11 Aprile Apr 2017 1837 11 aprile 2017

Velo coatto

Un 38enne kosovaro è stato fermato dalla polizia per maltrattamenti sulla figlia che rifiutava di indossare l'hijab. È solo l'ultimo dei diversi episodi simili verificatisi di recente.

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hijab

«Il velo è un atto di fede volontario, non si può obbligare una moglie o una figlia a indossarlo». Così, Izzedin Elzir, presidente della maggiore organizzazione islamica italiana, ha spiegato in una recente intervista concessa a LetteraDonna il significato dell'hijab. Non sempre però, anche in Italia, questo 'approccio' viene rispettato all'interno delle famiglie: capita spesso che genitori di religione islamica maltrattino le figlie che rifiutano di coprirsi.

EVIDENTI SEGNI DI AGGRESSIONE SUL CORPO
L'ultimo caso riguarda una ragazzina residente nel senese. Suo padre, un kosovaro di 38 anni, è stato fermato dalla polizia per aver usato violenza nei confronti della minorenne, che rifiutava di indossare il velo, leggere il Corano e imparare l'arabo. A far scattare l'allarme sono stati i compagni di scuola e le professoresse della giovane che, notando segni di aggressione sul suo corpo, hanno deciso di chiamare i soccorsi. La ragazza è stata ricoverata e i medici hanno subito segnalato l'accaduto alla polizia. Secondo una nota della questura, la ragazza, che ora si trova in una struttura protetta, sarebbe cresciuta in un contesto familiare isolato ed estraneo alle normali condizioni di socialità: non poteva intrattenere alcun rapporto con i coetanei e doveva seguire le rigide imposizioni del padre «che ha aderito ai precetti più radicali della religione islamica». L'episodio è stato commentato all'Ansa dall'Imam di Perugia e di Colle Val d'Elsa, Abdel Qader: «Condanno fermamente episodi simili che non appartengono all'Islam. I bambini vanno trattati con affetto e amore. L'adolescenza è un momento particolare nella vita di ogni individuo e deve essere affrontato con ancora maggiore attenzione». Questo è solo l'ultimo dei diversi episodi che si sono verificati di recente.

RASATA DALLA MADRE
fine marzo ha fatto discutere il caso di una ragazza, originaria del Bangladesh, che a Bologna è stata rasata dalla madre per lo stesso motivo: voleva condurre una vita simile a quella dei suoi coetanei. E quindi vestire come loro, parlare con i ragazzi del sesso opposto, uscire con le sue amiche. Non le era permesso: doveva seguire quelli che la famiglia reputa «normali obblighi religiosi». E così il tentativo di segreta ribellione, scoperta e punita. I suoi sono stati denunciati per maltrattamenti e la giovane è stata portata in una struttura protetta.

IL VELO O LA FRUSTA
A Pavia, una 14enne marocchina è stata temporaneamente allontanata dai suoi. Veniva picchiata e frustata perché rifiutava di allinearsi ai valori della famiglia musulmana: vestiva e aveva un comportamento troppo 'occidentale'. La ragazza ha denunciato dopo essere finita in ospedale per contusioni multiple, con una prognosi di 31 giorni. I suoi si sono difesi dicendo di essere intervenuti per punire comportamenti negativi, come il rifiuto di andare a scuola, i ritardi nel rientrare a casa e un abbigliamento eccessivo.

CALCI E PUGNI
Un episodio simile si è verificato anche a Bassano del Grappa, nel vicentino, dove una 15enne è stata picchiata dal padre perché rifiutava di uscire di casa con l'hijab. La ragazza si è presentata a scuola piena di lividi: in base a quanto raccontato da lei stessa ai compagni, il padre l'aveva presa a calci e a pugni, l'aveva obbligata a indossare il velo e poi l'aveva lasciata andare a scuola. Il preside ha chiesto l’intervento dei servizi sociali per portarla in una comunità protetta.

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