16 Agosto Ago 2017 1526 16 agosto 2017

«La fama? Me ne infischio»

Morì il 16 agosto 1949, lasciando detto di bruciare i suoi manoscritti. Via col Vento resta così l'unica opera di Margaret Mitchell, autrice che non cercò mai il successo. Ma che firmò il primo best seller della storia.

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Margaret Mitchell

Non è da tutti aggiudicarsi un Premio Pulitzer con una sola opera pubblicata in vita, eppure è quello che è riuscita a fare Margaret Munnerly Mitchell, l'autrice del più grande bestseller di tutti i tempi, Via col Vento. Un nome, il suo, sconosciuto a molti, ma legato a uno dei più importanti 'fenomeni culturali' del Novecento. Il suo libro, pubblicato nel 1936, e la sua versione cinematografica hanno segnato l'inizio di un'era. Sembrerà strano, ma la donna, che nacque nel 1900 ad Atlanta, questa fama all'inizio quasi non la voleva. Una vita che sembrava destinata a svolgersi fra il glamour delle feste cittadine e il lavoro da giornalista, ma che prese a un certo punto una strada inaspettata. Nell'anniversario della sua morte, avvenuta il 16 agosto 1949 a seguito di un incidente stradale, la ricordiamo non solo come la mente dietro Gone with the wind.

MARGARET COME ROSSELLA
A chi le chiedeva le ragioni del successo del libro, la Mitchell, forte degli insegnamenti della madre suffraggetta, rispondeva: «Forse perché in ogni donna c'è una Rossella, cioè l'istinto di non rimanere remissiva sotto il giogo maschile!». E, viste le notizie che abbiamo di lei in giovane età, doveva rivedercisi molto. Dopo essersi iscritta a 18 anni allo Smith College di Northampton (Massachusetts), nel 1919 fece ritorno nella città natale: la madre era morta e lei aveva deciso che sarebbe rimasta vicino al padre. Interrotti quindi gli studi, per Margaret si aprì una prospettiva di vita differente, che la vide inserirsi perfettamente nella mondanità di Atlanta. Erano i ruggenti Anni '20 e si trovava, giovane e bella come la descriveva la stampa, a fare il proprio debutto in società. Figlia di famiglia benestante, divenne ben presto l'anima di feste e party. Si definiva lei stessa una «tentatrice senza scrupoli» e sui giornali locali, negli articoli di gossip, veniva ricordata così: «Ha avuto nella sua breve vita, forse, già più uomini letteralmente 'morti d'amore' per lei e più gentlemen corteggiatori che la maggior parte di tutte le ragazze di Atlanta». Un carisma che sembra aver riversato nel suo più famoso personaggio femminile, una donna testarda e indipendente. Non è un caso che il romanzo inizi con la famosa frase: «Scarlett O'Hara non era bella, ma gli uomini che ne subivano il fascino, come i gemelli Tarleton, di rado se ne rendevano conto».

GIORNALISTA PRIMA CHE SCRITTRICE
È proprio durante la girandola di feste ad Atlanta che la scrittrice conobbe entrambi i suoi due mariti. Dopo un primo, brevissimo, matrimonio con Berrien Kinnard Upshaw, trascorrerà il resto della sua vita con John Robert Marsh, direttore editoriale dell'Associated Press, che la introdusse nel mondo dell'editoria, dove trovò lavoro nell'Atlanta Journal. Qui iniziò a occuparsi di costume, società, moda e cronaca locale. In realtà, da molti suoi articoli si possono già vedere quelli che saranno i temi principali di Via col Vento, e riconoscere il suo stile appassionato e descrittivo che emerge già in alcune interviste fatte alle donne più influenti della città. Sono loro che le trasmettono la passione per il periodo secessionista, alla base del suo grande romanzo iniziato dopo aver abbandonato la carriera giornalistica a causa di un grave infortunio alla caviglia.

VIA COL VENTO
«Non tutti i mali vengono per nuocere», dice il proverbio, e nel caso di Margaret mai frase fu più azzeccata. Perché fu proprio durante la noiosa e prolungata degenza casalinga che prese vita il suo capolavoro. Nei mesi di malattia, costretta fra le mura domestiche, la donna si trasformò in una lettrice senza posa, tanto da riempire una casa di due piani di scaffali pieni di libri. Il marito, scherzando sul suo nuovo lavoro a tempo pieno, le suggerì di iniziare a scriverne a sua volta, invece che continuare 'solo' a leggerne migliaia. Una battuta che trasformò in un invito regalandole la macchina da scrivere con cui poi scrisse Gone with the Wind, uscito il 30 giugno 1936. Probabilmente, neppure la Mitchell si aspettava quello che sarebbe successo di lì a poco: un Pulitzer vinto di lì a un anno, un milione di copie vendute in meno di sei mesi (numeri mai visti per quel periodo) e un film ispirato al suo lavoro destinato a cambiare la storia del cinema.
Non ci sarebbe stato nessun record infranto, però, se l'amica Lois Dwight Cole non l'avesse convinta a rendere pubblico il manoscritto. L'autrice, inizialmente, non aveva alcune intenzione di arrivare alla stampa. Si limitava a leggere le avventure di Rossella (nella versione originale Scarlett) ad amici e parenti stretti, nel proprio salotto. Una diffidenza nel condividere i propri scritti che forse derivava dai precedenti rifiuti da parte delle case editrici o forse da una certa timidezza e insicurezza nelle sue doti di scrittrice, ma su cui, per fortuna, ebbe la meglio l'insistenza della confidente.

IL TESORO NASCOSTO
Non sappiamo cos'altro fosse uscito dalla sua macchina da scrivere, in quegli anni, perché secondo le sue volontà testamentarie tutta la sua produzione manoscritta fu distrutta alla sua morte. Gli eredi, che rispettarono la sua decisione, hanno acconsentito solo nel 1991 a nuove opere ispirate alle avventure di Rossella e Reth, dando il via libera a sequel che hanno venduto a loro volta milioni di copie.
Via col Vento, è rimasta la sua unica opera pubblicata fino al 1996, quando fu consegnato al mercato editoriale Lost Laysen, un romanzo sulle vicende di tre uomini innamorati della stessa donna. La Mitchell lo aveva scritto ad appena 15 anni e regalato a un suo fidanzato dell'epoca, Henry Love Angel. I due quaderni originali rimasero a lungo dimenticati in casa di Angel, insieme a molte lettere che i due si erano scambiati durante la loro relazione. Per diverso tempo, il figlio di Angel, morto nel 1945, non fece molto caso a quella busta piene di vecchie fotografie e fogli ingialliti che gli aveva consegnato il nonno, dicendogli che «forse un giorno avrebbe potuto avere qualche valore». Fino all'apertura del museo dedicato alla scrittrice, nel 1994: in quel vecchio faldone c'era un piccolo tesoro.

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