14 Giugno Giu 2017 1150 14 giugno 2017

Ma come fa a far tutto?

Atleta paralimpica, ballerina in tivù, scrittrice e adesso anche attrice. Ma attenzione, non chiamatela «Wonder Woman». A tu per tu con Giusy Versace a poche ore dal suo debutto teatrale.

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giusy versace

Il suo motto è: «Ieri è il passato, domani è il mistero, oggi il dono». Dopo il terribile incidente automobilistico che le ha fatto perdere le gambe, la seconda vita di Giusy Versace è un nuova grande opportunità. Dopo il successo del libro autobiografico Con la testa e con il cuore si va ovunque per la campionessa paraolimpica, vincitrice di Ballando Con Le Stelle, si apre il sipario dei teatri italiani. Accompagnata dal ballerino Raimondo Todaro, con il quale vinse nel 2014 la decima edizione del programma di RaiUno, e dal cantante pop Daniele Stefani, è pronta a debuttare il 14 giugno al Manzoni di Milano. In scena la sua vita in uno spettacolo diretto dal regista Edoardo Sylos Labini. L'incasso delle date, in autunno previste a Venezia, Firenze, Bologna, Roma e Norcia, è devoluto alla Onlus Disabili No Limits di cui è anche presidente. «Raccogliamo fondi per promuovere lo sport e per regalare protesi, sedie a rotelle, ausili altamente tecnologici che la scienza ha messo a disposizione ma che lo Stato oggi non dà. Per alcuni fare sport è quasi un lusso, ed è la cosa che più mi fa arrabbiare. Lo sport dovrebbe essere un diritto di tutti», racconta a poche ore dal debutto a LetteraDonna. 

DOMANDA: Cosa l’ha spinta ad accettare questa nuova sfida?
RISPOSTA: Sono una che non si ferma mai. È stato casuale. Presentavo il mio libro ai ragazzi delle scuole nei teatri e ho notato che erano attenti e curiosi. Volevano capire. Poi un amico di Todaro ci ha messo a disposizione una sala chiedendoci di inventarci qualcosa e mi è venuta l’idea di portare la mia storia sul palco. Abbiamo abbinato la prosa al ballo. In seguito Edoardo Sylos Labini ha trasformato un gioco in qualcosa di speciale, realizzando un vero e proprio spettacolo.
D: Prima dell'incidente era consapevole di avere tutta la forza che ha dimostrato?
R: Ovviamente no. Ci si rende conto di averne solo in determinati momenti. Nessuno si dà il valore che uno poi effettivamente ha. Se 12 anni fa mi avessero raccontato che sarei stata coinvolta in un incidente, che mi sarei tirata fuori da sola dalla macchina e perso entrambe la gambe, non ci avrei mai creduto. Bisogna avere molto coraggio e fede altrimenti non ce la fai
D: Pensa mai di voler tornare indietro?
R: Si, ma sono consapevole che non è possibile. Ci ho riflettuto  molte volte, soprattutto i primi tempi, poi non me lo sono chiesto più. È inutile. Le persone credono che io sia una Wonder Woman, invece sono umana come tutti, con le mie debolezze e fragilità.
D: Cosa le ha insegnato tutto questo?
R: A dare valore alle tantissime cose che posso fare senza rimpiangere l’altra vita. Alla fine l’incidente mi ha fatto crescere e diventare quella che sono oggi. Se non avessi perso le gambe non avrei fondato una Onlus. Non avrei visto quello che ho visto. Magari per ognuno di noi esiste un disegno che non si può modificare. Puoi solo decidere di colorarlo o lasciarlo in bianco e nero.
D: Si dice che nei momenti più difficili si comprende davvero quanto siamo importanti per chi ci circonda. Ha avuto qualche delusione in questo senso?
R: Fortunatamente no, anzi ho avuto tante sorprese: mi sono state accanto persone sulle quali non avrei mai immaginato di poter contare. Ho scoperto di avere una famiglia estesa composta da colleghi, amici oltre che gente comune. Non mi hanno mai lasciata sola.

D: Cosa le ha dato conforto?
R: Ho avuto sempre una grande fede. Credere in Dio è un rifugio. Dopo l’incidente il mio credo è stato un grande aiuto ed ho visto questa nuova vita come un'opportunità.
D: Che sensazioni si provano quando si realizza che potrebbero essere gli ultimi istanti di vita?
R: La mia grande paura era  di non ricordare più nulla. Poi mi sono accorta che il cuore batteva ancora e che la mente funzionava. Non c'erano rabbia o rancore, ma solo la voglia di lottare per tornare ad essere la Giusy di prima.
D:Il suo rapporto con la femminilità dopo l'incidente è cambiato?
R: Sicuramente. All’inizio aver perso le gambe mi ha turbata perchè sono un'arma di seduzione per le donne. Con il tempo, sono diventata sempre più padrona di queste protesi. Ho imparato a scherzarci e a fregarmene, indossando leggings, stivali e tacchi. La femminilità è altro: è un sorriso, un gesto, uno sguardo.
D: Tornando a Ballando, cosa ha pensato della vittoria di Oney Tapia?
R: Ero sicura finisse così e sono contenta per lui. È un mio caro amico e compagno di atletica in nazionale. Ballavamo per intrattenere gli altri a Rio. Ha un grande equilibrio, oltre ad avere il ritmo nel sangue.
D: Il 20 maggio ha compiuto 40 anni, tempo di bilanci.
R: 
Non ne faccio: vivo alla giornata.
D:
 Quali sono i suoi progetti adesso?
R:  Ho in programma di godermi un po' la casa, dato che sono sempre in giro.

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