31 Luglio Lug 2017 1214 31 luglio 2017

Sedusse il cinema vivendo da uomo

È morta a 89 anni Jeanne Moreau, antidiva sul set e fuori. Un fascino autentico che fece innamorare attori e registi: «Io donna libera? Non posso dirlo, penserebbero che mi sia concessa troppo».

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Jeanne Moreau

Un'attrice, ma anche cantante, senza considerarsi tale. Che scoprì, invece, di essere portata per il set, più di molte altre colleghe blasonate dell'epoca, insieme al regista Louis Malle, anticipando in Ascensore per il patibolo (1957) la novelle vague e rivelandosi al mondo intero come icona. Della seduzione, cerebrale più che fisica, vissuta con lo spirito di un uomo, amante delle relazioni più che dei copioni. Jeanne Moreau, 89 anni, protagonista assoluta del cinema a cavallo tra gli Anni '50 e '60, se ne è andata il 31 luglio 2017, nella sua casa parigina. A piangerla, non solo il cinema francese ma tutta l'industria di settore che, anche grazie a lei, reinterpretò il modo di fare pellicole. Se si necessitava di un nuovo modello di divismo per differenziarsi dalla produzione dominante, Jeanne Moreau rappresentava l'antidiva per eccellenza: portando in primo piano la giovinezza, la modernità e, soprattutto l'autenticità, per lei «fare film non [era] più uno stile di recitazione, ma uno stile di vita».


L'ANTIDIVA
Se ne accorse Louis Malle che, intimorito dalla scelta del cast per il suo primo capolavoro, confessò: «Ero mortalmente spaventato dagli attori proprio perché non avevo avuto alcuna esperienza nel rapporto con loro. E se non ci fosse stata Jeanne Moreau, che mi fu di enorme aiuto nei due primi film che girai con lei...». Con il regista il rapporto, oltre che professionale, divenne pure amoroso. Moltissimi, d'altronde, gli uomini di chi, oltre a sedurre, aveva saputo traslare il concetto di bellezza, spostandolo dal corpo al volto. Influenzando, così, anche il cinema di Bergman, Antonioni e Godard. Un volto che, come scrisse la professoressa di Cinema Ginette Vincecndeau, «esprimeva interiorità e sentimento. Il trucco discreto e le borse sotto gli occhi sono proclami di autenticità; la piega amara della bocca carnosa e sensuale parla di una sessualità ammaccata e tragica, contrariamente al broncio giocoso di Bardot».

«NON VOLEVO ESSERE MADRE»
Di lei si erano innamorati, tra gli altri, Sacha Distel, Philippe Lemaire, Jean-Louis Trintignant. Ma anche Marcello Mastroianni, che con lei condivise il set de La notte di Michelangelo Antonioni (1961) e quello de Il passo sospseso della cicogna (1991),  Pierre Cardin, Georges Moustak, abbandonato per la sua infedeltà. In un'intervista a Madame Figaro, però, Jeanne aveva rivelato il proprio rifiuto di rientrare nello stereotipo di 'femminilità'. Tanto per cominciare non voleva diventare madre: «Ho avuto un figlio (Jérôme, nato nel 1949 dal matrimonio con Jean-Louis Richard, ndr), ma non lo volevo. So di scioccare molte donne dicendo questa frase, ma è la verità. Non sono affatto materna. Recitando ho passato tutta la vita viaggiando e cambiando attitudini, non mi sono mai occupata di nulla in maniera stabile. Questa vita mi piaceva, un figlio invece è una bella restrizione. Sono certa, però, che se questa cosa la dicesse un uomo non farebbe alcuno scandalo». E ancora: «Durante la gravidanza mi avevano chiesto di fermarmi, di riposarmi, io invece ero sempre attiva. Pensate che ho partorito in sole due ore, è una cosa rarissima.Mio figlio è tutto per me, gli darei la mia vita, ma non posso negare di non essere portata per avere bambini. Parlo di me stessa, non è una critica a coloro che scelgono di essere madri nella vita, ma io sono una donna troppo indipendente», disse in un'intervista doppia con la cantante Camille.

DONNA 'LIBERA' COME UN UOMO
A 84 anni, il tentativo di scrivere una biografia, mai terminata: "Mi piacerebbe dire che ho vissuto da 'donna libera', ma non si può dire. Non si può dire perché una frase del genere oggi viene interpretata negativamente, significherebbe soltanto che mi sono concessa a molti uomini. Non è così, perché sono stata io a sceglierli. Me ne andavo quando volevo io. Mi irritano molto questi pregiudizi. È per questo che ho vissuto come un uomo». Una frase che non nasconde un velo di tristezza: perché se si è costrette a immedesimarsi nei panni di un uomo per essere libere, significa che, da donna, non le era davvero possibile esserlo. Lo sapeva bene, e per questo non si era mai arresa. Seguendo nient'altro che la sua volontà, senza costrizioni, senza sentirsi obbligata a rientrare in qualsivoglia etichetta, senza farsi condizionare dalle critiche: libera, appunto.

DROGATA DI LIBRI
Le sue ali? I libri. Visti dal premio Oscar François Truffaut, il regista che la lanciò definitivamente con Jules e Jim (da lì anche la breve ma fortunata carriera discografica lanciata dal singolo Le tourbillon cantato poi in coppia con Vanessa Paradis), come una genuina arma di seduzione. «Ogni volta che me la immagino a distanza la vedo che legge non un giornale ma un libro: perché Jeanne Moreau non fa pensare al flirt ma all'amore», disse. E Jeanne quei libri li amava davvero. Di più: li considerava una droga, capace di farla volare in alto, sopra le cose. Sin da bambina. La situazione familiare era difficile e il desiderio di scappare lo sublimava leggendo. La nonna paterna odiava sua madre: «Era cattiva con lei soltanto perché era straniera. Ma mia mamma era forte e indipendente, una ballerina. Aveva conosciuto mio padre alla Cloche d'or, un ristorante parigino. Ho poi scoperto che anche lei non voleva figli, proprio come me. Voleva abortire perché io non venissi al mondo». Anche il padre non le rese la vita facile: «Non sapeva nemmeno che lavoro facessi, l'ha scoperto per caso dai suoi colleghi dopo che ero apparsa sulla televisione nazionale». Peccato, c'era da essere orgogliosi di quella antidiva che acambiò il modo di fare cinema.

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