19 Maggio Mag 2017 1932 19 maggio 2017

Signora ministra, ma come si veste?

I genitori immigrati dal Marocco, la lunga carriera nell'esercito e poi l'ingresso in politica dopo il congedo. Ecco chi è Miri Regev, la politica israeliana che con l'abito indossato al Festival di Cannes ha scatenato polemiche nel mondo arabo.

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Si è presentata sul red carpet del Festival di Cannes indossando un vestito di Aviad Herman che, in basso, mostrava il panorama di Gerusalemme, con il Muro occidentale, la Torre di Davide, la Cupola della Roccia. Nel 50esimo anniversario della liberazione e unificazione di Israele, una dimostrazione di grande patriottismo da parte di Miri Regev, attuale ministra della Cultura e dello Sport. O una grave provocazione, secondo i palestinesi. Che sui social si sono sbizzarriti con fotomontaggi dal dubbio gusto. Questioni di punto di vista: di sicuro, Miri Regev voleva attirare l'attenzione e c'è riuscita. Ecco chi è la ministra che sulla Croisette ha sfoggiato l'abito della discordia.

A LUNGO NELL'ESERCITO
Nata il 26 maggio 1965 a Kiryat Gat in una famiglia ebrea emigrata dal Marocco in Israele, Miriam Siboni (questo il cognome da nubile) ha alle spalle una lunga carriera nell'esercito, iniziata quando nel 1983 ha partecipato al Gadna, il programma militare israeliano che prepara i giovani alla leva obbligatoria. Nell'esercito è arrivata a raggiungere il grado di generale di brigata, assumendo anche l'incarico di portavoce delle Forze di Difesa di Israele e di responsabile della censura militare.

Con Benjamin Netanyahu.

DAL 2008 IN POLITICA
Dopo il congedo, nel 2008 si è unita al Likud, il partito nazionalista di Benjamin Netanyahu, e l'anno successivo è stata eletta al Knesset, il parlamento israeliano. Confermata per un altro mandato nel 2015, nel nuovo governo è stata nominata ministra della Cultura e dello Sport. A suo agio negli scenari di guerra, nel corso degli anni Miri Regev ha messo nel mirino diversi obiettivi. Nel 2012, ad esempio, durante una manifestazione a Tel Aviv ha definito gli immigrati africani «un cancro nel corpo della nazione», scusandosi poco dopo. Nel 2016 ha invece attaccato gli «ipocriti, ingrati, complottisti, presuntuosi» artisti israeliani, che si erano lamentati perché aveva minacciato di cancellare le sovvenzioni a due teatri di Haifa: in uno recitavano bambini ebrei e palestinesi, nell'altro era in scena un'opera che parlava di un soldato israeliano ucciso da un palestinese. Nonostante la famiglia di origine molto conservatrice e le idee di destra, nessun problema con gay, lesbiche e trans: Miri Regev è infatti una grande supporter della comunità Lgbt e durante la lunga militanza nell'esercito si è schierata più volte in difesa dei diritti degli ufficiali omosessuali.

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