Femminicidio

Femminicidio

22 Giugno Giu 2017 1307 22 giugno 2017

Caro governo, vederci morire non ti basta?

L'ennesima vittima inascoltata. Ester Pasqualoni è stata uccisa dallo stalker che la tormentava da 10 anni. Lo aveva già denunciato due volte ma entrambe le querele erano state archiviate.

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ambulanza

Si è suicidato il presunto assassino di Ester Pasqualoni, la donna che il 21 giugno è stata uccisa a Sant’Omero (Teramo), dallo stalker che la tormentava da 10 anni; lei lo aveva già denunciato due volte alle forze dell’ordine ma entrambe le querele erano state archiviate. Un iniziale divieto di avvicinamento era stato revocato.

Erano circa le 16 ed Ester aveva appena finito il turno in ospedale dove lavorava come oncologa; giunta al parcheggio è stata aggredita con un coltello ed è morta in una pozza di sangue per le ferite riportate al torace e alla gola. Il suo volto era così sfigurato che i colleghi intervenuti non l’hanno nemmeno riconosciuta subito. La sua avvocata ha raccontato che Ester aveva conosciuto quell’uomo perché figlio di un suo ex paziente e da allora lui la perseguitava in maniera ossessiva con pedinamenti e minacce. L’Ansa riporta che un investigatore avrebbe subito ammesso: «Abbiamo idea di chi possa essere l’omicida e lo stiamo cercando», frase insopportabile ora che Ester è morta. Ci si chiede come sia possibile che le sue denunce fossero state archiviate. Che con una legge sullo stalking non si sia potuto investigare ed intervenire per tutelare l’incolumità di una persona oggettivamente in pericolo.

È di pochi giorni fa la sentenza che a Messina ha riconosciuto la responsabilità dei due magistrati che non hanno considerato con la dovuta attenzione le 12 denunce presentate da Marianna Manduca, successivamente uccisa dal marito Saverio Nolfo. Nessun provvedimento fu preso nei confronti di quest’uomo che ripetutamente picchiava e minacciava la moglie, e ora di questa negligenza i magistrati dovranno rispondere. La sentenza su Messina è importante perché apre la strada ad altre richieste di assunzione di responsabilità istituzionali nel sottovalutare i fattori di rischio e nel minimizzare le denunce delle donne, talvolta mettendone in dubbio la credibilità. Ma poco ci consola in questo momento sperare di rendere a Ester un po’ di giustizia così come poco ci consola che il suo assassino si sia ucciso. Ester è morta, e come tante altre volte la sua è stata una fine annunciata. Ne scriviamo in continuazione eppure il governo sembra sordo e indifferente, gli appelli rimangono inascoltati e ogni volta che una donna muore la rabbia cresce perché ci lasciate sole.

Quante Ester ci sono in questo momento in pericolo, inascoltate, rimandate a casa con qualche buona parola? Abbiamo un governo con ampia presenza femminile eppure nulla cambia, si lavora su dettagli discutibili e non sulla sostanza, sulla piena applicazione della convenzione di Istanbul. È dal giugno 2013 che l’Italia non ha una ministra delle pari opportunità. Mi rivolgo al premier Gentiloni, a Maria Elena Boschi che ha la delega alle pari opportunità, al ministro della giustizia Orlando: che dobbiamo fare per avere la vostra attenzione visto che non serve nemmeno morire?

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