19 Giugno Giu 2017 1505 19 giugno 2017

Una moschea senza veli (integrali)

A Berlino l'attivista di origini turche Seyran Ates ha inaugurato un luogo di culto islamico aperto a tutti. Vietato l'ingresso solo a chi indossa niqab e burqa. L'altra grande novità è l'imam donna,un venerdì su due.

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Seyran Ates

Sulla destra, Seyran Ates

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Quella fondata da Seyran Ates a Berlino nel quartiere di Moabit, e inaugurata il 16 giugno, è una moschea sui generis: è il primo luogo di culto musulmano che accoglie tutti (o quasi) in Germania. Come ha spiegato a Der Spiegel l'avvocata femminista di origini turche, la moschea è infatti aperta «uomini e donne anche senza velo, eterosessuali e gay, sunniti, sciiti e non musulmani». Non possono però entrare le donne in niqab e burqa, perché «il velo integrale non ha nulla a che fare con la religione, è una dichiarazione politica». La Ates ha precisato inoltre che la decisione è stata presa anche per questioni di sicurezza. Insomma, la prima 'moschea liberale' di cui si abbia notizia è anche la prima a bandire il velo integrale.

TUTTI INSIEME VERSO LA MECCA
Per un divieto che colpisce le fedeli, sul fronte femminile ci sono però altre grosse aperture. Se il Corano non proibisce esplicitamente a uomini e donne di pregare insieme inginocchiati in moschea, per consuetudine alle donne viene riservato uno spazio separato. Nella moschea Rushd-Goethe (che prende il nome dal filosofo islamico Ibn Rushd, conosciuto come Averroé, e dallo scrittore tedesco Johann Wolfgang von Goethe), possono invece pregare insieme, gli uni a fianco delle altre. Non solo: nella moschea voluta da Seyran Ates la preghiera, un venerdì sì e uno no, a guidare la preghiera è un imam donna: Ani Zonneveld, arrivata dagli Stati Uniti e fondatrice di Muslims for Progressive Values, organizzazione che da 10 anni si batte per un Islam più inclusivo e progressista.

UNA MUSULMANA CONTRO
Nata a Istanbul il 20 aprile 1963 da madre turca e padre curdo, Seyran Ates si è trasferita con la famiglia in Germania quando aveva sei anni. Musulmana sunnita, fin da giovane ha iniziato a interessarsi a temi come integrazione e disuguaglianze di genere: è andata a vivere da sola a 17 anni e a 20 ha pubblicato il libro autobiografico Wo gehören wir hin? ('A chi apparteniamo?'), affiancando l'impegno di attivista agli studi in legge all'Università libera di Berlino. Nel 1984, mentre stava lavorando a Kreuzberg in un centro di consulenza per le donne provenienti dalla Turchia, è stata vittima di un attentato e, colpita al collo da un proiettile, è stata costretta anche a interrompere gli studi. Li ha ripresi nel 1990, terminandoli poi sette anni dopo. Come racconta sul suo sito, nel corso degli anni si è fatta tanti nemici. Soprattutto tra i musulmani, viste le sue posizioni 'occidentali' nei confronti di matrimoni forzati e precoci, mutilazioni genitali femminili, delitti d'onore e immigrazione. D'altro canto, c'è chi la taccia di incoerenza perché continua a essere una devota musulmana nonostante lei stessa ritenga l'Islam una religione fortemente misogina. Più volte nell'occhio del ciclone, nel 2006 ha deciso di chiudere il suo studio legale dopo aver ricevuto minacce di morte, temendo anche per la vita della figlia, nata nel 2004 (è una madre single). Lo ha riaperto poi nel 2012, per dare assistenza legale alle donne. Adesso questa nuova sfida, con la moschea Rushd-Goethe.

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