3 Agosto Ago 2017 1413 03 agosto 2017

Le donne salveranno il Venezuela

Non hanno paura, non potrebbero averne più di quanto le spaventi vivere senza diritti. Protestano per la Patria, per i loro figli, per la libertà. La procuratrice generale Luisa Ortega Diaz e le altre.

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Donne Venezuela

Si chiamano Steyci, Caterina, Lilian, Luisa. Sono studentesse attiviste, insegnanti di fitness, mogli di politici o avvocatesse. Protestano in piazza, sui social, nei tribunali e persino da casa. Se non sono già finite in carcere, rischiano di essere le prossime a occupare una cella. La loro colpa? Sognare un Venezuela diverso da quello precipitato nella guerra civile. Si oppongono al «regime dittatoriale instaurato dal presidente Maduro» ed ogni mezzo per destituire l'erede di Chavez vale. Non hanno paura, non potrebbero averne più di quanto le spaventi continuare a vivere senza diritti. Lo fanno per la Patria, per i loro figli, per la libertà. Insieme ad altre 50 mila, agli inizi di maggio, hanno dato vita a una manifestazione di sole donne, sfilando in bianco e lanciando fiori all'indirizzo dei militari schierati in assetto da guerra per impedire loro di raggiungere il ministero degli Interni. Hanno urlato pacificamente contro i soldati: «Eccoci qua, siamo le mamme del Venezuela, ecco il popolo del nostro Paese. Abbiamo il diritto di camminare liberamente per le strade. Pensate alle vostre madri, ai vostri figli. Noi rimaniamo in piazza».

Luisa Ortega Diaz

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LUISA ORTEGA DÍAZ
A darle voce negli ambienti istituzionali è Luisa Ortega Díaz. È forse lei il volto della speranza, la donna che più di ogni altro incarna il desiderio di riscatto del popolo venezuelano, una sorta di 'Giovanna d'Arco della democrazia' (come definita da Il Foglio). Procuratore generale della Repubblica, una specie di ministro della Giustizia, presidente del Consiglio superiore della magistratura e super pm, nel 2014 fu coresponsabile della feroce repressione di chi già si opponeva a Maduro. Chavista convinta, dice di non essere lei ad essere cambiata, «piuttosto sono altri». E ha iniziato a esporsi in prima fila: dopo le rivelazioni della società che ha curato il supporto tecnologico nelle elezioni per l'Assemblea costituente di domenica 30 luglio, ha annunciato di aver aperto un'inchiesta contro i responsabili del Consiglio nazionale elettorale (Cne) per le accuse di brogli. «Il Venezuela corre oggi il maggior pericolo della sua storia repubblicana, e vedo un oscuro panorama di distruzione dello stato», dice. «Il Servizio bolivariano di intelligence (Sebin, ndr) sta minacciando i miei familiari, ma io andrò avanti fino a dove mi permetteranno la Costituzione e la legge. Sono preparata a tutto: noi donne di Stato ci assumiamo le nostre responsabilità».

Lilian Tintori

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LILIAN TINTORI
Tra loro c'è Lilian Tintori, figlia di un modenese emigrato negli Anni '70 per fare affari con il petrolio. Lilian è una delle tante leader della protesta, moglie dell'oppositore in carcere Leopoldo López. «Chi si stanca perde» è diventato il suo slogan di battaglia. Lei non si è stancata, neppure dopo la morte del padre in seguito a un incidente stradale perché «in ospedale non c'erano neppure le garze» e tanto meno dopo l'arresto del marito. «Nessuno potrà cancellare la nostra voce: basta feriti, basta repressione, basta attacchi!», grida ancora. E a chi la vede già in politica, considerata la notorietà in Paese dovuta anche a uno show televisivo, risponde: «Io sono un'attivista per i diritti umani, una venezuelana, una madre e una vittima».

Steyci Brigitte Escalona Mendoza

STEYCI BRIGITTE ESCALONA MENDOZA
Chi, invece, di politica si era sempre interessata, è Steyci Brigitte Escalona Mendoza. Studentessa di comunicazione, 31 anni, attivista e vicina al partito Voluntad Popular, la giovane è stata arrestata l'11 gennaio 2017 durante le vacanze natalizie passate in Sudamerica. Poco prima, dalla Svizzera era andata a Bruxelles per presentare al Parlamento europeo una petizione contro gli abusi del governo Maduro. Arrivata in Venezuela, durante un passaggio in Colombia per acquistare beni di prima necessità ormai scarseggianti nel suo Paese, la giovane è stata arrestata con l'accusa di terrorismo e organizzazione di golpe. Stando alle ultime notizie, pochissime considerata la situazione, si trova nel carcere di Naguanagua, a 300 chilometri da Caracas: un posto dove pestaggi e confessioni firmate in bianco sono all'ordine del giorno. Con il rischio di essere condannata dalla corte marziale.

Caterina Ciarcelluti

CATERINA CIARCELLUTI
In galera, non fosse altro per le foto che la ritraggono mentre scaglia pietre contro la polizia, potrebbe finire pure Caterina Ciarcelluti, ribattezzata mujer maravilla. Modella, 44 anni insegnante di fitness, in piazza però non porta la bellezza, anche se questa le è stata di aiuto per far conoscere la situazione. Oltre 50 mila follower su Instagram, Caterina lotta «contro un governo illegittimo e dittatoriale, che non è benvoluto dal popolo». Non ha paura, e in un'intervista a GQ spiega bene il perché: «So bene qual è la mia situazione, e so anche che grazie alla mia personale protesta e ai social network, ora una parte più grande di mondo sa cosa sta succedendo qui. So che sono a rischio, ma amo il mio Paese e so che Dio è con me. Quindi non ho paura».

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