30 Aprile Apr 2017 1355 30 aprile 2017

«Non votatemi per la mia disabilità»

Campione paralimpico e fenomeno sulla pista. Oney Tapia ce l'ha fatta e ha conquistato il trofeo di Ballando con le stelle. A marzo 2017 ci aveva raccontato la sua storia. Ecco l'intervista.

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oney tapia veera kinnunen

«Voglio mandare un messaggio a tutti i ragazzi disabili e dimostrargli che nella vita tutto si può fare, basta avere voglia e impegnarsi». Oney Tapia, campione paraolimpico non vedente e primo in classifica a Ballando con le stelle, non è una persona abituata a buttarsi giù. Classe 1976, origini cubane e una determinazione che sta sorprendendo tutti, ha perso la vista nel 2011 in un incidente sul lavoro: «Mentre stavo abbattendo un albero di 50 metri, il tronco, piegato dal taglio, mi è caduto addosso. Mi ha colpito sul viso, all’altezza degli occhi, provocandomi lo scoppio di entrambi i bulbi oculari». Fu allora che decise di dedicarsi all'atletica leggera. Nel 2016 agli Europei ha vinto la medaglia d'oro e alle Olimpiadi di Rio De Janeiro quella d'argento. Sulla pista da ballo è talmente bravo da far dimenticare a tutti il suo handicap. «Bisogna sempre reagire e andare avanti. Non dobbiamo crearci delle barriere, ma con la forza, la disciplina e il sacrificio tutto si può realizzare», confessa a LetteraDonna. E le sue performance, che sono ormai entrate nella storia del talent show di Rai 1, hanno ottenuto dai giurati punteggi altissimi, le lacrime della 'cattivissima' Selvaggia Lucarelli, oltre che una standing ovation del pubblico in sala.

DOMANDA: Perché ha deciso di affrontare questa nuova avventura?
RISPOSTA: Per conoscere meglio me stesso e mettermi sempre in gioco. E poi mi piace moltissimo ballare.
D: Sapeva di essere un buon ballerino?
R: No. Sto scoprendo un’agilità, delle doti e delle capacità del mio corpo che non conoscevo. Sentivo di avere dei muscoli un po’ contratti e rigidi che, invece, si sono rivelati dinamici ed elastici. Sono contento. Sto ottenendo dei risultati positivi.
D: Che cosa prova sulla pista?
R: Armonia, amore e gusto per il ballo. Ma anche tanto divertimento.
D: Veera Kinnunen è un'insegnante severa?
R: La definirei molto esigente nella tecnica e precisa nella spiegazione dei passi. Spetta a me, in quanto allievo, recepire tutti i suoi insegnamenti. Per capire esattamente quali passi fare e come farli, percepisco con le mani i movimenti che Veera mi trasmette.
D: Come si trova con gli altri concorrenti?
R: Ho un buon rapporto con tutti, siamo un bel gruppo: compatto e unito. Sono contento. Sono delle persone in gamba, bravissime!
D: È riuscito a far piangere anche Selvaggia Lucarelli, ma quale giudice teme di più?
R: Nessuno. Loro fanno la loro parte e io la mia. Devono giudicare e mi spronano a concentrarmi di più, a ripassare e a imparare sempre meglio. E poi non sono così cattivi, anche loro hanno un cuore.
D: Quanto pensa che i giudici nella votazione tengano conto del suo handicap?
R: Non credo ne siano influenzati. Io non voglio che lo siano: sono una persona normale, come tutti gli altri. Per ballare non c’è bisogno di avere gli occhi. La disabilità non c’entra nulla.
D: Dove ha trovato la forza di rialzarsi, dopo l'incidente?
R: Questa forza è dentro di noi. È un’energia, una sensibilità che appartiene a tutti, dobbiamo solo metterla in pratica ogni giorno. Non dico che sia facile, ma è molto più difficile se non lo facciamo.
D: Che cosa provò quando le dissero che avrebbe perso la vista per sempre?
R: Quando ho avuto il trauma facciale e si è spenta la luce, ho capito subito che era successo qualcosa di grave. Poi, dopo la conferma del medico, mi sono detto: «Mi rifarò una nuova vita». Che altro potevo fare?
D: Quali sono state le difficoltà peggiori dopo aver perso la vista?
R: Il momento più brutto è all'inizio. Poi si accetta questa mancanza. Dopo, si deve solo reagire. Ho scoperto che il corpo agisce immediatamente in una situazione di sopravvivenza e mostra tutte le altre qualità che possiede. È una macchina perfetta.
D: Di Cuba, la sua terra, quali sono i ricordi che si porta nel cuore?
R: La solarità della mia bellissima terra, il sorriso e la felicità del mio popolo. Tutta la mia cultura.
D: Perché abbandonò Cuba?
R:
Non è stato un abbandono, mi sono spostato per conoscere il mondo, altre realtà e cultura. Per imparare qualcosa di nuovo.
D: Alla fine del 2016 è morto Fidel Castro, che cosa rappresentava per il suo Paese?

R: Tantissimo, mi ha dato praticamente tutto, grazie a lui ho potuto studiare. È stata una figura storica, il lìder maximo in tutto il mondo.
D: Che cosa farà dopo Ballando con le stelle?
R: Non lo so, si vedrà. Ora sono molto concentrato sull’oggi e sulla gara.
D: Lei è il grande favorito per la vittoria finale. Se non dovesse vincere, lei per chi fa il tifo?
R: Per tutti.

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