17 Agosto Ago 2017 1226 17 agosto 2017

Salvate il soldato trans

Per il presidente Usa la disforia di genere non è accettabile nell'esercito. LetteraDonna ha intervistato Jeff Sheng, il fotografo che da anni ritrae soldati transessuali delle forze armate statunitensi.

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jeff sheng

Il 26 luglio, con un serie di tweet, Donald Trump ha annunciato che le persone transgender non potranno servire nelle forze armate americane: «Il nostro esercito dovrebbe concentrarsi su vittorie decisive e travolgenti e non può sostenere il peso dei tremendi costi medici e del disordine che comporterebbe avere transgender nell'esercito». Con la scusa dei trattamenti medici, troppo costosi (ma non è vero), l'attuale presidente ha così interrotto un percorso avviato nel 2010 dal predecessore Barack Obama, che aveva abolito la politica nota come Don't ask, don't tell, istituita dall'amministrazione Clinton: in base a questa policy, nessun militare poteva dichiarare la propria omosessualità pena la radiazione e, dall'altro lato, i superiori non avevano il diritto di indagare in merito all'orientamento sessuale di un sottoposto, in assenza di atteggiamenti vietati.

I PASSI AVANTI E ORA INDIETRO
Negli ultimi anni, molto è cambiato. Persino al vertice: a maggio del 2016, indicato da Obama, Eric Fanning (poi rimosso dall'incarico da Trump nel gennaio successivo) è diventato il primo capo dell'esercito apertamente omosessuale nella storia degli Stati Uniti. E, sempre a metà dell'anno passato, era caduto il divieto per i transgender di arruolarsi. Adesso la doccia fredda, dovuta al fatto che le regole per permettere il loro reclutamento non erano ancora state rese effettive: «E Trump non ha detto nulla sui militari gay, lesbiche e bisessuali perché dovrebbe riscrivere la legge. Altrimenti, avrebbe escluso anche loro dall'esercito», spiega a LetteraDonna Jeff Sheng, fotografo che dall'inizio degli Anni Duemila unisce arte e attivismo Lgbt. Lo ha fatto in passato con il progetto Fearless, dedicato agli atleti omosessuali di high school e college, e con Don't Ask, Don't Tell, una serie di ritratti (anonimi) di gay e lesbiche in forza all’esercito degli Stati Uniti. Lo sta facendo adesso con Transgender Military, progetto fatto di scatti che adesso, con i soldati transessuali costretti a tornare nell'ombra, somigliano ancora di più a disperate grida di aiuto.

DOMANDA: Nei suoi lavori è passato dallo sport all'esercito. C'è qualcosa che lega questi ambienti?
RISPOSTA: Può darsi, ma devo ammettere che per me è stato un caso. Tanti militari omosessuali mi hanno scritto dopo aver visto le foto di Fearless e così è nato il progetto Don't Ask, Don't Tell. Ho iniziato a fotografare le persone transgender nel 2013, quando alcuni membri della comunità mi hanno chiesto di essere immortalati. Ad accomunare l'intera comunità Lgbt era il fatto di non avere alcuna tutela.
D: Ma nel 2013 la politica 'Don't ask, don't tell' non era già stata abolita?
R: Sì, ma non riguardava le persone transgender. Era una policy sull'orientamento sessuale, non sull'identità di genere. Anche con la sua abolizione, ai transessuali è proibito l'arruolamento.
D: Così, chi tra di essi vuole servire il Paese può farlo, ma nell'ombra.
R: Esatto. In realtà, questo succedeva anche a omosessuali e bisex durante i quasi 20 anni del 'Don't ask, don't tell': in teoria i superiori non potevano indagare sull'orientamento sessuale dei sottoposti, ma se in qualche modo venivano a sapere che eri gay, ti potevano comunque mandare via.
D: Immagino sia impossibile che Trump adotti una politica 'Don't ask, don't tell' per le persone trans: sarebbe impossibile nascondere una transizione.
R: Esatto, e questo si collega al discorso delle spese mediche fatto da Trump. Tuttavia, molte delle persone che sto fotografando non stanno effettuando una transizione fisica. Semplicemente, non si riconoscono nel loro sesso biologico. Ma in caserma, ad esempio, dovrebbero essere liberi di usare il bagno che vogliono, quello che corrisponde al sesso a cui sentono di appartenere. E questo è un diritto che non si potrebbero permettere, per così dire.
D: Se le spese per i trattamenti medici sono irrisorie, Trump ha preso questo provvedimento solo per compiacere l'elettorato conservatore?
R: Non so perché lo abbia fatto, e non mi spiego nemmeno il suo atteggiamento in generale (ride, ndr). So però che sono orgoglioso di quello che sta facendo l'esercito per difendere i soldati transgender. In tanti sono pronti a combattere per loro.

D: Le persone che ha fotografato come vivono la loro disforia di genere?
R: Nella maggior parte dei casi non avevano fatto coming out. Alcuni lo avevano detto ai commilitoni con cui avevano più intimità, altri a quei superiori che non avevano pregiudizi in tal senso.
D: Ma c'è chi li ha e, immagino, non si farebbe problemi a 'denunciarli'.
R: C'è chi è apertamente contro ogni forma di diversità, ovviamente. Ma credo che nel complesso per pochi militari sia un problema avere un commilitone omosessuale o transgender. Diciamo che hanno cose più importanti a cui pensare, come prepararsi ad andare in guerra e proteggere il nostro Paese. E poi c'è un altro aspetto, forse ancora più importante.
D: Quale?
R: Negli Stati Uniti il servizio militare è volontario, non obbligatorio. Chi sceglie di farlo deve essere rispettato. Anche perché ogni anno mandiamo tanti giovani in guerra, e diversi di loro tornano a casa dentro a una bara. Insomma, non importa chi sei, qual è il colore della tua pelle, il tuo gender, che tu sia omosessuale o bisex: se vuoi aiutare il Paese, devi poterlo fare.
D: Un messaggio che lei cerca di comunicare da sempre.
R: Sì, d'altra parte sono cresciuto in un periodo in cui la comunità Lgbt, in cui mi identifico, subiva forti discriminazioni. I gay non potevano sposarsi e nemmeno entrare nell'esercito. Ho pensato che con la fotografia potevo dare una mano, provando a far capire come gli omosessuali e poi i transessuali fossero persone come le altre.
D: Da quando lei ha iniziato con il progetto Fearless è diventato più facile fare coming out?
R: Decisamente, anche grazie all'esempio di tanti attori, cantanti, politici, celebrità in generale. Senza dimenticare gli attivisti, che lavorano duro. Ormai i giovani omosessuali si dichiarano con meno paura ad amici e famiglia. Sono stati fatti passi da gigante negli ultimi 20 anni: vediamo a che punto saremo tra altri 10.

Nella gallery, le foto del progetto Transgender Military.

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