2 Agosto Ago 2017 2058 02 agosto 2017

La speranza viene da Hollywood

George Clooney e la moglie Amal aprono sette scuole in Libano per aiutare i piccoli in fuga dalla guerra. Per l'attore è soltanto l'ultimo dei progetti umanitari.

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Amal Alamuddin e George Clooney

Un lustro come messaggero di pace al servizio delle Nazione Unite. Quindi, dopo l'incontro con la futura moglie, il divorzio. Dall'Onu, si intende, di certo non dai numerosi progetti umanitari che, ormai da diversi anni, lo impegnano al pari del set. Tra fondazioni aperte, organizzazioni, associazioni e donazioni varie, George Clooney conta infatti una serie di iniziative che lo rendono tra i più attivi filantropi di Hollywood. Ed è insieme ad Amal Alamuddin, l'avvocatessa dei diritti umani che lo ha reso padre di due gemellini, che l'ex medico di E.R. continua a portare avanti nobili cause soprattutto per i bambini nei Paesi devastati dalle guerre. L'ultima, soltanto in ordine di tempo, l'annunciata apertura di sette scuole in Libano per 3 mila piccoli rifugiati siriani. Un progetto da oltre tre milioni di euro raccolti dalla Clooney Foundation for Justice, in partnership con l'Unicef e con il notevole impegno economico di Google e Hewlett Pakard.

I BAMBINI PRIMA DI TUTTO
Non una scelta casuale quella del Libano, considerate le origini di Amal. Ma, al di là del Paese, ciò che interessa sono le motivazioni che hanno spinto i coniugi ad operare in Medio Oriente. «Migliaia di bambini rifugiati corrono il rischio di non poter mai diventare un elemento produttivo della società perché non ricevono un'educazione. Noi non possiamo permettere che un'intera generazione vada perduta solo perché non è nata nel posto giusto al momento giusto», hanno dichiarato Amal e George in un comunicato.

GUERRA AI FINANZIATORI DEI CONFLITTI
Ancor prima, dopo aver visto da vicino le miserie provocate dalle guerre in Congo, Darfur e Sudan, l'attore aveva dato via a The Sentry, un sistema che indaga sui flussi di denaro che alimentano guerre civili incrociando dati acquisiti da ricerche sul campo con sofisticate tecnologie di analisi. Il tutto, al fine di identificare leader corrotti e spietati che traggono guadagni dai conflitti. «Solo quando la gente che approfitta di queste guerre pagherà i danni che causa ci sarà un effetto reale sulla pace e sui diritti umani», si era detto convinto Clooney.

SEMPRE IN PRIMA FILA
Un progetto nato dall'estensione del Satellite Sentinel Project, messo in piedi con il cofondatore di Enough Project John Prendergast e che aiuta a tener traccia degli abusi di diritti umani del regime di Khartoum attraverso immagini via satellite. Sempre in prima fila, dunque, come quando, nel 2012, si fece arrestare durante una manifestazione fuori dall'ambasciata sudanese negli Usa per portare avanti la battaglia contro il genocidio nel Darfur. «Il nostro compito è attirare l'attenzione. Apparire è un mezzo», spiegò nell'occasione l'attore che, nel 2010, aiutò anche Theleton a raccogliere oltre 60 milioni di dollari da destinare alla ricostruzione di una Haiti devastata dal terremoto.

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