11 Aprile Apr 2017 1339 11 aprile 2017

La loro infanzia è finita così

Ogni 7 secondi una bambina viene costretta a sposarsi contro la sua volontà. Un dato allarmante diffuso da Save the children contro la piaga - fuorilegge ma accettata in alcuni Paesi - dei matrimoni combinati.

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Ogni sette secondi una ragazza di meno di 15 anni viene offerta in sposa a un uomo che, nella maggior parte dei casi, è molto più vecchio di lei. Questo significa he ogni minuto nel mondo circa nove bambine perdono la loro innocenza, 540 in un'ora, 12.960 in un giorno. Numeri, diffusi da Save the children in occasione del G7 delle donne di Roma a inizio aprile, che non sembrano risparmiare nemmeno l'Italia. Ancora non molto tempo fa i servizi sociali sono entrati in azione per salvare una giovane egiziana obbligata dalla famiglia a legarsi con un uomo molto più grande di lei. Un caso isolato che nasconde, proprio come un iceberg, un sottobosco taciuto di abusi e violenze su minori.

VIOLENZE DOMESTICHE
Il dramma non è solo nell'obbligo, ma nell'insieme che porta al matrimonio combinato. Le piccole vittime vengono infatti sottoposte a violenze e spesso rimangono incinte subito dopo le nozze. Il matrimonio precoce e forzato è una violazione dei diritti umani, anche per questo è illegale e vietato in molti dei Paesi in cui è frequente. Tuttavia, nonostante la legge parli chiaro, spesso non viene applicata o, peggio ancora, permette eccezioni. Ma non tutte le famiglie sembrano accettare di buon grado questo antico e tragico costume. Purtroppo i matrimoni precoci continuano a rubare l'infanzia a milioni di bambine, e questo non è più tollerabile.

LA STORIA DI NOUR
Tra loro c'è Nour, una giovane mamma che ha voluto raccontare la sua storia a Amnesty International. Nour oggi ha 40 anni, è originaria del sud della Siria e ora è rifugiata in Libano. Suo marito è scomparso nel nulla nel 2013. «A maggio aveva detto che sarebbe andato a fare la spesa e non è mai più tornato. Non ho mai saputo se sia stato rapito da delinquenti oppure detenuto dal Governo siriano. Mi hanno chiamato dal suo telefono e mi hanno detto di essere con lui. Mi hanno chiesto dei soldi». Nour avrebbe anche pagato il riscatto pur di rivedere il marito: «Spensero poi il suo telefono e non ebbi la possibilità di fare più niente. Non si fecero più sentire». Rimasta sola, la donna ha deciso di lasciare la Siria e andare, insieme ai figli, in Libano dove viveva il fratello. Ed è qui che iniziarano i problemi.

SPOSA BAMBINA
«Quando siamo arrivati in Libano, i miei figli non hanno potuto continuare a studiare. Mio fratello non permetteva che mia figlia lavorasse: era una giovane ragazza straniera, e gli uomini l’avrebbero molestata, quando non fosse stata con me o con suo zio. Non potevamo proteggerla da queste grane». La ragazza, però, insisteva: voleva trovare un lavoro a tutti i costi. E lo zio si rifiutava e, per scoraggiarla, la picchiava. Da qui la decisione, sofferta, di combinare un matrimonio di comodo. «Eravamo sotto pressione. E perché queste vessazioni finissero, quando la moglie di mio fratello disse a mia figlia che un uomo, di vent’anni più grande, l’avrebbe sposata, lei fu costretta ad accettare. Non lo approvo, ma le circostanze ci hanno impedito di scegliere». Quando si è sposata la figlia Nour era ancora una bambina. Aveva dei sogni che sarebbero rimasti tali. Da allora le due donne non si sono mai più viste. «Ora è troppo spaventata per viaggiare, e io non posso andare a Beirut perché non ho un permesso  lo stesso motivo. Però ho visto le foto del bambino. Ci parliamo, ma solo via WhatsApp».

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