Femminicidio

Femminicidio

7 Luglio Lug 2017 1405 07 luglio 2017

«Orfani tre volte»

La commissione Giustizia del Senato ha bloccato l'iter rapido del ddl per tutelare i figli dei femminicidi. Ma perché? Ne abbiamo parlato con Anna Maria Busia, la 'madre' del testo.

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Per una volta che a Montecitorio tutti erano d’accordo, la commissione Giustizia del Senato ha deciso di bloccare il disegno di legge per tutelare gli orfani dei femminicidi. Una manovra che non ha convinto fino in fondo i senatori di Forza Italia, Lega Nord e Grandi autonomie e libertà (centrodestra). E hanno posto il veto: niente iter rapido, quindi. Ma c’è qualcosa che non quadra: alla Camera, il partito di Silvio Berlusconi non aveva avuto dubbi e aveva dato l’ok all’approvazione veloce del ddl.

E non finisce qui. La deputata azzurra Mara Carfagna ha pubblicato una nota qualche ora dopo lo stop in commissione Giustizia: «Non condividiamo la decisione dei nostri colleghi al Senato, ma essendo certi che siano in buona fede, riteniamo che le loro obiezioni vadano considerate e approfondite, per poi procedere ad una rapida approvazione della legge. Ci sono le condizioni per fare presto e anche bene. Una legge di cui tutti, in primis noi che l'abbiamo migliorata ed implementata, sentiamo la necessità», ha scritto la parlamentare in un breve passaggio del documento.
Qualcosa è andato storto. Sì, ma cosa? Mistero. Ne abbiamo parlato con l’avvocato Anna Maria Busia, responsabile giustizia di Centro democratico, che ha pensato e scritto di suo pugno il disegno di legge.

L'avvocato Anna Maria Busia

DOMANDA: Cosa è successo in Senato?
RISPOSTA: Credo che si tratti di una strumentalizzazione, portata avanti con argomenti privi di significato. In pratica, è una polemica contro il centrosinistra che, secondo il centrodestra, vorrebbe parificare gli orfani che sono nati in circostanza di matrimonio con quelli che riguardano coppie di fatto, unioni civili e simili.
D: Il senatore Nitto Palma (Forza Italia) ha parlato anche di errori tecnici.
R: Non capisco a cosa faccia riferimento, visto che la legge è stata ben analizzata in tutte le sue parti in Commissione alla Camera e poi durante la discussione in Aula, con un voto unanime. Io sono quella che materialmente l’ha scritta e l’ha pensata: sono ben consapevole che non ci sono errori tecnici. Sono stati curati tutti gli aspetti, anche di compatibilità costituzionale. Quindi, credo proprio che si tratti di una strumentalizzazione inspiegabile che rappresenta il peggio della politica. Ma il centrodestra si è accorto dell'effetto boomerang e ha fatto dei passi indietro che definirei imbarazzanti.
D: In che senso?
R: Stamattina ho letto una nota di attacco alla ministra Boschi che è intervenuta sul punto. Addirittura Brunetta ha detto: «La legge è nostra». Me lo lasci dire: siamo arrivati al delirio. Per fortuna parlano le carte: l'apporto che ha dato Forza Italia, forse, è stato di un emendamento e di un contributo nel corso della discussione, al massimo. La legge non è nata in casa Pd ma in quella del Centro democratico, tanto per intenderci.
D: Per Palma, si è trattato anche di un «confronto azzerato sulla sola logica dei numeri».
R: Ho letto le sue dichiarazioni e veramente continuo a non capire le vere ragioni. È una tattica? Un gioco politico? Sono senza parole. Davanti a una questione importante come questa, che ha trovato l'accordo di tutti, dopo le tante discussioni dentro e fuori dall'Aula, esaltata nella sua importanza come immagine di politica 'bella e alta', non si capisce cosa sia accaduto. Sono decisioni che ricadono sulle spalle di questi orfani speciali. Orfani due volte, anzi, tre volte: in questo caso, abbandonati pure dallo Stato o, meglio, da chi dovrebbe rappresentare lo Stato.
D: Perché il disegno di legge ha la massima urgenza?
R: Il testo è importantissimo perché le 1.630 vittime hanno necessità di un aiuto. Si trovano in una condizione veramente particolare: non soltanto hanno perso un genitore per mano dell'altro ma sono anche costretti a vivere in una condizione di forte disagio psicologico e materiale. Perché l'assistenza legale, purtroppo, in un sistema come il nostro, rivolto soprattutto al reo piuttosto che alle vittime da reato, li mette in difficoltà. È normale che un omicida debba essere dichiarato indegno a succedere altrimenti può accedere al patrimonio del coniuge che ha ucciso? È normale che un assassino percepisca la pensione di reversibilità della persona che ha ammazzato? È normale che in un Paese si debba arrivare a questo? È normale che una ragazza come Vanessa Mele arrivi a vedersi assegnata la residenza familiare dopo 17 anni di processi? Questo è accaduto perché non ci sono automatismi. Nel nostro sistema le vittime da reato non sono tutelate. Questa è una legge di civiltà giuridica, innanzitutto.
D: Quali sono i punti più importanti del testo?
R: La tutela delle vittime con il patrocinio a spese dello Stato degli orfani speciali: i procedimenti penali e civili devono essere garantiti e gratuiti, come succede per le vittime di stalking. Un altro tema è il sequestro dei beni dell'omicida che si trasforma in confisca nel momento in cui la sentenza passa in giudicato. E ancora: l'impossibilità di ricevere la pensione di reversibilità per l'assassino. C'è anche il discorso dell'indennità a succedere per gli orfani: deve essere dichiarata automaticamente nel momento in cui c'è una sentenza passata in giudicato per evitare che la vicenda processuale possa durare anche 20 anni come nel caso emblematico di Vanessa.
D: Cosa si aspetta dopo l'approvazione della legge?
R: Spero che quanto detto prima si possa applicare immediatamente, anche nei processi in corso. Mi auguro che ci sia anche un'assistenza psicologica perché finora gli orfani speciali sono stati affidati ai servizi sociali o territoriali ma non esistono figure professionali capaci di aiutarli.
D: Secondo lei, l'ok definitivo è vicino?
R: Io spero di sì. Dopo l'azione in commissione Giustizia, mi auguro che ci sia un ripensamento e un intervento per arrivare all'approvazione finale.

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