10 Aprile Apr 2017 1427 10 aprile 2017

La mamma di tutte le poliziotte

Nel 1960, quando sono state aperte le porte alle donne, è stata una delle prime. Ma la sua attività nelle forze dell'ordine risale già al 1951 quando entrò nella municipale di Trieste. Chi è Rosa Scafa.

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rosa scafa

Non è mai semplice risalire alle origini di un'istituzione militare. Sopratutto se questa ha una storia di oltre 165 anni le cui radici affondano in tempi remoti e confusi come quelli vissuti dall'Italia pre-unificazione. Lo è anche per la Polizia di Stato la cui nascita ufficiale viene datata l'11 luglio 1852, quando nel Regno di Sardegna comparve il Corpo delle guardie di pubblica sicurezza. La sua genesi primordiale risale però ad anni prima. Era infatti il 1843 quando, per volere di un sovrano illuminato come Carlo Alberto, venne istituito un ente per la pubblica sicurezza. Da allora la Polizia ha subito una lunga e costante evoluzione. La più importante è quella del 10 aprile 1981, giorno in cui venne pubblicata sulla Gazzetta ufficiale la legge 121 di riforma della Polizia. Data diventata simbolo delle forze dell'ordine che proprio il 10 aprile festeggiano il loro anniversario.

DONNE IN DIVISA
Si dovrà invece attendere il 1960 per vedere una donna vestire l'uniforme dell'ente statale. Il primo concorso pubblico aperto a donne aspiranti poliziotto si tenne proprio nel maggio di quell'anno. Una battaglia durata anni, contro pregiudizi e divieti, poi vinta dalla caparbietà di molte. E soprattutto culminata con le quasi 15 mila donne che lavorano oggi nella Polizia di Stato. «All'inizio è stata dura, ma si sono fatte largo, perché questa amministrazione guarda con fiducia alle donne», aveva detto nel 2010 in occasione dei 50 anni di Polizia femminile un portavoce dell'allora capo della polizia Antonio Manganelli.

CAPOSTIPITE IN ROSA
E la prima a vestire, in Italia, i panni della poliziotta fu Rosa Scafa. Nata a Vibo Valentia il 18 luglio 1925 abbandonò la Calabria a 22 anni per raggiungere la famiglia già emigrata a Trieste. Lei, la prima di otto figli, venne presto avviata al lavoro. Era il secondo dopoguerra e le condizioni non erano facili. «Come tutti i giovani ero in cerca di lavoro, sono venuta a sapere dei corsi della polizia locale femminile, ho fatto appena in tempo a presentare domanda, proprio l’ultimo giorno», ricorda in una vecchia intervista a il Piccolo di Trieste. Correva l’anno 1951 e Rosa riuscì a entrare al terzo corso della polizia femminile organizzato e voluto dal governo militare alleato.

DAI PATTUGLIAMENTI ALLA BUONCOSTUME
Il suo compito non era dei più semplici. Servizi di polizia, pattugliamenti e poi l'approdo alla Buoncostume, all'epoca molto attiva a causa della proliferazione di prostitute attirate a Trieste dalla costante presenza dei soldati anglo-americani. Tra i suoi compiti anche l’assistenza ai minori e assicurare i controlli medici di quelle donne costrette dalle contingenze a svolgere uno dei lavori più vecchi del mondo. «Un giorno mi capita un servizio: dovevo assicurarmi che una di queste donne si sottoponesse alla visita medica, nel furgoncino e per tutto il tragitto mi guardava di traverso ma io continuavo a trattarla con gentilezza. Quando siamo arrivate all’ospedale Maggiore la macchina si è fermata e da sotto la manica del vestito la donna tira fuori una lametta e dice: 'Con questa oggi dovevo sfregiare la poliziotta che mi accompagnava al controllo. Ma lei è diversa. Non sono mai stata trattata così'», ha raccontato.

L'APPRODO IN POLIZIA DI STATO
Quando poi nel 1959 (il primo concorso si sarebbe tenuto solo nel 1960) venne istituito il Corpo di Polizia Femminile di Stato, successivamente sciolto con la riforma del 1981, Rosa Scafa decise di scegliere di fare la poliziotta. Ed è qui che iniziò la sua carriera all'ufficio servizio sociale per i dipendenti e i loro famigliari: «Non mi davo pace sino a quando non veniva risolto un caso. Ne abbiamo chiusi diversi. Un ragazzo invalido per servizio e non riconosciuto, dopo tanti anni con contatti al ministero e viaggi a Roma ha ricevuto la pensione di invalidità con tutti gli arretrati». A coronamento di cotanta carriera ha ricevuto l’Onorificenza di Grande Ufficiale della Repubblica Italiana direttamente dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in piazza del Popolo a Roma in occasione dei 50 anni della presenza delle donne nelle forze di polizia.

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