27 Marzo Mar 2017 1627 27 marzo 2017

Anche noi stiamo con William

Una proposta di legge per istituire il reato di omicidio di identità. Pezzulo, aggredito con l'acido, è d'accordo. Ma ritiene «ridicoli» i 18 anni di pena massima. E, beffato dallo Stato sul risarcimento, spera di raccogliere 100 mila euro con il crowdfunding.

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Omicidio di identità. A metà strada tra le lesioni e l'assassinio, è questo il reato che vorrebbe istituire un nuovo disegno di legge presentato al Senato dalla prima firmataria Laura Puppato, che vorrebbe punire con almeno 12 anni di carcere (e fino a 18) chi deturpa per sempre il volto con acido o fuoco. Il documento, che è stato sottoscritto da senatrici di tutti i gruppi parlamentari, prevede come aggravante la relazione affettiva con la vittima ed è nato sulla spinta di casi di cronaca come quelli di Lucia Annibali, Jessica Notaro e Carla Caiazzo. Per la precisione, era stata proprio quest'ultima a chiedere di individuare un reato e sanzioni specifiche per casi simili al suo, data alle fiamme dall'ex mentre era incinta. E, sempre per la precisione, anche se su altre testate si può leggere di «legge che punisce chi sfregia le donne», in realtà non è così. Se passerà (e ce lo auguriamo), la legge punirà chi sfregia. E basta, perché l'omicidio di identità non ha sesso. Purtroppo, lo sa bene William Pezzullo, che avevamo già intervistato tempo fa e con cui siamo tornati a parlare di nuovo.

LE PENE SAREBBERO TROPPO LIEVI
William, protagonista di un servizio delle Iene andato in onda il 26 marzo, è stato vittima di una folle aggressione con l'acido il 19 settembre 2012. Da allora sono passati quattro anni e mezzo. Un calvario, con enormi danni fisici e psicologici, che 'omicidio di identità' descrive alla perfezione. «Trovo giustissima la proposta di legge, ma credo che 12 anni come pena minima siano davvero pochi», ci dice William. Che poi spiega: «Dopo un'aggressione come quella che ho subito io hai la vita rovinata. Non ti riprendi più. Rimani senza lavoro. E poi, come se non bastasse, vieni visto in modo diverso, in una società in cui tutto si basa ormai sull'immagine». Lapidario poi sul massimo della pena, 18 anni: «Assolutamente ridicolo».

INSIEME ALLE ALTRE VITTIME
La proposta di legge, come detto, è nata sulla scia di casi di cronaca che hanno visto come vittime delle donne. Ma «sarebbe sbagliato farne una questione di genere», precisa William, che sul gruppo Facebook 'Osservatorio Nazionale Sostegno Vittime' condivide la sua esperienza e le sue battaglie con altri uomini: «Il mio caso è il più grave, ma ne conosco tre o quattro, vittime di aggressioni varie da parte di donne. Ci riuniamo con l'avvocata Elisabetta Aldrovandi per riuscire ad avere più visibilità e smuovere così le istituzioni. Da soggetto unico creavo meno 'ascolto'. Diciamo che così faccio più rumore».

OLTRE AL DANNO LA BEFFA
Come aveva già raccontato a LetteraDonna e ribadito alle Iene, William ha subito anche gravissimi danni economici. Le operazioni che deve affrontare hanno grandi costi. A cui vanno aggiunti quelli per i viaggi, l'alloggio per i genitori al seguito, le visite e le medicine. Oltre alla parcella dell'avvocato, 30 mila euro. Poco male se William potesse ottenere davvero il risarcimento di un milione e 280 mila euro che per legge gli spetterebbe. E invece, questi soldi non li vedrà mai, perché i suoi aggressori sono nullatenenti. Oltre al danno c'è la beffa: l'Italia è uno dei due Paesi (l'altro è la Grecia) dell'Unione Europea ad aver recepito solo parzialmente la direttiva n. 80 del 2004, che prevede l'obbligo per gli Stati membri di predisporre un indennizzo equo e adeguato in casi come il suo. Traducendo in cifre, in Francia ogni vittima può ottenere fino a quattro milioni, mentre l'Italia ha un budget di due. Da dividere tra tutte le vittime. Sì, tra tutte: «Uno schiaffo in faccia a chi ha subito già uno sfregio».

LA RACCOLTA FONDI SUL WEB
«L'Italia ha posto due clausole per l'accesso al risarcimento: occorre avere un reddito inferiore a 11 mila euro l'anno e non ricevere donazioni esterne. Insomma, due paletti per far sì che nessuno vi acceda». Eh sì, perché il reddito in questione è davvero molto basso e, quando i soldi mancano, è normale chiedere aiuto agli altri. Ed è proprio questo che ha fatto William, che ha lanciato due raccolte fondi sulle piattaforme BuonaCausa e GoFundMe, condivise sulla sua pagina Facebook 'Io sto con William', dove ha fornito anche un codice Iban per eventuali donazioni. Al momento della pubblicazione di questo articolo, con il crowdfunding ha raccolto quasi 9 mila euro. L'obiettivo del futuro prossimo è ancora lontano, a quota 100 mila: «Vorrei fare tre operazioni in Spagna. Ognuna costa 30 mila euro, e in più ci sono i costi del viaggio». E, allora, chi può lo aiuti.

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