13 Marzo Mar 2017 1936 13 marzo 2017

«Il giudice colpevole come lo stupratore»

Fanno discutere le affermazioni di Lindsey Kushner, il magistrato che ha ammonito le giovani donne a fare attenzione ai loro comportamenti per evitare di venire aggredite. Noi abbiamo sentito una vittima di violenze che promette battaglia.

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violenza

Quando ha letto che la giudice Lindsey Kushner, dopo aver condannato un uomo per violenza sessuale ha anche ammonito le giovani donne a badare a come si comportano per evitare di venire aggredite, ha faticato a reprimere un moto di rabbia. Perché Dia (nome di fantasia), 20enne inglese, l’esperienza di una violenza sessuale l’ha vissuta sulla propria pelle. Aveva poco più di 18 anni, quando venne stuprata. La giovane era uscita con un gruppo di amici e a fine serata un ragazzo che conosceva le ha dato un passaggio. I due erano vicini di casa. Ma invece di fermare la macchina davanti all'uscio di casa, il ragazzo è andato oltre. Dia non era ubriaca, ma minuta e fragile e non ha potuto difendersi.

CONTRO IL GIUDICE
«Quella notte è ancora parte dei miei incubi e mi sembra una follia l’idea che in un tribunale si dica a ragazze che hanno sofferto la stessa cosa, che devono stare attente a come si comportano e a come si vestono, altrimenti istigano alla violenza». La convinzione che una giovane, perché ama vestirsi con abiti attillati o scollati, possa essere considerata «disponibile», in realtà, serpeggia nell’immaginario maschile. «In questo caso, però, la giudice era donna e ciò rende le sue dichiarazioni ancora più inaccettabili dal mio punto di vista», insiste Dia. Quando è diventata vittima di quel presunto 'amico', peraltro, lei non era vestita in modo particolarmente provocante, aveva bevuto solo una birra piccola. «Nessuna delle vittime ha colpe. Un comportamento o uno stile di abbigliamento non possono essere considerati all’origine di un’aggressione. I soli colpevoli sono coloro che usano violenza», insiste la ragazza.

CONTESTAZIONE PUBBLICA
Per Dia le affermazioni del giudice Kushner sono state quasi una seconda aggressione, una nuova ferita oltre a quella che sta cercando di far rimarginare con la terapia, l’affetto dei suoi cari, l’impegno nello studio. Ad aiutarla è un’associazione di volontariato che segue le vittime di violenza e stupro. In Gran Bretagna ce ne sono diverse e dopo il verdetto di Manchester hanno reagito tutte allo stesso modo. Sconcerto, incredulità, la convinzione che si debba cambiare il modo in cui si pensa alle relazioni interpersonali e ai rapporti tra uomo e donna. La giudice Kushner, che ha seguito molti processi per stupro nella sua carriera, ha fatto le sue dichiarazioni per invitare le ragazze a difendersi da sole, sostenendo che certi comportamenti possono indurre alla violenza, come lasciare la porta di casa aperta può agevolare i ladri. «Le vittime di stupro o di violenza sessuale non sono mai responsabili di questi orribili crimini perpetrati ai loro danni, indipendentemente da quello che indossano», ha replicato l’associazione Rape Crisis England & Wales, una delle più grandi del Paese. «Troppo spesso ci sono statistiche e ricerche, o prese di posizioni ufficiali, che invitano le ragazze a difendersi da sole modificando il loro modo di comportarsi, ma si tratta di dichiarazioni inaccettabili a nostro parere».

NESSUN CONCORSO DI COLPA
«Il messaggio che deve arrivare a questi uomini brutali è che le loro azioni non possono essere tollerate o scusate in alcun modo, ma devono essere perseguite e ci impegneremo incessantemente perché avvenga» insiste il gruppo. «In una violenza ci sono una vittima e un colpevole, nulla di più», conclude Dia. «Chi sostiene il contrario, senza volerlo, finisce per creare confusione e spegnere il desiderio di giustizia di chi ha subito un sopruso». Perché in una cultura che considera un abito sexy come un invito allo stupro, la vittima della violenza non ha certo voglia di raccontare ciò che ha subito, visto che corre il rischio di essere giudicata, perché era uscita di sera o non vestiva castigata. Le giovani abusate, al contrario, devono trovare sostegno, per avere la forza di denunciare. Come ha fatto Dia, nonostante la paura e la vergogna. Che, di fronte all’invito della giudice di Manchester, si sono fatte sentire di nuovo.

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