30 Marzo Mar 2017 1030 30 marzo 2017

Mens Scarlett in corpore sano

In Ghost in the Shell la Johansson interpreta un cyborg con capacità sovrumane. Ma ormai da qualche anno l'attrice ha scelto la fantascienza per affrontare al cinema il tema della propria fisicità.

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Il talento sta nelle scelte, diceva Robert De Niro. E le scelte di Scarlett Johansson negli ultimi anni, se non di talento, parlano quantomeno di una profonda consapevolezza di sé. E dell'importanza che, nella sua carriera, ha rivestito la sua fisicità. Un aspetto che forse mai come nessun'altra attrice ha deciso di esplorare, manipolare e plasmare con l'aiuto della computer graphic. Come accade anche in Ghost in the Shell, adattamento live action di un manga omonimo del 1989, in cui Scarlett veste i panni di un cyborg dai muscoli d'acciaio e capacità sovrumane. Ma, come suggerisce il titolo, il corpo non è tutto: è un guscio, piuttosto, in cui si cela una coscienza e i misteri che la riguardano.

DENTRO E FUORI DAL GUSCIO
Assistendo al percorso interiore del Maggiore Mira Killian Kusanagi (così si chiama la protagonista), viene da pensare che Scarlett si è posta analoghe domande su di sé, e su quanto importante sia stato il suo splendido 'guscio' nella sua carriera, al punto forse di offuscare le sue qualità di attrice. Una presa di coscienza che, chissà, magari è arrivata dopo essersi rivista in latex, silenziosa e letale, nei panni di Vedova Nera, prima in Iron Man 2 e poi nel primo Avengers. Forse è stato allora che Scarlett si è resa conto di come la sua prorompente esteriorità stesse prevaricando l'essenza delle sue performance interpretative. E se il guscio diventa una distrazione, ha senso allora fare tabula rasa del corporeo. Come è successo in Her.

VIVA VOCE
In Her Scarlett Johansson presta la sua voce al sistema operativo Samantha, equivalente della Siri che vive nei nostri iPhone, con cui il protagonista inizia una storia d'amore, tanto più intensa e bruciante perché non trova sfogo nel rapporto fisico. Ed è una condizione che, all'inizio, a Samantha pesa. La scena in cui Samantha spinge Theodore a consumare un rapporto sessuale con una donna che le farà da controfigura seguendo passo passo le sue indicazioni, è emblematica. Ma, più avanti, abbandonata qualsiasi pretesa di corporeità, Samantha libera sé stessa e il proprio sconfinato potenziale: al punto da intrattenere relazioni amorose con altre 641 persone oltre a Theodore. E, alla fine, sempre con la voce suadente di Scarlett Johansson, rivela di essere andata così oltre da avere intenzione di relazionarsi solo con altre intelligenze artificiali, e non con gli esseri umani.

L'IGNOTO SOTTOPELLE
Gli stessi esseri umani, uomini per la precisione, che vengono sistematicamente obliati e inglobati da Laura, l'aliena protagonista di Under the Skin (che, precisiamo, è stato presentato prima di Her). Scarlett ha smesso i panni rassicuranti di Samantha per trasformarsi in un essere di cui si sa poco e nulla, e che nella sua forma umana ha appunto le fattezze della Johansson. Fattezze che attirano maschi come mosche sul miele, e che vengono esibite anche in un cupo nudo frontale. Ma, fermandosi alla superficie, gli uomini non riescono a capire quale pericolo si cela 'sotto la pelle' e al di là di quello sguardo gelido e freddo. Il messaggio sembra chiaro: guai a scambiare quella bellissima, algida donna per un oggetto di piacere. Guai a sottovalutare il potenziale di Scarlett Johansson e trasformarla in una bella statuina da blockbuster.

100% CERVELLO, 100% SCARLETT
Da software ad aliena, per tornare umana in Lucy e spiccare un salto 'oltre'. Il baraccone di Luc Besson sfida le leggi della sospensione dell'incredulità e prende spunto dalla leggenda metropolitana secondo cui gli esseri umani usano solo il 2% del proprio cervello. Qui Scarlett inizia la sua avventura come una ragazza qualsiasi che non sa che cosa fare della propria vita. L'assunzione di un farmaco la porta pian piano a sfruttare il pieno potenziale del suo cervello. La cosa interessante è che l'incremento delle capacità non rimangono confinate a un ambito intellettivo. L'espansione delle capacità cerebrali permette a Lucy di avere il pieno controllo del proprio corpo e di spingerlo ai confini dell'impossibile, al punto di riuscire a modificare la realtà e l'ambiente circostante.

A MODO SUO
Continuando il parallelismo tra Scarlett e i suoi personaggi, è un po' come se l'attrice avesse capito che deve ricorrere al massimo grado della consapevolezza di sé, per evitare che l'industria cinematografica possa oggettificare il suo corpo. Che non significa negare la propria corporeità ma, al contrario, porla davanti all'obiettivo della macchina da presa alle proprie condizioni. Una volta raggiunta la piena autocoscienza, il corpo non è più fardello, ma un'arma di cui servirsi. Proprio come dice Mira Killian Kusanagi alla fine del trailer di Ghost in the Shell: «Mi hanno creato, ma non possono controllarmi».

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