13 Agosto Ago 2017 2200 13 agosto 2017

Le regine dell'atletica

I Mondiali 2017 di Londra, quelli del drammatico addio di Bolt, sono finiti. Le favole a lieto fine, però, le hanno scritte le donne. Campionesse da conoscere. SPOILER: Non c'è nessuna italiana.

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usa 4x400

I Mondiali di atletica sono finiti. A Londra, sono scesi in pista, in strada e in pedana i migliori del pianeta. Ma questa edizione dei campionati è ancora più importante per un semplice motivo: nello stadio olimpico di Stratford, creato in occasione dei Giochi del 2012, la leggenda della velocità Usain Bolt ha dato l'addio ufficiale alle gare. Una carriera strepitosa con 19 ori vinti tra Mondiali e Olimpiadi chiusa però con una mezza delusione (bronzo nei 100 metri alle spalle degli statunitensi Gatlin e Coleman) e un drammatico infortunio nella staffetta 4x100 metri. Copertina comunque riservata al 31enne giamaicano: una favola senza lieto fine, riservato invece alle donne. Quelle che, rispettando o ribaltando i pronostici  della vigilia, hanno scritto alcune delle pagine più belle dello sport. Atlete da conoscere meglio.

STATI UNITI, 4x400 METRI (Quanera Hayes, Allyson Felix, Shakima Wimbley, Phyllis Francis)
Una squadra da sogno. Dopo aver conquistato la 4x100, la squadra della staffetta degli Stati Uniti raddoppia con la 4x400. Certo, cambiano le protagoniste (in parte, visto che la Felix ha corso entrambe le gare) ma il risultato è lo stesso: oro e record del mondo stagionale.

CASTER SEMENYA, SUDAFRICA (800 METRI)
Aveva già vinto il bronzo nei 1500 metri a questa edizione dei Mondiali di atletica. Ma non è stato abbastanza. Allora, giusto per dare continuità a un curriculum sportivo eccezionale, era fondamentale conquistare la medaglia d'oro numero 11 nella sua disciplina preferita: gli 800 metri piani. Così la sudafricana Caster Semenya non solo si è sistemata sul gradino più alto del podio ma ha anche fatto il record del mondo stagionale con 1'55"16.

HELLEN OBIRI, KENYA (5000 METRI)
Alle Olimpiadi di Rio 2016 è arrivata seconda, a Londra voleva prendersi l'oro e ce l'ha fatta. Nonostante abbia corso i 5000 metri piani soltanto in queste due occasioni, la kenyana Hellen Obiri partiva da favorita, così come la sua avversaria: l'etiope Almaz Ayana. Il testa a testa è durato per tutta la gara ma negli ultimi 300 metri, l'atleta di Kisii ha messo il turbo ed è arrivata per prima al traguardo.

SANDRA PERKOVIC, CROAZIA (LANCIO DEL DISCO)
Se un'atleta ha vinto otto ori nelle ultime nove manifestazioni, come poteva finire la sua avventura a Londra? Beh, con un altro oro. La croata Sandra Percovic ha confermato in pieno le aspettative. Anzi, è andata oltre perché, con un lancio di 70,31 metri, ha battuto il suo record personale. Di sicuro, la costanza è la sua arma vincente.

JIAYU YANG, CINA (MARCIA 20 KM)
Avrebbero potuto fare primo e terzo posto ma, alla fine, la 20 km di marcia femminile l'ha vinta soltanto Jiayu Yang. La connazionale Xiuzhi Lyu non è riuscita a salire sul podio perché è stata squalificata a poche centinaia di metri dal traguardo. Un'esclusione per certi versi positiva perché ha permesso ad Antonella Palmisano di conquistare l'unica medaglia della nazionale italiana. Per la cinese, è la prima medaglia in carriera ma anche la prima partecipazione a manifestazioni agonistiche di atletica. Beh, un battesimo eccezionale.

INES HENRIQUES, PORTOGALLO (MARCIA 50 KM)
Si dice che i soldi non facciano la felicità. Ma tornare a casa con 150mila euro e un record del mondo (4h05"56), beh, certamente aiuta. Chiedete a Ines Henriques, l'atleta portoghese che ha conquistato la medaglia d'oro ai Mondiali di atletica in una gara storica. Nel senso più letterale del termine perché quella di Londra 2017 è stata il debutto della 50 km di marcia femminile in una rassegna iridata. Parlando di cifre, la sportiva ha incassato un doppio assegno mica male: 50mila per la vittoria e 100mila per il primato. Una soddisfazione che vale doppio, anzi triplo, visto che la Henriques non aveva mai vinto una medaglia in carriera tra marcia 5000 metri e 20 km.

