29 Marzo Mar 2017 1045 29 marzo 2017

Il Regno (poco) Unito delle donne

Con Theresa May si avvia fuori dall'Europa. In Scozia c'è Nicola Sturgeon che vuole l'indipendenza. E anche in Galles e Irlanda del Nord ci sono figure femminili influenti, contrarie alla Brexit.

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Dopo l'esito del referendum sulla Brexit (ecco come la vive un'italiana a Londra), il 29 marzo, con l'appello all'articolo 50 del Trattato di Lisbona, il Regno Unito ha dato il via all'iter ufficiale per l'uscita dall'Ue. Nel frattempo, però, l'europeista Scozia ne ha iniziato un altro per dire addio, a sua volta, proprio al Regno Unito. Il 28 marzo, infatti, il parlamento di Edimburgo ha approvato la richiesta di indire un nuovo referendum per l'indipendenza. A guidare i 'ribelli' è Nicola Sturgeon, primo ministro della Scozia e dello Scottish National Party, prima della storia a ricoprire entrambe le cariche. Insomma, abbiamo Theresa May da una parte e la Sturgeon dall'altra, (nonostante un incontro con successivo titolo sessista del Daily Mail): due donne protagoniste della politica britannica in ottima e nutrita compagnia femminile.

LEANNE, LA GALLESE ANTI BREXIT
In Scozia, la Sturgeon deve guardarsi le spalle, ma non troppo viste le briciole elettorali lasciate negli ultimi anni dall'Snp, da altre due signore della politica come Ruth Davidson, numero uno della branca locale dei Tories, e Kezia Dugdale, leader dei Laburisti scozzesi. Anche in Galles soffiano venti separatisti. Arrivano per la precisione dal partito Plaid Cymru, separatista e appunto anti Brexit, guidato da Leanne Wood. Senza scordare chi, in questo panorama centrifugo di pugnaci condottiere nazionali, resta peraltro l'estremo simbolo e baluardo dell'unità del regno: la regina Elisabetta, ovviamente. Salda sul trono, ma che fra un mese compirà 91 anni.

MICHELLE SOGNA INVECE DUBLINO
Non solo Scozia e Galles: ci sono malumori anche in Irlanda del Nord, altra nazione che il 23 giugno 2016 ha votato in maggioranza no alla Brexit, in contrasto con l'Inghilterra e col risultato generale del Regno Unito. A capo del partito repubblicano Sinn Fein, reduce da una clamorosa avanzata alle urne, c'è Michelle O'Neill, che vorrebbe un referendum per riunificarsi con Dublino. Ma che, intanto, chiede la testa della rivale Arlene Foster, leader unionista del Dup (coinvolta in uno scandalo di malversazione) per ripristinare la coalizione di unità nazionale che ha governato Belfast dagli storici accordi del Venerdì Santo 1998.

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