16 Giugno Giu 2017 1836 16 giugno 2017

«Giudice a un talent? Perché no»

Ama il romanticismo e la nostalgia. Non si considera pessimista, ma 'piediterrista'. E non si prende sul serio. Cantautore dallo stile musicale ricercato, a tu per tu con Giuseppe Preveri, in arte Dente.

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È in tour tutta l'estate con un nuovo live-set che ripercorre la sua ricca discografia, tra vecchi e nuovi brani. Giuseppe Preveri, in arte Dente, - soprannome che gli diede suo zio quando aveva 13 anni -, è uno dei più originali e apprezzati cantautori italiani. Dallo stile musicale unico, essenziale e ricercato, da sempre sperimenta in assoluta libertà attingendo dalla tradizione dei grandi artisti dagli Anni ‘60 in poi. «Il più grande rimane Sergio Endrigo. Non è stato ancora superato, nonostante siano state fatte cose eccezionali anche negli anni successivi. Ho pescato anche là in fondo, da quel periodo che non ho vissuto ma che tanto mi piace» confessa a LetteraDonna. Dopo l’uscita del suo fortunato ultimo album Canzoni per metà, scritto, arrangiato e suonato da lui, torna sul palco il 16 giugno in concerto al Biografilm Park di Bologna. Per raccontare storie semplici, tra amori, delusioni e disillusioni come nel nuovo singolo Cosa devo fare, dove il pop si fonde con ritmi reggae e la melodia cinematografica di un vecchio carillon.

