11 Agosto Ago 2017 1655 11 agosto 2017

Kesha le canta a Trump

Dopo la denuncia al suo produttore per molestie sessuali, la voce di 'Tik Tok' torna con un album più maturo. Rainbow è un inno alla forza delle donne. E nel mirino c'è anche il presidente Usa.

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Kesha

Cinque anni di silenzio sono tanti se sei un cantante, uno scrittore o un regista. Il pubblico è capriccioso, si sa, e il rischio di essere dimenticati in fretta è grande. Una regola che sembra non valere per Kesha, che l'11 agosto torna nei negozicon il suo nuovo album, Rainbow. Una lontananza forzata la sua, dovuta alla causa ancora in corso contro il suo storico produttore Dr. Luke. L'artista, nel 2014, lo aveva denunciato per molestie fisiche ed emotive. L'uomo, pezzo grosso della discografia mondiale, l’ha a sua volta portata in tribunale per diffamazione, dando così il via a una travagliata vicenda giudiziara di cui si è tornati a parlare a più riprese. E se la voce di Tik Tok non ha ancora ottenuto giustizia, è almeno riuscita a veder riconosciuto il suo lavoro: il suo disco è sicuramente uno dei più attesi del 2017. Lo sanno bene gli hacker, che non hanno risparmiato neanche lei dal leakkare le tracce, già circolanti in rete prima del rilascio ufficiale. Una pratica che ormai colpisce puntualmente il mondo della musica e della televisione, ma che non sembra mettere a rischio il successo di Rainbow. Il primo singolo estratto, Praying, è in testa alle classifiche americane ed è aprezzatissimo dalla critica musicale.
La stampa americana e quella inglese sembrano essere d'accordo sulla qualità dei brani. Del resto, anche la stessa Kesha ha dichiarato che è il primo album che sente davvero vicino a quelle che sono le sue vere influenze: da Iggy Pop a Dolly Parton, fino ai Beatles e i Rolling Stones solo per dirne alcuni. Un lavoro molto personale, non solo nel suono: «Ho scritto per me stessa. Ero in una situazione davvero difficile, mi sentivo triste e sola. Mi sono ritrovata spesso senza sapere cosa fare con le mie emozioni, seduta per terra. L'unica via di uscita era scrivere canzoni», ha detto durante una conferenza di presentazione a Londra. I riferimenti sono ovviamente al processo, su cui però non può rilasciare dichiarazioni. Una nuova attenzione per i testi che la allontana dal passato da party girl, per proiettarla in una dimensione di maggior impegno, soprattutto in chiave femminista. Una volontà di esporsi che si legge chiaramente in Woman, un inno al suo orgoglio di donna.

SHE'S A MOTHERFUCKING WOMAN
In un suo intervento per Rolling Stone US, la cantante ha raccontato in prima persona la nascita del brano e l'importanza che ha avuto per lei lavorare su una traccia che parla con forza del potere femminile. «Ho pensato a un inno per chiunque voglia potere rivendicare la propria indipendenza, l'essere autosufficienti», ha scritto. Lo scopo era, anche, rispondere alla ingloriosa frase del Presidente Trump «grab 'em by the pussy». Una dichiarazione («I'm a motherfucking woman», canta nel ritornello) nata un giorno mentre si trovava ferma nel traffico, diretta allo studio di registrazione. «Ero chiusa nella mia auto e continuavo a urlare, gridando fuori dal finestrino. Credo che la gente stesse pensando fossi matta, ma stavo solo cercando di non dimenticare la melodia!», ha confessato ai giornalisti a Londra.
Si tratta di una canzone che vuole essere universale. Kesha, infatti, non vede il femminismo come «solo una cosa da donne», ma qualcosa che chiami in causa entrambi i sessi. Ha detto a riguardo: «È stata un'esperienza bellissima poter scrivere un così forte brano di empowerment femminile insieme a due uomini, Drew Pearson e Stephen Wrabel, perché fa capire quanto il sostegno e il coinvolgimento maschile sia fondamentale per la causa».
Una consapevolezza e un'energia che ha imparato a gestire negli ultimi anni: «Per gran parte della mia vita mi sono sentita come una ragazzina che cercava di capire come girava il mondo. Ma adesso mi sento una donna, e capisco cosa significa esserlo a tutti gli effetti. Abbiamo in mano le chiavi dell'umanità».

IL RESTO DELL'ALBUM
Non solo Woman, ma tutto Rainbow è una rivendicazione della propria identità e crescita. Un totale di 14 tracce in cui la cantante si racconta in prima persona, ripercorrendo le difficoltà incontrate prima e durante la battaglia legale. Praying, pubblicata agli inizi di luglio, è dedicata alla sicurezza che Kesha ha ritrovato in se stessa dopo le violenze subite. Come canta: «Oh, but after everything you've done/ I can thank you for how strong I have become». Per Learn to let go, invece, si è ispirata alla difficile infanzia di una cara amica, che le ha fatto da esempio durante il suo percorso. Se alcuni testi fanno riferimento ai momenti più cupi, altri sono più «a cuor leggero», come Hymn for the Hymnless. Canzoni positive ed energiche, come quelle dei primi tempi e a cui non ha saputo rinunciare: «Ho capito che voglio mantenere vivo il mio lato più ottimista, a tratti anche ingenua e infantile. La parte migliore di me».

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