15 Giugno Giu 2017 1500 15 giugno 2017

«Quanto mi somiglia Giovanni!»

Il suo personaggio in 'Tutto può succedere' ha un debole per Ambra, mentre Daniele Mariani ce l'ha (artisticamente) per Matilda De Angelis, l'attrice che la interpreta. Ecco cosa ci ha raccontato.

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daniele mariani

Interpretare un personaggio non è mai facile per un attore ma Daniele Mariani è riuscito a vestire perfettamente i panni di Giovanni in Tutto può succedere, adattamento italiano della serie tivù Parenthood. Si tratta di una grande opportunità per l'attore romano, classe 1989, arrivato alla fiction di RaiUno dopo tanti cortometraggi e il diploma preso al prestigioso Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Ma Mariani non ha smesso di studiare. «Non devi mai perdere il ritmo. E quando inizi un nuovo progetto devi distruggere l’ego che hai costruito nel tempo e apportare al nuovo lavoro originalità e nessun tipo di autocompiacimento», ci racconta a poche ore dalla messa in onda della puntata settimanale. Ottenere la parte non è stato facile: sono serviti tre provini: «Dal primo all'ultimo sono passati due mesi, non puoi immaginare lo stress!».

DOMANDA: Come si è preparato per questo ruolo?
RISPOSTA: Sono stato molto fortunato perché Giovanni in molti aspetti si avvicina alla mia personalità e alla mia vita. È appassionato di musica, come me. Ha un debole per Ambra (interpretata da Matilda De Angelis, ndr) come sarebbe potuto succedere a me e poi ha rischiato la vita in un incidente, come è successo anche a me qualche anno fa. Il lavoro è stato di personalizzazione: ho semplicemente reagito agli eventi come se fossero successi a me.
D: Giovanni ha lasciato Ambra, e ora?
R: Non sono uscito ancora del tutto di scena. Ritornerò prima della fine della seconda stagione. Tutto lascia presupporre che il mio personaggio possa essere presente anche nella terza. Ma non so dare nessuna certezza perché non lo so neanche io.
D: Come è stato entrare nella grande famiglia Ferraro?
R: Mi hanno accolto da subito come se fossi uno di loro. È stato molto bello. Dopo anni di scuola di recitazione e di formazione approdare in un set di professionisti del loro calibro è stato un sogno. Non potevo chiedere di più!
D: Come si è trovato sul set?
R: Lavorare con Lucio Pellegrini significa crescere perché è un regista con punti di vista mai scontati e senza schemi prestabiliti. Riesce ad entrare in contatto con gli attori con una facilità disarmante. È aperto a qualsiasi proposta e ti lascia carta bianca. Con un’elasticità del genere non puoi far altro che lavorare bene. Maya Sansa, invece, è un mostro sacro del cinema. È molto professionale, carismatica e ti mette subito a tuo agio. Mi porterò sempre dentro le scene che abbiamo girato insieme. Matilda poi è un vulcano, bravissima e piena di risorse. È un’artista polivalente: recita, canta e suona.
D: Quando ha deciso di fare l’attore?
R: A 21 anni anche se si trattava di un desiderio che avevo in testa da molto. Penso di averlo sempre saputo. Ero appassionato di cinema, teatro e musica. I miei genitori gestivano una discoteca dove passavo le nottate: c’era un direttore artistico molto bravo che sapeva fondere perfettamente musica, scenografie, ballerini e attori con tanti colpi di scena. Quel 'circo' mi ha fatto diventare dipendente dallo show e mi ha spinto verso quella direzione.
D: Quali sono le principali difficoltà che si incontrano nell'intraprendere questo percorso?
R: Le risposte dopo i provini: le lunghe attese che vanno da qualche settimana a qualche mese. In quei momenti interminabili, l’unica cosa da fare è mantenersi allenati.
D: In che modo?
R: Leggere tantissimo perché mantiene l’immaginazione vivida e allenata, guardare film, recitare qualsiasi cosa. Io mi ritrovo da solo a interpretare dai testi classici fino ai film usciti in sala una settimana fa. Mi registro le battute del partner di scena e poi recito da solo con botta e risposta.
D: Quale è l'errore più grande che può fare un attore?
R: È di non auto stimolarsi giorno dopo giorno, di non trovare la forza di alzarsi dal divano e misurarsi con una scena che non vedrà mai nessuno perché in salotto sei solo.
D: Ci sono delle figure che hanno influenzato il suo percorso artistico?
R: Sì, tantissime e continuano a uscirne fuori delle nuove. Da bambino non ti chiedi neanche il nome di un regista di un film che ti ha colpito. Ma poi scopri che Jack Nicholson senza Stanley Kubrick e Robert De Niro senza Martin Scorsese non sarebbero gli stessi. Oggi questo matrimonio perfetto lo ritrovo in Paolo Sorrentino con Toni Servillo. Li ritengo comunque geniali anche presi individualmente.
D: Quale parte sogna di fare sul palco di un teatro o al cinema?
R: Non ce ne è uno in particolare. Vedo il macellaio di Daniel Day-Lewis in Gangs of New York e sogno di fare il cattivo. Guardo il generale cieco di Al Pacino in Profumo di donna e voglio affrontare la disabilità. Oppure Tootsie di Dustin Hoffman e voglio vestirmi da donna. Non esiste un ruolo ma tanti riferimenti. Sogno solo di riuscire a realizzare un centesimo di quello che hanno fatto questi extraterrestri.
D: Farà parte del cast di Principe Libero, biopic diretto da Luca Facchini che racconta la storia di Fabrizio De André, interpretato da Luca Marinelli. Com'è stato lavorare con lui?
R:
 Anche se interpreto un piccolo ruolo sono riuscito a conoscerlo. Lo ammiravo già: lui è un camaleonte che si diversifica ogni volta. All'inizio mi sono sentito in soggezione, per quanto lui sia molto alla mano. Ma una volta rotto il ghiaccio, tutto riesce con semplicità. Ed è quella la forza dei grandi che fa sembrare elementare qualcosa di difficile.
D: La sceneggiatura è stata affidata ai due autori di Non Essere Cattivo. Lo aveva visto?
R: Sì, mi fa impazzire il cinema d’autore italiano. Claudio Caligari ha fatto pochi film purtroppo, ma che resteranno nella storia del cinema. È stato un pioniere del cinema di qualità, si è sempre battuto senza piegarsi a determinate scelte, legate ad un ritorno economico. Per me è un esempio.

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