STATI UNITI, 4x100 METRI (Felix, Brown, Akinosun, Bowie)
Ci sono moschietteri e moschiettere. Quelle della velocità a stelle e strisce: Aaliyah Brown, Allyson Felix, Morolake Akinosun e Tori Bowie che riportano gli Stati Uniti sul tetto del mondo dopo seia anni (Daegu 2011). D'Artagnan ha il volto - e le gambe - di Allyson Felix, già leader della steffatta in Corea del Sud e mondiale a Osaka 2007: è lei a lanciare le compagne per una vittoria, che fa segnare anche la miglior prestazionale stagionale (41"82), davanti a Gran Bretagna (42"12) e Giamaica (42"19). Una successo di squadra, più bello da condividere.

SALLY PEARSON, AUSTRALIA (110 METRI HS)
Di ostacoli ha dovuto superarne molti Sally Pearson nella propria carriera. Campionessa olimpica a Londra 2012, la velocista australiana ha passato momenti bui dopo l'infortunio al polso al Golden Gala di Roma nel 2015 che la costrinse a saltare Pechino e Rio. Si è rialzata ispirandosi alla connazionale sciatrice freestyle, Lydia Lassila, e superato le barriere fino al traguardo di Londra, bissando il titolo iridato di Daegu 2011. Una guerriera che ha sconfitto un esercito di americane (quattro le statunitensi in gara) con il tempo di 12"59: argento e bronzo rispettivamente a Dawn Harper Nelson (Usa) e Pamela Dutkiewicz (Germania).


MARIJA KUCHINA LASICKENE, RUSSIA SOTTO BANDIERA IAAF (SALTO IN ALTO)
Non sventola la bandiera russa ma solo perché così è stato imposto dalla Federazione internazionale (Iaaf) dopo lo scandalo doping. A saltare più in alto verso la medagliA d'oro, superando l'asticella fissata a 2.03 metri, è la campionessa mondiale di Pechino 2015, Marija Aleksandrovna Lasickene, esclusa dalle Olimpiadi di Rio dal diktat della federazione e in pedana da 'neutrale'. Un primato indiscusso per la 24enne che ha rinunciato al nome da ragazza, Kuchina, quando gareggiava, spesso perdendo, contro la nostra Alessia Trost. Dietro di lei la miss ucraina Julija Levčenko, 19 anni, salita fino a 2.01 metri e argento davanti alla polacca Kamila Licwinko (1,99 m).

DAFNE  SCHIPPERS, OLANDA (200 METRI)
Sa fare un po' di tutto, ma tra le varie discipline ha scelto la velocità, mollando parzialmente l'eptathlon e concentrandosi sul mezzo giro di pista. Una decisione che ha pagato, perché dopo l'argento ai Giochi olimpici del 2016, l'olandese Dafne Schippers ha bissato dopo l'oro mondiale di Pechino 2015 nei 200 metri mettendo il naso davanti alle rivali anche sulla pista londinese. La bellissima bionda giunonica si è imposta con il tempo di 22"05, tre centesimi meglio dell'ivoriana Maria Josee Ta Lou e dieci della bahamense Shaunae Miller-Uibo.


EMMA COBURN, STATI UNITI (3000 SIEPI)
Meno di un giro di pista al traguardo, quello di una gara faticosissima come i 3ooo siepi. A contendersi la medaglia sono in quattro, due keniane e due americane. Nonostante Beatrice Chepkoech abbia dovuto recuperare terreno dopo aver sbagliato strada (succede anche questo in una finale mondiale), le africane sono nettamente favorite. E invece la campionessa del mondo in carica Hyvin Jepkemoi, alla fine terza, inizia a mollare, mentre davanti si profila una storica doppietta a stelle e strisce. Vince Emma Coburn con il tempo record dei campionati (9'02"58), argento un'incredula Courtney Frerichs che scoppia a piangere di gioia.


BRITTNEY REESE, STATI UNITI (SALTO IN LUNGO)

Altre lacrime. E non per il quarto titolo mondiale della sua carriera dopo quelli di Berlino, Taegu e Mosca. O almeno non solo. Brittney Reese, indiscussa regina del salto in lungo, ha pianto ricordando il nonno, recentemente scomparso, al quale ha voluto dedicare l'ennesima medaglia d'oro di una carriera strepitosa. Nello stadio che già la consacrò campionessa olimpica, la statunitense è volata una manciata di centimetri più avanti della russa (ora neutrale) Darya Klishina (7.02 metri contro 7 netti) e della connazionale Tianna Bartoletta (6.97 m), prima a Rio 2016. Una dedica speciale incisa sulla pettorina di gara mostrata a fine gara con gli occhi velati dalla commozione.

KORI CARTER, STATI UNITI (400 METRI OSTACOLI)
Una delle più belle sorprese di questi Mondiali. La vittoria di Kori Carter, Stati Uniti, nei 400 metri a ostacoli è stata inaspettata, visto che nei turni eliminatori non aveva convinto al 100%. Eppure è riuscita a battere la favorita: la campionessa olimpica e sua connazionale Dalilah Muhammad. E l'ha fatto correndo nella nona corsia, quella più esterna. Si tratta della seconda medaglia in carriera per la 25enne californiana, dopo l'argento conquistato nel 2009 ai Mondiali allievi di Bressanone nei 100 metri a ostacoli, dove ha fatto registrare il proprio record personale.

PHYLLIS FRANCIS, STATI UNITI (400 METRI)
Da outsider a campionessa: il passo è breve. O meglio, ci vogliono almeno 400 metri. Lo sa bene Phyllis Francis che è riuscita a sfruttare la stanchezza dell'atleta delle Bahamas Shaunae Miller, prima fino agli ultimi 15 metri della gara. Per la newyorkese questa medaglia è molto importante non soltanto perché è d'oro ma perché è anche la prima individuale. Dando uno sguardo al suo curriculum sportivo, infatti, la Francis è arrivata prima soltanto nella 4x400 in tre occasioni: i Mondiali di staffetta di Nassau del 2015 e del 2017 e ai Giochi olimpici di Rio del 2016. In quell'occasione corse da sola i 400 metri piani ma non andò benissimo: la sua avventura brasiliana si concluse con un quinto posto.

GONG LIJIAO, CINA (LANCIO DEL PESO)
Nonostante giocasse in casa, ai Mondiali di Pechino del 2015 non riuscì a salire sul gradino più alto del podio. Per Gong Lijiao fu solo argento. Le Olimpiadi dell'anno successivo dovevano essere il riscatto ma anche in quel caso fu delusione: quarto posto. Il 2017 è l'anno del riscatto: medaglia d'oro con un lancio di 19,94 metri. Finalmente l'atleta ha dimostrato al mondo quanto fatto ai Giochi asiatici del 2014. Anzi, ha pure migliorato la sua perfomance di 88 centimetri.


BARBORA SPOTOKOVA, REPUBBLICA CECA (LANCIO DEL GIAVELLOTTO)

Non chiamatela vecchietta perché quel giavellotto lanciato a 66,76 metri potrebbe prendere direzioni diverse. La ceca Barbora Spotakova, 36 anni, è il ritratto della felicità al termine della gara che l'ha visto salire sul tetto del mondo vincendo il confronto generazionale con la campionessa olimpica in carica, la croata Sara Kolak (soltanto quarta), e respingendo l'assalto delle cinesi Lingwei Li, rispettivamente seconda e terza. Una vittoria da dedicare al suo idolo e allenatore Jan Zelezny, leggenda del giavellotto: un punto di riferimento per l'atleta che, in onore del suo mito, ha chiamato il figlio Janek.


YULIMAR ROJAS, VENEZUELA (SALTO TRIPLO)

Lo sport regala favole indimenticabili. E quella di Yulimar Rojas è una di queste. Talento indescrivibile dal potenziale enorme, allenata da un mito dell'atletica come Ivan Pedroso, la 21enne venezuelana si è imposta nel salto triplo per una questione di centimetri. Per l'esattezza due in più della colombiana Caterine Ibarguen, campionessa mondiale e olimpica in carica proprio davanti alla Rojas, costretta a cedere lo scettro con la misura di 14.89m contro i 14.91 della rivale. Un riscatto non solo personale e sportivo ma di un intero Paese, costretto a confrontarsi, ormai da mesi, con una vera e propria guerra civile. Una medaglia d'oro che, almeno per una sera, ha regalato un sorriso al popolo venezuelano.


