7 Aprile Apr 2017 1700 07 aprile 2017

«Oltre alla danza c'è di più»

Ballando «è una gara, ma anche molto altro. Lo dimostra Oney Tapia, con il suo messaggio di passione e forza». A tu per tu con Simone di Pasquale, storico maestro del talent di Rai Uno.

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Occhi chiari, fisico scolpito, 39 anni. Con i suoi passi ha fatto girare la testa a tantissime donne. È il ballerino storico di Ballando con le stelle, il «maestro» sceso in pista dalla prima edizione, che vinse in coppia con Hoara Borselli, quando il talent show di Raiuno era ancora soltanto una scommessa. Simone Di Pasquale sente il programma come se fosse «un pizzico suo», confessa a LetteraDonna. «Solo con il tempo abbiamo compreso la forza dirompente e la visibilità che ha dato ad una professione che prima era relegata al mondo della balera e delle persone più agèe». E come si pone un professionista di fronte al pensiero dei giudici, in questa edizione più spietati che mai? Lui non li teme: «Sono sempre stato cosciente delle mie capacità e condizioni e so accettare le loro critiche negative e positive».

DOMANDA: Cosa ne pensa di questa nuova edizione?
RISPOSTA: È sempre un’esperienza nuova, piacevolmente diversa. Ho visto che negli anni l’attenzione che ha il programma è sempre maggiore, anche tra i più giovani. Ballando è seguitissimo e non solo dalle mamme, dalle nonne e zie.
D: Non crede che le polemiche tra ballerini vip e i giudici stiano diventando un po’ troppo protagoniste?
R: I giurati hanno maturato una certa esperienza nell’ambito del ballo e dello spettacolo, sicuramente sanno carpire un’intenzione giusta o sbagliata. Ognuno ha il suo carattere e lo esprime in maniera più o meno colorita. Hanno di fronte i ballerini che lavorano tutta la settimana e ci tengono al risultato. Il loro incontro fa accendere la scintilla.
D: È giusto che il giudizio condizioni così tanto chi sta muovendo i primi passi?
R: Ritengo che i commenti o le critiche che esprimono debbano essere sempre accettate in maniera positiva e costruttiva, proprio perché si tratta di persone non professioniste.
D: Però usano spesso parole spigolose...
R: Onestamente non le ho trovate mai offensive, fa parte del gioco. Alla fine è bello vedere anche le reazioni, altrimenti rimarrebbe solo un programma dove guardi una coreografia.
D: Come si è trovato a ballare con Anna Galiena?
R: Lei è una persona carinissima e una grande professionista che viene da un percorso lavorativo diverso senza avere mai preso coscienza della percezione del suo corpo. Quindi ha incontrato molte difficoltà, soprattutto fisiche, dovute a contratture varie.
D: Secondo lei chi merita la vittoria?
R: Oney Tapia perché, al di là della sua condizione che non sembra inficiare sulle sue fantastiche performance, porta avanti un messaggio di passione, determinazione, impegno e forza straordinario. È una gara di ballo, ma anche molto altro.
D: È d’accordo con l’esclusione di Martina Stella?
R: Onestamente no, li c’è stato un meccanismo perverso di combinazione delle due votazioni da studio e da casa che ha rovesciato le aspettative. Ma sono sicuro che verrà ripescata perché se lo merita: è molto brava e portata.
D: Facciamo un passo indietro: quando ha scoperto l’amore per la danza?
R: Molto presto. Ho iniziato a ballare a nove anni ma fin da piccolino mi muovevo a tempo di musica. I miei genitori mi hanno iscritto a una scuola di danza e intanto giocavo a calcio, a tennis, facevo equitazione e arti marziali. Ma più andavo avanti più il ballo era predominante. Alla fine mi sono dedicato solo a quello e allo studio, chiaramente sono diventato professionista e mi sono dato alle competizioni fino all’esperienza televisiva.
D: A cosa ha dovuto rinunciare?
R: A una vita da 20enne come tanti altri. Non ho mai fatto le vacanze con gli amici o le gite scolastiche. Mi sono sempre dedicato all’allenamento, alla preparazione, alle gare. Insomma, al ballo. Mi sono mancati i divertimenti e la spensieratezza di quell’età.
D: Tra tutte le edizioni del talent show quale ricorda con più emozione e perché?
R: La prima ha avuto quella magica unica, eravamo tutti inconsapevoli e non sapevamo a cosa stavamo andando incontro. Era un salto nel vuoto. E c’era una genuinità diversa.
D: L’abbiamo vista teatro nei panni di Tony Manero, ne La febbre del sabato sera poi in un episodio di Don Matteo. Insomma vuole fare anche l'attore...
R: Ci vuole una grande preparazione e tanto studio. Non amo improvvisare e vedo che solo i professionisti riescono a lavorare, come è giusto che sia. Però non mi dispiacerebbe fare qualcosa preparandomi meglio.
D: Ha mai pensato di dire addio a Ballando con le stelle?
R: Mai, anche se credo che arriverà il momento in cui non ballerò più. E allora mi piacerebbe avere un’altra collocazione. Ma questo è solo un pensiero.
D: Come è approdato a Ballando?
R: Faccio parte del programma dalla prima edizione, nata un po’ per scherzo, dopo che l’autore ha mi ha chiesto di parlargli del nostro mondo e di presentargli altre coppie. Da quella telefonata è nato il primo cast.
D: È anche imprenditore. Bisogna sempre inventarsi un piano B?
R: Il segreto è diversificare sempre. Sei anni fa ho creato la mia società, la Twister Entertainment Srl che si occupa di organizzazione eventi e iniziative per aziende e privati che hanno come oggetto il ballo e l'intrattenimento. Ho creato dei format e parallelamente ho dato vita a un circuito di personal dancer che è quello che vedete in televisione. È un metodo che consente al neofita di iniziare a ballare con il proprio maestro/a che poi diventa con un percorso di avanzamento il proprio ballerino.

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