24 Luglio Lug 2017 1748 24 luglio 2017

Vulnerabile è bello

Secondo Monica Lewinsky esiste un nuovo modello maschile. Uomini che non si spaventano davanti alle loro emozioni. Come il Principe Harry, Brad Pitt e Jay Z che hanno imparato a raccontarsi a cuore aperto.

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La vulnerabilità maschile è la nuova frontiera del femminismo? O forse è solo una conquista che dovremmo augurare agli uomini, senza pensare a come potrebbe giovare alle donne? E ancora: vogliamo uomini che facciano pace con le proprie emozioni per vederli più simili a come la società ci rappresenta (lunatiche, vulnerabili, deboli) o per vederli semplicemente sereni? Reale interesse o inconscio meccanismo di difesa? È quello che verrebbe da chiedersi leggendo l’intervento di Monica Lewinsky sulle pagine di Vanity Fair US, uscito il 19 luglio e subito rimbalzato su moltissimi siti americani e inglesi.
Del resto, lo aveva già detto Emma Watson nel suo famoso discorso alle Nazioni Unite del 2014, He for she: sia gli uomini che le donne dovrebbero sentirsi liberi di essere sensibili tanto quanto di essere forti. Se i primi non dovessero essere aggressivi per essere accettati, le seconde non dovrebbero temerne l’aggressività, aveva dichiarato l'attrice. Se la realizzazione maschile non passasse per le posizioni di comando, forse loro non cercherebbero sempre il potere. Un’immagine utopica a cui aggiungere moltissimi 'se' e moltissimi 'ma', certo, però in parte vera.
La Lewinsky riprendere il sentiero battuto dalla Watson, e sceglie dei veri e propri 'casi di studio' per sancire questa nuova tendenza alla vulnerabilità maschile. Il Principe Harry, Brad Pitt e Jay Z, sarebbero loro i primi testimonial involontari di quello che la ex stagista della Casa Bianca si augura diventi un vero e proprio movimento. Alla becera mascolinità che nel 1998 l'aveva messa in croce ed esposta per il sex gate che la vedeva coinvolta con l'allora Presidente Clinton, Monica vuole sostituire un nuovo modello di uomo che non teme di ammettere i propri errori, le proprie difficoltà, le proprie dipendenze. «Vedere che alcune icone maschili sanno trasmettere un'idea autentica di sè in un'epoca in cui l'elite del potere di Washington ancora protegge la classica figura del macho, è una ventata di aria fresca e rigenerante», si legge nell'articolo. Ciascuno dei tre ha, a modo suo, rivelato un lato di sè che si è discostato molto dall'immagine che negli anni si erano costruiti su stampa e giornali.

IL PRINCIPE
Harry, la pecora nera della monarchia inglese, conosciuto per le sue uscite fuori luogo, una vita sopra le righe lontana dall'etichetta reale, ha rilasciato diverse interviste in cui ammetteva di aver avuto serie difficoltà a gestire la perdita della madre. Era solo un bambino quando Lady D. morì, e gli occhi di tutto il mondo erano puntati su di lui e il fratello William. Un dolore che ha cercato di nascondere a sè stesso e agli altri per circa vent'anni e con cui non è mai riuscito a convivere serenamente, con le conseguenze sbattute sulle prime pagine di tutti i giornali. La Lewinsky li definisce «anni di puro caos», di cui il secondogenito di Diana e Carlo si è reso conto solo con l'aiuto del fratello. Come ha dichiarato: «Quando avevo circa di 25 anni ho iniziato a farmi delle domande, da lì è iniziata la mia ricerca. Sentivo il bisogno di porre rimedio agli errori che stavo facendo». Una confessione che ha «inorridito» i membri più anziani della Royal family, ma che secondo l'opinionista serve per avvicinare i più giovani ai loro sudditi: «È chiaro che per la Gen Z questa trasparenza di emozioni è la via da seguire, quello che permette a Harry, William e Kate, più realistici dei loro predecessori, di entrare in contatto con il moderno pubblico inglese».

L'ATTORE
Il rubacuori per eccellenza, icona del moderno cinema americano, non ha certo passato un facile periodo dopo il divorzio dalla moglie Angelina Jolie. Le sue difficoltà con l'alcool e nella gestione della rabbia, motivo per cui la Jolie aveva chiesto l'affidamento esclusivo dei figli, hanno incrinato l'immagine di uomo tutto di un pezzo che lo aveva sempre caratterizzato. Una frattura che forse, alla fine, gli ha però giovato: «Ho di nuovo il controllo delle mie emozioni ora. Penso che sia una sfida importante per tutti: puoi provare a nasconderle per tutta la vita, oppure decidi di averci a che fare e cresci» ha dichiato l'attore di Fight Club in un'intervista a GQ. Anche in lui, la Lewinsky vede un esempio da seguire e non da ridicolizzare come hanno fatto alcuni giornalisti. Essere un «vero uomo» non significa più non avere paura di fare a botte a mani nude, ma non avere più paura di riconoscere i propri errori.

IL RAPPER
Il rap, secondo molti, è cosa da maschi. Questo dovrebbe renderlo a priori sessista, omofobo e aggressivo? Non proprio. O meglio, non più, dopo che Jay Z ha usato il suo nuovo album 4:44 per fare pubblica ammenda e ammettere il tradimento che nel 2014 aveva incrinato il matrimonio con Beyoncè. L'immagine di lui che riceveva uno schiaffo da parte della cognata Solange aveva fatto il giro del mondo, ma nessuno ne aveva mai scoperto il motivo. Almeno fino a quando, nell'aprile 2016, la cantante di Single ladies non aveva rilasciato un album al vetriolo in cui confessava senza vergogna di essere stata tradita. Per mesi, il mondo ha conosciuto solo una versione della storia: mentre Beyoncè conquistava fan e critica, il marito ha continuato a tenere un basso profilo, non rispondendo in alcun modo alle accuse che gli venivano mosse. Alla fine, ha parlato, o meglio, cantato anche lui, e lo ha fatto scrivendo il suo disco più intimo e personale. Oltre al tradimento, riconosce di aver causato moltissimo dolore alla sua compagna. Un dolore che ha causato a Beyoncè due aborti spontanei e di cui il rapper si è dichiarato responsabile.

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