ANITA WŁODARCZYK, POLONIA (LANCIO DEL MARTELLO)

Era la favorita. E non ha deluso le attese. Ma ha commosso ugualmente Anita Włodarczyk, per la terza volta sul tetto del mondo nel lancio del martello dopo Berlino 2009 e Pechino 2015 e già oro olimpico a Londra 2012 e Rio 2016, dove è diventata la migliore di tutti i tempi con la misura di 82,29 m. Per battere la cinese Zheng Wang (75,98) e la connazionale Malwina Kopron (74,76) le è stato sufficiente un non brillantissimo 77,90. Ma al di là della prestazione, la polacca ha strappato le lacrime dello stadio olimpico londinese gareggiando con il guanto dell'amica Kamila Skolimowska, la campionessa olimpica a Sydney 2000 morta nel 2009 a soli 26 anni per un'embolia polmonare.


FAITH KIPYEGON, KENYA (1500 METRI)
Ai Giochi olimpici in Brasile aveva conquistato la medaglia più preziosa dopo la mezza delusione di un argento ai Mondiali di Pechino 2015. Giovanissima, tuttavia, e con una carriera davanti per riscattarsi, la keniana Faith Kipyegon ha centrato l'obiettivo a Londra, vincendo nei 1500 m con il tempo di 4'02"59. Una gara pazzesca, la più entusiasmante di questi campionati, con la spettacolare rimonta d'argento dell'americana Jennifer Simpson (4'02"76) e quella di bronzo di Caster Semenya. Proprio l'atleta sudafricana, vittima di una controversia sportiva perché iperandrogenica, cercherà di salire sul gradino più alto del podio nella sua specialità, gli 800 metri.

TORI BOWIE, STATI UNITI (100 METRI)
Chi lo avrebbe mai detto? La super favorita dei 100 metri Elaine Thompson (campionessa olimpica dei 100 e dei 200 metri) è stata battuta. Anzi, ha proprio sbagliato gara visto che ha concluso con un quinto posto. Poco male, Tori Bowie, Stati Uniti, ha sfruttato l'occasione, ha conquistato l'oro e si è presa una bella rivincita. A Rio, infatti, sempre nei 100 metri, arrivò seconda dietro alla Thompson. La vendetta (anche sportiva) è un piatto che va servito freddo.

NAFISSATOU THIAM, BELGIO (EPTATHLON)
Chiamatela Medusa. Sì, perché a differenza delle scorse Olimpiadi, a Londra si è presentata con un look che ricorda molto la gorgone che fu uccisa da Perseo. Somiglianze a parte, la belga Nafissatou Thiam è stata quasi mitologica. A soli 23 anni ha già vinto quattro ori (Europei juniores 2013, Giochi olimpici 2016, Europei Indoor 2017 e Mondiali 2017) in una delle discipline più stancanti dell'atletica: l'eptathlon.

EKATERINI STEFANIDI, GRECIA (SALTO CON L'ASTA)
Non è di certo una sorpresa: la greca Ekaterini Stafanidi ha vinto di nuovo. Dopo gli Europei Indoor del 2017, le Olimpiadi del 2016 e gli Europei di Amsterdam dello stesso anno, l'atleta ha conquistato l'oro ai Mondiali di Londra con un bellissimo 4.91 saltato al primo tentativo: record nazionale greco e miglior prestazione mondiale stagionale. Questa volta, però, ha superato se stessa.

ROSE CHELIMO, BAHRAIN (MARATONA)
Un passato nella nazionale del Kenya, Paese dove è nata, ma dal 2016 corre per il Bahrain. A Londra, contro ogni aspettativa, Rose Chelimo, classe 1989, ha vinto la maratona, regalando al piccolo e prezioso arcipelago del Golfo Persico la prima medaglia d'oro mondiale della disciplina. Per soli sette secondi è riuscita a battere la pluripremiata Edna Kiplagat, che voleva battere il record e diventare la prima donna a vincere tre edizioni della manifestazione. Ps: è anche il suo primo oro personale.

ALMAZ AYANA, ETIOPIA (10000 METRI)
La prima medaglia femminile della manifestazione va all'etiope Almaz Ayana che con un tempo di 30:16.32 (il migliore in stagione) ha confermato il pronostico della vigilia e si è piazzata al primo posto nei 10000 metri femminili. La mezzofondista è stata campionessa anche alle Olimpiadi di Rio 2016, ai Mondiali di Pechino 2015 (nei 5000) e ai campionati africani dell'anno precedente (sempre nei 5000). Insomma, un'atleta abituata a vincere che è riuscita a conquistare per quattro ori in quattro anni. Che media!

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