9 Giugno Giu 2017 1933 09 giugno 2017

«Io, tory italiano, credo in May»

Intervista a Chris Vinante, fondatore del Gruppo dei Conservatori italiani in Inghilterra. Che va controcorrente. E nella vittoria di Pirro della premier vede le premesse per un nuovo governo stabile.

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christian vinante

Aveva chiesto le elezioni anticipate per rafforzare la maggioranza e decidere più rapidamente sul fronte dei negoziati per l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. E invece il primo ministro britannico Theresa May, dopo il voto di giovedì che ha visto i Conservatori conquistare 318 seggi contro i 261 dei Laburisti e a fronte dei 326 necessari per la maggioranza in Parlamento, si trova costretta a raccogliere i cocci di una vittoria risicata che la costringerà a formare un governo di coalizione con il Dup, il partito degli unionisti Nord irlandesi che ha racimolato dieci seggi. Non il massimo, considerate le posizioni fondamentaliste del Dup in tema di aborto e diritti agli omosessuali e, soprattutto, quelle sulla Brexit, decisamente più soft rispetto a qualche tempo fa.

CHRIS VINANTE È OTTIMISTA
Mentre i media bacchettano la May, parlando addirittura di «umiliazione» (Bbc) per l’esito non entusiasmante del voto, c’è qualcuno in Gran Bretagna che ha invece una visione meno negativa dei risultati. Si tratta di Chris Vinante, musicista italiano residente nel Regno Unito da 15 anni e da due fondatore del Gruppo dei Conservatori italiani in Inghilterra. All’inizio erano in pochissimi, adesso gli attivisti operativi sono qualche decina, ma i simpatizzanti migliaia, al punto che il gruppo è diventato la terza minoranza etnica nel Paese impegnata politicamente a favore dei Tories dopo indiani e israeliani. Un riconoscimento arrivato anche grazie a eventi e iniziative promosse per tenere saldo il collegamento con il partito e i suoi valori. In questi giorni Vinante e i componenti del Gruppo hanno seguito la campagna elettorale e giovedì notte lo spoglio. Ma non sono poi così delusi, come molti suppongono.

DOMANDA: Signor Vinante, qual’è il suo primo commento sul voto?
RISPOSTA: Il risultato non è stato quello che ci si aspettava, questo è evidente, ma comunque abbiamo vinto e continueremo a governare. Possiamo parlare di una batosta guardando ai numeri, ma si tratta in ogni modo di una vittoria.
D: Secondo lei come si spiega questo risultato?
R: Probabilmente c’era una percezione sbagliata all’inizio, quando si è deciso di indire le elezioni anticipate, ma credo anche che siano cambiate parecchie cose durante le sei settimane della campagna elettorale. Jeremy Corbyn, in particolare, ha fatto una campagna decisa, prendendosi dei rischi. Ha avanzato promesse da laburista, inducendo nei cittadini l’idea di un albero dei gettoni d’oro a cui tutti potevano tendere la mano e la gente ci ha creduto. Ha promesso di ridurre le tasse, di alzare gli stipendi, di cancellare le spese per la mensa a scuola: idee che hanno fatto presa sulla gente, come sempre, anche se erano infondate. Come in passato, quando i laburisti hanno promesso di aumentare gli stipendi dei dipendenti degli ospedali e poi non avevano più i soldi per riparare i macchinari.
D: E sul fronte Tory com’è andata la campagna?
R: Ci sono stati dei problemi ed è stato detto. Ad esempio nel lancio del programma elettorale, si è fatta un po’ di confusione sugli stanziamenti per le case agli anziani. Poi si è fatta chiarezza, ma la gente aveva cominciato ad essere titubante anche per l’ostilità della stampa.
D: Ritiene che gli attacchi terroristici delle ultime settimane abbiano avuto qualche peso?
R: In realtà non credo che abbiano influenzato gli elettori. Anche perché da una parte c’erano le accuse alla May per aver tagliato del 20% le forze dell’ordine e dall’altra quelle a Corbyn per essersi sempre opposto a tutte le leggi che volevano controllare gli immigrati e porre regole ferree contro i terroristi. Entrambi avevano qualche elemento negativo in questo senso, anche se a mio parere le scelte di Corbyn sono state molto più dannose, mentre la May ha sì tagliato i fondi ma ha anche aumentato le telecamere, potenziato la cyber police e i servizi segreti.
D: Venendo al futuro, secondo lei si riuscirà a garantire ai cittadini un governo stabile?
R: Ne sono convinto. Anche perché, a conti fatti, dopo l’accordo con gli irlandesi i numeri dei Conservatori sono uguali a quelli che c’erano con il primo governo Cameron, che ha lavorato benissimo per cinque anni e avendo poi un successo incredibile alle elezioni.
D: Ma sul alcuni temi come ad esempio la Brexit, non si rischia di andare all’impasse visto che occorre mettere d’accordo due partiti diversi?
R: In passato gli unionisti Nord irlandesi hanno sostenuto la Brexit, anche se di recente il Dup ha avuto un’apertura un po’ più soft. In realtà non sappiamo ancora cosa accadrà e non possiamo fare previsioni. Certo, non è escluso che su alcuni aspetti questi dieci deputati possano avere idee divergenti e quindi creare delle difficoltà a livello di voto, ma è impossibile dirlo da adesso.
D: Altri motivi, invece, per essere soddisfatti?
R: Uno su tutti l'elezione di Alberto Costa, candidato di origine italiana che era già entrato in Parlamento e che ha ottenuto un risultato molto positivo nel collegio di Leicester prendendo un seggio. Per noi è un punto saldo, una grande rappresentanza anche per la nostra associazione cui fanno riferimento migliaia di persone, nonostante siamo nati soltanto due anni fa.

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