16 Agosto Ago 2017 1600 16 agosto 2017

Non chiamatela Gucci Grace

Lady Mugabe picchia una modella e rischia di finire a processo. Ritratto della moglie del dittatore dello Zimbabwe, che da shopper compulsiva vuole diventare Presidente del suo Paese.

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ZIMBABWE-POLITICS-RALLY-YOUTH

Ci sono donne e donne. Quelle che lottano per un mondo migliore, per ottenere gli stessi diritti degli uomini, per far cessare le violenze di genere. Poi ci sono quelle che sognano il potere, che vivono la propria vita al fianco di un dittatore e che sognano di diventarne le eredi. Donne come Grace Mugabe, ad esempio, first lady dello Zimbabwe e moglie del 93enne Robert, che da 37 lunghi anni governa il Paese violando sistematicamente i diritti umani, come denunciato da Amnesty International. E la sera del sabato 12 agosto 2017, Grace sembra avere dato dimostrazione, in piccolo, di questa inclinazione all'arroganza e alla prevaricazione: la modella Gabriella Engels, infatti, l'ha accusata di averla selvaggiamente picchiata in una camera d'albergo in Sudafrica, dove si trovava in compagnia di alcuni amici dei figli di Mugabe. Engels ha pubblicato su Twitter delle foto che la ritraggono con la fronte ferita. Subito dopo l'aggressione, la signora Mugabe era precipitosamente tornata nello Zimbabwe, rifiutandosi di consegnarsi alle autorità sudafricane. Cosa che poi ha fatto nella giornata di lunedì, richiedendo però l'immunità diplomatica di fronte al giudice.

SHE LOVED SHOPPING
D'altra parte, dal suo punto di vista, lady Mugabe ha preoccupazioni più pressanti. In primis, come dicevamo, quella di ereditare il governo dello Zimbabwe. Obiettivo che, almeno fino a una ventina d'anni fa, nessuno avrebbe associato alla sua figura. Prima di allora, infatti, Grace veniva identificata come la classica moglie trofeo, sposata a un uomo 40 anni più anziano. Quando Mugabe la avvicinò per la prima volta, sul finire degli Anni '80, lei lavorava come dattilografa al parlamento. La coppia convolò a nozze nel 1996, in uno sfarzoso matrimonio che la stampa del Paese ribattezzò come «Le nozze del Secolo». E allo sfarzo la novella signora Mugabe divenne subito piuttosto avvezza, tanto che venne presto ribattezzata Gucci Grace, con riferimento al noto brand italiano, Grabbing Grace, ovvero Grace l'arraffona, e First Shopper invece che first lady. Si racconta che nel 2003, durante un breve soggiorno a Parigi, fu capace di spendere 120 mila dollari nel giro di poche ore, mentre nel suo Paese all'incirca nove persone su dieci sono disoccupate. A destare ulteriori perplessità sulla sua figura, il dottorato conferitole dall'Università dello Zimbabwe e conseguito in tempi record, a dir poco sospetti.

È GIÀ PRESIDENTE
Sarebbe sbagliato, però, liquidarla con uno sberleffo. Dietro la frivolezza della shopper compulsiva, si nasconde in realtà una donna che ha già avvertito i suoi detrattori di non sottovalutarla. E che dopo aver passato 30 anni al fianco del Presidente, vuole ben posizionarsi ai blocchi di partenza per la corsa alla successione. Un primo passo l'ha già mosso nel 2014, quando è stata eletta a capo dell'ala femminile dell'Unione Nazionale Africana di Zimbabwe - Fronte Patriottico, il partito di maggioranza di cui fa parte il marito. «Ho vissuto tanti anni come moglie del Presidente. Quindi sono già Presidente», ha dichiarato insediandosi. Al di là della sicumera, è probabile che, vista l'età avanzatissima del marito, Grace abbia avuto e continui a esercitare effettivamente una certa influenza sull'agenda politica del marito.

IL POPOLO NON LA AMA
Il grosso problema, però, per Grace è un altro: non gode del sostegno popolare. Al punto che, nel giugno 2017, sono trapelate delle voci secondo cui Robert avrebbe chiesto alla moglie di fare un passo indietro. Pare, infatti, che un'eventuale candidatura di Grace potrebbe scatenare una serie di violenze, a cui si sommerebbero l'opposizione degli apparati politici e dei militari, fondamentali per governare. Parole che forse mettono definitivamente una pietra sopra la questione, ma Grace non sembra il tipo da tirarsi indietro: «Forse il mio pugno è piccolo, ma quando si tratta di combattere stringerò delle pietre per renderla più grossa, o un guanto per farla apparire più grande. Non sottovalutatemi».

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