7 Agosto Ago 2017 1536 07 agosto 2017

Doping sotto rete (e non solo)

La tennista Sara Errani risulta positiva a un test fatto a inizio 2017. Ma non è l'unica ad aver fatto uso di sostanze considerate illegali. In passato ci sono stati altri casi ben più clamorosi.

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Sara Errani

Chi fa sport a livello agonistico deve essere sempre pronto a dare il massimo tra allenamenti estenuanti e il continuo stress psicologico per ottenere risultati migliori oppure per difendere i propri record. Non importa se si tratta di discipline individuali o di squadra, l'obiettivo è sempre lo stesso: vincere e scalare le classifiche. C'è chi segue la via tradizionale, quella più difficile, fatta di sudore e lacrime ma anche chi si aiuta con sostanze considerate illegali per essere sempre al top. In una parola: doping. Beh, in questo caso se l'atleta è positivo alle analisi, viene squalificato e a decidere la durata è l'associazione o la federazione sportiva di riferimento. Recentemente è successo a una tennista italiana. Il Corriere della Sera, il 7 agosto 2017, ha dato la notizia che Sara Errani, 98esima nel ranking Wta, è stata trovata 'non negativa' a un test di inizio anno della Federtennis internazionale. Il farmaco in questione si chiama Armidex ed è usato per il trattamento del cancro al seno, ma è anche «riconducibile a un principio attivo farmacologico inquadrabile nella classe S4 degli 'stimolatori ormonali e metabolici'». La sportiva si è difesa dicendo di essere entrata in contatto con il medicinale indirettamente, attraverso degli alimenti cucinati dalla madre che ha usato il farmaco. La Federtennis l'ha sospesa per due mesi: il suo ritorno è in programma per il 3 ottobre. Nella storia di tutti gli sport, però, ci sono stati molti casi di doping, alcuni anche clamorosi. Ecco le atlete più famose che hanno fatto uso di sostanze illegali per migliorare le proprio prestazioni.

MARIA SHARAPOVA
Rimaniamo nel tennis. La campionessa russa Maria Sharapova, nel 2016, è stata pizzicata dai test per aver fatto uso del Meldonium, farmaco anti-ischemico, usato per combattere le cefalee.  Rientra nella lista proibita dalla Federazione internazionale perché migliora il metabolismo e l’approvvigionamento energetico dei tessuti. L'atleta ne faceva uso da tempo ma è risultata positiva soltanto dopo un controllo agli Australian Open. Parlando di cifre, è stata squalificata per 24 mesi, pena che ha subito uno sconto da parte del Tribunale arbitrale dello sport di Losanna: soltanto 15 mesi in totale.

MARION JONES
Spostiamoci all'atletica. Prima di essere squalificata, l'americana Marion Jones aveva vinto la medaglia d'oro nei 100 metri e nella staffetta 4x100 ai Mondiali di Atene. Alle Olimpiadi di Sydney 2000, invece, si era portata a casa ben 5 medaglie: tre ori (100, 200 e staffetta 4x400) e due bronzi (salto in lungo e staffetta 4x100). L'Olimpiade successiva non andò per niente bene: zero titoli. Poi il primo test antidoping, nel 2006. Le analisi dettero esito positivo per l'eritropoietina, un ormone che aumenta il trasporto dell'ossigeno ai tessuti, ma le contro-analisi risultarono negative. L'anno successivo, però, confessò di aver fatto uso di sostanze illegali dal 1999 e restituì tutte le medaglie vinte a Sydney. Ma non è finita qui: nel 2008 scontò anche sei mesi in carcere.

MICHELLE SMITH
Dall'atletica al nuoto. La prima volta che l'irlandese Michelle Smith fu accusata di doping, era il 1996, l'anno del suo trionfo alle Olimpiadi di Atlanta: tre medaglie d'oro e una di bronzo. Insinuazioni che, però, non hanno mai trovato fondamento. Almeno non nell'immediato. Due anni dopo, infatti, fu beccata per aver manomesso un suo campione di urine, prelevato durante un test di routine. In quell'occasione i medici trovarono tracce di alcol e di androstenedione, sostanza illegale. Venne quindi squalificata per quattro anni e concluse così la sua carriera. A differenza della Jones, le medaglie non le furono ritirate perché vinte due anni prima delle analisi.

HEIDI KRIEGER
La tedesca Heidi Krieger, nata nel 1966, come molti suoi connazionali dell'epoca, faceva uso di sostanze dopanti. Gareggiava per la Germania dell'Est e partecipò agli europei di atletica del 1986 e ai Giochi olimpici del 1988. Ma fin da quanto aveva 16 anni prendeva steroidi. Ne assunse così tanti che trasformarono il suo corpo. Per questo soffrì di problemi di salute, tanto che nel 1997 fu costretta a cambiare sesso e diventare un uomo. Oggi non si chiama più Heidi ma Andreas e ha ammesso che quelle sostanze hanno modificato la sua identità sessuale. Esiste anche un premio 'Heidi Krieger' assegnato ogni anno in Germania a chi si batte contro il doping.

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