6 Aprile Apr 2017 1727 06 aprile 2017

MasterChef therapy

Tra i quattro finalisti del programma c'è anche Nesli, ex rapper che ha dimostrato di avere una grande passione e altrettanto talento per la cucina. Lo abbiamo intervistato.

  • ...
nesli

«MasterChef mi ha fatto veramente bene al cuore. Quando mi riguardo mi sembra quasi di vedere mio figlio, mi fa tenerezza. Si legge nei miei occhi l’entusiasmo della condivisione, di prender parte a qualcosa con un obiettivo comune. È stato veramente bello, soprattutto per me che sono un solitario», parole di Francesco Tarducci, in arte Nesli. Dietro una tela di tattoo impressi sul corpo, un passato da rapper con cresta e cane, si nasconde la stoffa dello chef, come ha dimostrato l’artista di Senigallia in questa prima edizione di Celebrity Masterchef. Questa sera dovrà vedersela in finale contro Filippo Magnini, Roberta Capua e Marisa Passera, in un lotta all’ultimo mestolo per comporre il piatto della vittoria. La cucina, per Nesli, è come una canzone che non si riesce a smettere di ascoltare: «Una gigantesca forma di relax. Mi estranea un po’ da tutto, esattamente come la musica». È con questo spirito che ha deciso di buttarsi in quella che definisce una delle esperienze professionali «più fighe» mai fatte. E che, non ha dubbi, ripeterebbe un altro milione di volte. Ad 'avviarlo' al mestiere, sua sorella, che «non cucina benissimo ma è molto pratica»: è stata lei a insegnargli l'ABC «per sopravvivenza». Lui ne ha fatto tesoro e poi ha a suo modo approfondito: «Mi sono sempre occupato di musica ma qualche volta, essendo cresciuto in una cittadina di mare, mi è capitato di lavorare nell'ambito della ristorazione, negli hotel. E in quelle cucine osservavo tutto». Ovviamente, racconta ancora a LetteraDonna, il cibo adora cucinarlo ma anche 'testarlo': «Mi piace girare per ristoranti e provare. Ho un palato sopraffino e amo mangiare bene». Stasera sapremo se è o non è lui lo 'chef celebre' più forte d'Italia.

DOMANDA: Crede di meritare il titolo e chi teme di più?
RISPOSTA: La vera vittoria è già essere tra i quattro finalisti, io e Filippo Magnini siamo due outsider, però entrambi molto creativi, mentre Marisa Passera e Roberta Capua sono davvero brave. Vedremo: vada come vada.
D: Quale chef l’ha illuminata a tavola?
R: Mi piace provare ristoranti di qualità, sono sempre stato curioso però non ero legato a dei nomi importanti, a dei cuochi stellati. Con loro tre, invece, ho scoperto quel mondo. Sono tre personalità diverse che brillano di umanità. Oltre a possedere la cultura in materia sono stati veramente illuminanti, ognuno in maniera diversa. Mi hanno dato dei consigli essenziali in cucina.
D: Sperimentare, essere creativi e fantasiosi in cucina è come comporre un pezzo musicale? 
R: Certo. Sono due mondi opposti ma non molto lontani. Parti dagli ingredienti, che nella musica sono gli strumenti e creano un suono, e arrivi a un prodotto finale che deve piacere alla gente. Il processo è uguale. Il risultato è emotivo. Un piatto è simile a un brano.
D: Si è sentito in colpa per aver causato la 'dipartita' della simpaticissima Mara Maionchi?
R: Sì. L’ho detto anche a lei che mi ha risposto: «Ma va là, pirla!». In realtà la mia strategia era ben precisa e finalizzata a colpire Britti e la Capua. E ci sono anche riuscito: ho fatta piangere la povera Roberta e mi è dispiaciuto tanto. Anche Alex ci è rimasto male. È stata una granata che ha fatto il disastro, facendo uscire Mara.
D: Cosa prova quando è ai fornelli?
R: Cucinare mi dà serenità come veder cucinare. Quando entri in una casa con i fornelli accessi e piena di profumi hai la sensazione di un luogo vissuto, caldo e avvolgente. Chi non cucina trasmette una personalità da analisi: specchio di tante paturnie (ride, ndr).
D: Dopo Celebrity MasterChef riparte con il tour?
R: Dovrei riportare in tour il disco che è un repack dell’album uscito a luglio che contiene un sacco di altre cose. Da qui all’autunno speriamo di fare un po’ anche il cantante.
D: È stato difficile lasciare il rap? È stato un po’ come cambiare pelle?
R: Ero un rapper anomalo. Erano tentavi per capire cosa mi piacesse. È stato un un genere embrionale che mi ha fatto crescere, poi il percorso è stato vario e contorto. Il discorso di 'appartenenza' è passato in secondo piano. È difficile etichettarmi, è più facile ascoltarmi e farsi un'idea.
D: Ha firmato le musiche dell’ultimo film di Alessandro D’Alatri The Startup, come è nata questa collaborazione?
R: Mi hanno chiesto di inserire alcuni brani perché il regista ha dei figli 20enni che mi seguono. Mentre scriveva la sceneggiatura aveva in sottofondo la mia musica che sembra aver contribuito al processo creativo. Incredibile!
D: Prendendo in prestito il titolo di una sua canzone, Se guardi il cielo, cosa vede?
R: Mi immagino un cielo di un intenso blu con delle nuvole bianche gigantesche che vanno e vengono e sembrano delle meringhe. Quello è il mio cielo, anche se in realtà è sempre un po’ nuvoloso e spesso in lontananza arriva un temporale.
D: Il suo corpo è una tela di tatuaggi, quale è il prossimo? 
R: Mi sono dovuto fermare perché il mio amico pittore Pietro Arte, artefice della tela, è molto occupato. Da un anno non faccio più niente, ma vorrei finire il braccio sinistro e le gambe. Mi è piaciuto questo processo di autolesionismo.
D: Ha avuto modo in questo tempo di fare pace con suo fratello Fabri Fibra?
R: No, assolutamente no. «Nessuna nuova, nuova buona» e poi se ci fossimo riconciliati sarebbe uscito già su tutti i giornali!

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso