una reporter: «Oh Cate, sei favolosa questa sera. Che vestito indossi?» Il cameramen fa una ripresa sul fisico della star. Ma lei lo interrompe: «Hey! Scusa, questo lo fai anche ai ragazzi? È una cosa che, non so... Cosa pensi che succeda là sotto di così affascinante?».

AMY SCHUMER
Non c'è da abbassare la guardia nemmeno quando non fanno commenti sull'aspetto, perché finiscono comunque per uscirsene con domande offensive. Alla comica Amy Schumer, ad esempio, un giornalista, indispettito dalla tensione che si era creata per via delle risposte secche della donna, ha chiesto: «Avete la parola skanky (schifosa, sgualdrina) in America?». Lei, comprensibilmente, si incattivisce: «Sì, ce l'abbiamo quella parola. Ma perché stai pensando a tua madre? Com'è che ti è venuta in mente?». «Non stavo pensando a mia madre, lei non indossava minigonne tutto il tempo. Ma poi, dài, mi riferivo al personaggio del tuo film, non stavo cercando di offenderti», cerca di giustificarsi, anche se la scusa non ha senso.  Ma lei non molla: «Qualsiasi cosa tu stia cercando di fare, stai offendendo. È una domanda molto rozza».

TAYLOR SWIFT
Tornando sui red carpet, invece, troviamo una Taylor Swift combattiva. La reporter parte con il solito copione stucchevole, sorrisi finti e complimenti forzati: «Sei magnifica! Possiamo fare una bella ripresa da su a giù di questo bellissimo vestito? Voglio far vedere anche le gambe, perché questa notte probabilmente tornerai a casa con molto più di qualche trofeo stanotte, tornerai con molti uomini!». La cantante la guarda rabbbiosa, incredula di quanto sessismo possa uscire dalla bocca di una stessa donna: «Io non tornerò a casa proprio con nessun uomo stanotte. Uscirò con i miei amici e dopo tornerò a casa dai miei gatti».

ARIANA GRANDE
Ma Taylor non è l'unica pop star nel mirino di commenti inappropriati. Ariana Grande, durante un'intervista in radio ha dovuto sorbirsi non pochi pregiudizi, a dir poco insultanti: «Se tu potessi usare soltanto trucco o telefono un'ultima volta, cosa sceglieresti?», le chiedono. «Questo è ciò che credi. Pensi siano queste le cose su cui le ragazze hanno problemi a scegliere?», risponde, sul piede di guerra. «Assolutamente sì. Sei capace di andare da qualche parte senza il tuo telefono?», replica l'intervistatore. Lei cerca di spiegare quanto siano ridicoli queste convinzioni, ma lui non capisce: «Hai visto il nuovo aggiornamento  di emoji? Qual'è la tua preferita?», chiede, relegandola all'immagine di millenial ossessionata dallo smartphone. «Mi piace quella con l'unicorno», lo accontenta lei. «Ragazze!», commenta, tra il divertito e lo sprezzante. Lei non ce la fa più: «E chi ha detto che a un maschio non può piacere un unicorno?». Lui ha la risposta pronta per assicurare gli ascoltatori che è un 'vero maschio virile': «Non fa per noi, io non l'ho mai usato».

ANNE HATHAWAY
Nel mirino di questi reporter è finita anche Anne Hathaway: «L'altro giorno abbiamo visto delle tue foto vestita da Catwoman, come riempi quel costume?», le viene chiesto. Lei scoppia in una risata fragorosa, forse isterica. Ma l'intervistatore continua, senza capire il problema: «Sei in una forma fenomenale. Quanto peso hai perso per arrivare ad essere così?». A questo punto l'attrice è indignata: «Oh no! Non mi hai davvero fatto questa domanda! Che giovane uomo brillante, sei davvero avanti! Mio dio».

GRACE JONES
Insomma, queste donne non sono disposte a subire trattamenti del genere. Tra le tante che resistono, c'è Grace Jones che, purtroppo, si è spesso trovata nella difficile posizione di doversi difendere da domande inappropriate. La sua intervista più famosa la vede all'attacco di un reporter assolutamente offensivo, che cerca in continuazione di appiccicarle etichette addosso: «Sembri una donna molto aggressiva», comincia. «Essere aggressiva in un senso positivo va bene. Mi protegge, perché mette chiunque sull'attenti», risponde lei, a mo' di avvisaglia. Ma lui, ingenuo, continua: «Sei femminile, ma ti piace anche essere mascolina, vero?». Grace non esita: «Mi piace essere entrambe le cose. E poi cosa significa essere maschili? Riesci a dirmi come si fa?». Ma il giornalista vuole una risposta precisa: «Trovi le donne attraenti?». «Certo che trovo le donne attraenti, altrimenti non mi piacerei». Ma niente, persevera: «Perciò sei bisessuale?». Questo è il culmine, finalmente arriva la risposta che smonta ogni suo tentativo: «Penso sia ridicolo categorizzare i sentimenti delle persone e chiedergli cosa preferiscono. Non ci sono paragoni: non puoi dire che un sesso è migliore dell'altro o che preferisci l'uno all'altro. Si tratta soltanto di fare quello che senti, quando lo senti e se lo senti».

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