21 Marzo Mar 2017 1851 21 marzo 2017

Nostra signora delle chef

Il 20 marzo è stata premiato come donna dell'anno dalla prestigiosa guida gastronomica Michelin. Ecco chi è Caterina Ceraudo, la calabrese che gestisce Il Dattilo.

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Prima l'abbraccio con la sorella, poi la chiamata al maestro Niko Romito. «Chef sono la cuoca dell’anno per la Michelin», ha detto al telefono ancora incredula. Perché non è roba da tutti, e soprattutto, non è roba di tutti i giorni, ricevere questo riconoscimento. Per lo più da una delle più importanti e seguite guide gastronomiche riconosciute a livello internazionale. Ma Caterina Ceraudo, vincitrice dell'ambito premio, non è uno chef qualunque. Calabrese, 29 anni, è considerata astro nascente dell’alta gastronomia italiana. Ha conseguito una laurea in Enologia e Viticoltura a Pisa, mentre ora gestisce il ristorante nell'agriturismo di famiglia - Il Dattilo - col quale ha ricevuto anche una stella Michelin.

IL PREMIO
Il 20 marzo ha poi ricevuto, a Milano, il Premio Michelin Donna Chef 2017, riconoscimento che la guida ha istituito per la prima volta quest'anno insieme a Veuve Clicquot. La volontà è quella di mettere in luce il talento femminile in cucina e riconoscere i meriti delle giovani chef che ogni giorno fanno fatica a emergere in un mondo ancora fortemente guidato dagli uomini.

LA PASSIONE PER LA CUCINA
«Ho capito che volevo fare questo mestiere relativamente tardi, sei anni fa, dopo che avevo studiato per diventare enologa. La scuola di alta formazione di Niko Romito, a Castel di Sangro, mi ha folgorato. Ma poi quando sono tornata a casa e mi sono messa a gestire il ristorante di famiglia da sola, a 24 anni, con due aiuti e basta, non è stato facile. Avevo il terrore di sbagliare», ha raccontato al Corriere della Sera. Ma Caterina è sempre stata un osso duro e, nonostante la giovane età, si è rimboccata le maniche affrontando i suoi fantasmi. Anche al di fuori dalle mura del ristorante di famiglia dove in pochi credevano in lei perché «giovane e donna».

RIMASTA FEMMINILE
Perché, è inutile negarlo, la ristorazione è un mondo fortemente maschilista. Ma quando si parla di donne in cucina iniziano a sorgere i problemi. In primis i pregiudizi sia dei ristoratori che degli investitori. In molti hanno paura ad affidare a una donna il ruolo di executive chef. «E se poi resta incinta?», si chiedono alcuni. «Se invece vorrà mettere su famiglia?», si domandano altri. Senza parlare gli stipendi, con le donne che percepiscono circa un 10-15% in meno dei loro colleghi uomini in base alla zona d'Europa in cui ci troviamo. «Ma le cose stanno cambiando. Io stessa lavoro in una struttura familiare ma il ristorante lo gestisco io, non ho una rete in quel senso», ha assicurato Caterina.

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