1 Agosto Ago 2017 1313 01 agosto 2017

Lo stupro non ha età. O forse sì

La violenza sessuale subita da una 75enne di Gioia del Colle indigna meno rispetto ai casi in cui le vittime sono giovani ragazze. «È il valore che diamo al corpo», spiega Cristina Obber.

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Mani anziana

Cristina Obber è una scrittrice e una giornalista, tra le fondatrici della Rete Rebel Network, attiviste per i diritti. È formatrice su violenza di genere e diritti, ideatrice di progetti per le scuole superiori. Fa parte di GiULiA giornaliste libere autonome. È presente su 'Dols, donne on line', su 'La 27esima ora' del 'Corriere della Sera' e su 'Lettera Donna'. Tra le sue ultime pubblicazioni, 'Non lo faccio più', la violenza sessuale raccontata da chi la subisce e da chi la infligge, con testimonianze di stupratori raccolte in carcere. Tra la narrativa ha pubblicato con Piemme 'Siria mon amour', storia vera di una sedicenne italo-siriana ribellatasi a un matrimonio combinato e 'L'altra parte di me', una relazione d'amore tra due adolescenti lesbiche.
Il suo sito è cristinaobber.it

È stato confermato il fermo giudiziario per violenza sessuale aggravata e lesioni personali per il 26enne che il 28 luglio ha aggredito un'anziana di 75 anni a Gioia del Colle. L'ha accompagnata a casa con le borse della spesa, come aveva fatto altre volte, per poi picchiarla e stuprarla violentemente e tornarsene davanti al supermercato dove stanziava abitualmente chiedendo monetine.

COME SE NIENTE FOSSE
Non stupisce che sia tornato lì, per due motivi: il primo è probabilmente la convinzione che non sarebbe stato denunciato. Il secondo è che succede spesso che, dopo la violenza, l'autore riprenda a fare quel che fa di solito, come se niente fosse. Marco, intervistato nel mio libro Non lo faccio più, dopo aver abusato della ragazza 15enne, era tornato in ufficio puntuale (il tutto era accaduto durante una pausa di mezz'ora, ndr). Dopo una violenza sessuale nel bagno della discoteca si torna in pista a ballare, se accade nel bagno di un scuola si torna in classe. Non vi sono turbamenti, disperazioni, sensi di colpa. Il carnefice si assolve all'istante mentre la vittima comincia a fare i conti con quanto le è accaduto.

ALLA RICERCA DI UN ALIBI
Se invece di stupro parliamo di femminicidio, il subito dopo diventa il momento della costruzione dell'alibi: andare a vedere la partita con gli amici, come fece Carlo Lissi a Motta Visconti dopo aver massacrato moglie e figli; simulare un'aggressione esterna, espediente usato da Dimitri Fricano dopo aver ucciso Erika Preti; rassicurare la suocera di essere alla ricerca della fidanzata quando la si è appena strangolata, solo un altro degli esempi raccontati nel libro Se questi sono gli uomini di Riccardo Iacona.

IL VALORE DEL CORPO
Di questa vicenda drammatica quello che mi stupisce è che nel web la notizia non giri tra indignazioni e condanne come accade solitamente dopo un episodio di violenza sessuale e mi chiedo se la ragione sia da identificarsi nell'età della vittima. Non è una ragazza, è un'anziana. Dunque una donna di meno valore, secondo una cultura che mette gli anziani ai margini salvo quando gli si deve proporre di non invecchiare. Perché lo stupro di una 75enne non suscita lo stesso sgomento di quello di una 20enne? Perché sono di meno gli anni di sofferenza che la attendono? Penso di no, penso che sia qualcosa di più istintivo legato al valore che diamo al corpo violato.
Vorrei sbagliarmi, ma non trovo in questo momento un'altra spiegazione. Si stupra una ragazza giovane o una donna anziana perché soggetti più vulnerabili, prede più facili per ogni codardo cacciatore. Si stuprano le donne di tutte le età che si identificano come più fragili, coloro che si trovano in ruoli subordinati o che hanno delle disabilità. Si stupra per il desiderio di imporre il proprio volere, il proprio potere su chi ha meno possibilità di difendersi. Chi subisce la violenza diventa una cosa, si sente una cosa, un pezzo di carne. L'umiliazione è la stessa, a 20 anni come a 75 o a 90. Siamo noi che, di quanto accade alle persone anziane, non riusciamo a pensare con la stessa empatia con cui ci immedesimiamo nei più giovani o nei nostri coetanei.

QUANDO I VECCHI SAREMO NOI
Eppure vecchi saremo, vecchi sono i nostri nonni e i nostri genitori. Ma in un contesto culturale che alla vecchiaia riconosce unicamente un valore commerciale, che ci ossessiona nella ricerca di nasconderne i segni e le testimonianze, ci è difficile comprendere e percepire la sofferenza fisica ed emotiva di una donna di 75 anni che si trova a terra a subire la peggiore delle umiliazioni. Quella sofferenza non diventa nostra perché sta nei panni che abbiamo paura di indossare, quel crimine ci indigna meno di altri perché la vecchiaia è un pensiero che tendiamo ad allontanare perché abbiamo perso di vista le cose.
Proviamo a dirlo insieme a questa donna, che siamo con lei, che siamo al suo fianco, rispettose e solidali.

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