21 Agosto Ago 2017 1750 21 agosto 2017

Meglio strega che principessa

Reginette belle e sempre in ordine: i classici Disney insegnano un'idea di femminilità potenzialmente pericolosa. Lo dice uno studio della Brigham Young University. Ma si può rimediare.

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Principesse Disney

In pericolo, impaurite e salvate dall'eroe di turno. Siamo sicure che le protagoniste dei cartoni animati tanto amati durante l'infanzia siano degli esempi sani e fortificanti per le più piccole? Una ricerca condotta dalla professoressa Sarah M. Coyne, docente alla Brigham Young University, dimostra che la cultura delle principesse Disney non è affatto innocua per bambine e bambini. Proprio così, quei genitori che rifiutano che alle proprie figlie vengano regalate bambole da truccare e pettinare o reginette dai vestiti luccicanti non sono «esagerati». Ci hanno visto lungo. Gli studi parlano chiaro: bombardarle fin piccole con quell'idea di femminilità può danneggiarle e segregarle in uno stereotipo limitante. «Penso che i genitori siano convinti che le varie Cenerentola e Biancaneve siano modelli sicuri. Ma dovrebbero considerare seriamente l'impatto a lungo termine che hanno sulle vite delle loro figlie», dice la professoressa Conye a EurekAlert.

LA RICERCA
Il suo studio, pubblicato sulla rivista Child Development, è stato condotto su 198 bambini sotto ai sei anni. Dapprima ha valutato quanto avessero interagito con i prodotti Disney, per poi, in base a ciò, valutarne l'impatto sulla personalità. Il loro comportamento è stato monitorato per un anno dall'inizio dell'osservazione, in modo che le abitudini interiorizzate fossero ben consolidate. Poi, raccogliendo quanto riportato da genitori e insegnanti, e verificando le interazioni con dei giocattoli proposti ('femminili' e 'maschili'), sono stati formulati i risultati. Ebbene: mentre il 61% delle bambine sceglievano le principesse almeno una volta a settimana, soltanto il 4% dei bambini lo faceva. Per entrambi i sessi, poi, vale un'equazione semplice: più da piccoli si hanno per modello le donne Disney, più si cade vittime di un comportamento da stereotipo.

RISCHI
Il rischio maggiore? Insegnando alle bambine a comportarsi da 'femminucce' saranno loro stesse ad auto-limitarsi. Inizieranno a credere che le loro opportunità nella vita sono diverse rispetto ai maschi e che, di conseguenza, dovrebbero desiderare qualcosa di più raggiungibile. Come essere una brava mamma, sposa o casalinga. Oppure crederanno di dover fare della bellezza il loro unico punto di forza e valore e, così, dedicheranno gran parte del loro tempo a sforzarsi di piacere agli altri: sorridere, essere educate, avere buone maniere ed essere sempre 'perfette'. Proprio come delle vere principesse. E tutto questo restringe fortemente il loro potenziale. Pur di essere considerate 'femminili', ad esempio, eviteranno di sporcarsi e quindi di buttarsi in avventure e scoperte nella natura, per paura di fare i 'maschiacci'. Sia mai che si macchino il vestitino. «Sappiamo che le ragazze che aderiscono agli stereotipi di genere sentono di non poter fare certe cose. Non hanno sufficientemente autostima, ad esempio in matematica e scienze. Sono meno propense a sperimentare durante i giochi, preferiscono stare composte», dice Coyne. Per i maschi, invece, alla fine dello studio i ricercatori non hanno osservato altrettante ripercussioni negative. Anzi, cartoni animati e bambole sembrano aver controbilanciato la cultura iper-mascolina a cui sono solitamente sottoposti, fatta di macchine da corsa e supereroi muscolosi.

MODELLI DI BELLEZZA MALSANI
I danni rimangono quindi da intendersi soprattutto nei confronti delle femmine. E non si fermano qui. Dallo studio risulta anche che, quelle con minor autostima nel loro aspetto estetico finiscono per sentirsi in difetto se sottoposte eccessivamente al modello della principessa magra, bianca, coi capelli lunghi e la fisionomia graziosa. Viene detto loro che quelle immagini rappresentano la bellezza e, di conseguenza, se non ci assomigliano si sentono brutte. «Le principesse sono la prima esposizione al modello di 'corpo magro' che poi perseguita molte donne per tutta la vita. Il danno comincia proprio all'età dei cartoni animati, ad appena tre o quattro anni», dice la professoressa Coyne.

SOLUZIONI
Così, molti genitori, consapevoli dei danni che tutto ciò crea alle figlie, tentano di tenerle lontane ad ogni costo. Ma questa non può essere una soluzione perché si rischia di creare in loro l'ombra del mistero, che finisce per avere l'effetto perverso di farli desiderare il proibito. Negare o obbligare non risolve nulla: i figli prima o poi, che sia a scuola o al parco, finiscono per imbattersi nella cultura di massa. E se non si dà loro i mezzi per interpretarla e giudicarla, la adotteranno semplicemente perché affascinate dalla moda. Bisognerebbe quindi dare loro una grande varietà di giochi e prospettive, in modo da insegnare che possono essere tutto ciò che vogliono nella vita, che 'femminile' non vuol dire nulla, è un costrutto artificioso. «Vi suggerisco di essere moderati con ogni cosa. Fate sì che fin da piccoli siano coinvolti da diversi tipi di attività, e lasciate che le principesse siano soltanto una della tante, tante cose con cui possono giocare», consiglia Conye. Lo studio, poi, dimostra che i genitori che hanno discusso con i loro figli sono riusciti ad ottenere degli effetti significativi sul loro comportamento. Li hanno resi più critici e consapevoli. Li hanno avvicinati a come vogliono essere e non a come la società si aspetta che loro siano.
«È veramente frustrante quando il dentista saluta mia figlia dicendole: 'Guarda che bella principessina!', lei è così tanto più di questo. Perché non le dicono: 'Sei così intelligente' o 'il tuo corpo è molto forte'? Questi sono messaggi importanti da mandare alle bambine, non quanto sono belle», confessa la ricercatrice. Per aiutare i bambini  i genitori potrebbero discutere con loro i lati positivi e negativi dei singoli personaggi Disney, in modo da non istillare loro un pensiero unico, ma farli ragionare. La professoressa Coyne lo ha fatto con sua figlia: «Mi fa impazzire quando prendono un personaggio come Merida del cartone Ribelle e la mettono alla stregua delle classiche principessine femminilizzate. Lei non è così, è stata concepita senza stereotipi di genere. Per questo ho portato mia figlia a vedere il film al cinema. Dopodiché abbiamo discusso di quanto la protagonista fosse coraggiosa e indipendente. Ma poi cosa fanno? Per venderti le bambole al supermercato la riempiono di trucco e le tolgono l'arco di mano. Io e mia figlia abbiamo parlato delle differenze e lei, da sola, mi ha detto: 'Questa non è la vera Merida, io non la compro!'».

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