DOMANDA: Nel suo album Canzoni per metà sono contenuti brani un po’ particolari che sembrano incompiuti ma non lo sono, come mai questa scelta?
RISPOSTA: Era un’idea che avevo in mente da tanto tempo ed è diventata realtà. Volevo fare un disco con queste canzoni un po’ monche, particolari e diversamente pop, che vanno al di là della forma tradizionale. L’ho fatto per uscire dalla struttura della canzone che è maggiormente fruibile da un pubblico più ampio. Per fare cose diverse, nuove, e divertirmi di più.
D: Miscela diversi generi, ma la sua identità resta sempre e solo pop?
R: Se si intende 'pop' in una accezione positiva - quindi come musica popolare - sì. Mi piace e non voglio cambiare. Ma amo fare anche altro, come nell’ultimo disco, che sta nel mezzo. È stata una sfida. E poi mi diverte anche giocare con dei linguaggi che non sono propriamente 'popolari'.
D: Più di 10 anni di carriera alle spalle, e tante sperimentazioni, influenze, collaborazioni e tentativi che la differenziano dagli altri. Come si rigenera, ispira e reinventa ogni volta?
R: In realtà cerco di stare in piedi, prima di tutto. Di stupirmi e di fare delle cose che mi entusiasmino e stimolino, che mi tengano vivo, prima di andare a cercare quello che funziona o adattarmi all’ambiente circostante. Magari anche al di fuori della musica, nel mio privato.
D: Ci può fare un esempio?
R: Mi riferisco ad eventi personali che ti muovono delle rotelle interiori e ti permettono di scrivere determinati testi, come mi è capitato ultimamente. E poi sto dipingendo, non sto realizzando quadri, ma qualcosa del genere.
D: Ha sempre sentito tantissima musica?
R:
Sì, già prima di iniziare a suonare ero molto appassionato. Il punk, in gioventù. I capisaldi, quelli che non sono passati attraverso le maglie del tempo, sono due cantautori giganteschi: Neil Young e Tom Waits. Sono rimasti relegati alla mia epoca personale, me li sono portati da ragazzino dietro fino ad oggi. Mentre il punk non ha superato la prova del tempo.
D: Le piacciono sempre le canzoni con i finali tristi?
R:
Sì, direi di sì.
D: Si considera un pessimista?
R: Mi ritengo un realista. O forse sto in mezzo. Anzi, sono un 'piediperterrista'.
D: Però è anche un romantico.
R:
Sì, il romanticismo e la nostalgia mi toccano profondamente. Come tutti i sentimenti che vanno a smuovere delle corde.
D: Crede che si possa vivere senza amore?
R: Sempre per il mio pragmatismo credo che il genere umano non sarebbe mai arrivato fino a qui senza amore, si sarebbe già estinto molto tempo fa.
D: Sul palco sembra una persona molto autoironica, che si prende poco sul serio, che quasi si sminuisce. Quanto crede in se stesso?
R: Ho sempre avuto una forte autodifesa, per salvarmi. Aiutata dall’autoironia. Non mi prendo mai troppo sul serio e non mi piacciono le persone che lo fanno. Quelle che dicono: «Io sono un artista, io faccio questo», mi puzzano di finto. Mi ritengo un essere umano che ha delle idee, una sensibilità e ho la fortuna di poterle esprimere con la musica.
D: Come reagisce se le dicono che molte sue canzoni sembrano delle Ninna Nanna?
R: Ognuno è libero di commentare come vuole. Sicuramente alcune canzoni sono molto più comode per addormentarsi, piuttosto che svegliarsi. Non ho mai avuto un piglio heavy metal (ride, ndr).
D: Se le offrissero un posto da giudice in un talent i suoi fan glielo perdonerebbero?
R: Non credo che ci sia nulla da perdonare. Ognuno nella vita fa le sue scelte. Per me non è neanche una cosa così orribile se parallelamente si continuano a fare cose di qualità. Se, invece, vai a fare un talent, o a presentare, e fai qualcosa che esula dal tuo mestiere di cantante e da quel momento in poi fai altro, allora i fan pensano che tu sia stato portato via in qualche modo dalla televisione o da chi per lei.
D: Potrebbe accettare di partecipare, allora?
R: Perché no. Per adesso non è arrivata nessuna offerta. Non devo cimentarmi con questo dubbio amletico (ride, ndr).
D: Ha collaborato con molti artisti, tra cui Mengoni, per il testo del brano Mangialanima. Bisserà?
R: Se me lo dovesse chiedere di nuovo, certamente sì. Non sono andato io a bussare alla porta di Mengoni.
D: Suonerà a Bologna per il Biografilm. Le hanno mai detto che la sua musica è praticamente perfetta per accompagnare le storie sul grande schermo?
R: Vorrei che molti la pensassero così, soprattutto i produttori cinematografici. Anche io credo che le mie canzoni potrebbero stare molto bene dentro a dei film, e in effetti alcune sono finite nelle colonne sonore di due lungometraggi, uno italiano e l’altro francese. Tecnicamente si dice sincronizzare, che è un termine orribile che usano gli editori. Mi piacerebbe farlo ancora.
D: Più in generale che rapporto ha con il cinema?
R: Mi piacciono molto i film cult, come nella letteratura. Leggo un romanzo classico e mi vedo un film con Tognazzi, invece di andare al cinema per l’ultimo film con Tom Cruise. Mi rendo conto che abbiamo un passato enorme di cose meravigliose e a volte penso che non riuscirò in una vita sola a riuscire a vedere, sentire e leggere tutto. E mi viene un po’ di angoscia.
D: Ha lanciato Curriculum in un modo insolito ed originale: il 13 settembre 2016 ha realizzato 13 diversi video in 12 ore in diretta Facebook, da mezzogiorno a mezzanotte, in una lunga maratona per le strade di Milano. È lei la mente unica di tutta questa esplosiva creatività?
R: L’abbiamo pensata io e il regista Francesco Imperato. All’inizio volevamo fare un video normale, cercavamo delle location. Avevamo un’idea poi, parlando, ci siamo chiesti perché non usare la diretta Facebook? E da lì ci siamo messi a realizzarla abbandonando l’idea del video complicato e costoso. Ed è stato molto più divertente.
D: Ha anche pubblicato il libro Favole per bambini molto stanchi, che ha raggiunto in pochi mesi la quinta ristampa. Sta scrivendo ora?
R: Per ora no. Ho il grande sogno del cantante italiano di scrivere un romanzo. Mi piacerebbe, ed è anche quello che gli editori vogliono e preferiscono. Adesso non ho il tempo ma è un’altra idea messa in un cassetto, da aprire. Sto scrivendo canzoni per il nuovo disco che uscirà l’anno prossimo. Dalla prossima settimana cominciamo a lavorarci seriamente in studio.

Date:
16 giugno / Bologna - Biografilm
17 giugno / Bergamo - Lazzaretto
28 giugno / Padova - Sherwood Festival
30 giugno / Firenze - Pride Park
01 luglio / Bra (CN) - Artico Festival
09 luglio / Roma - Villa Ada Roma Incontra Il Mondo
22 luglio / Treviso - Suoni di Marca
27 luglio / Vialfré (TO) - Apolide Festival
06 agosto / Scicli (RG) - Villa Penna
07 agosto / Siracusa - Rock the Targia (cantine Pupillo)
12 agosto / Brescia - Festa di Radio Onda d'Urto
20 agosto / Sant'Elpidio a mare (FM) - Mayday Festival

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