7 Marzo Mar 2017 1355 07 marzo 2017

La storia l'hanno fatta anche le donne

Scienza, letteratura, arte, politica. Non sono stati soltanto gli uomini a produrre il bello e l'utile. Eppure, complice una società sempre troppo maschilista, molti non lo sanno. Ecco un piccolo ripasso.

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La donna? «Casalinga, mamma, chiesa e cucina». No, non è un ripasso sul Medioevo, ma un'idea che continua a vivere nelle menti di molti, nonostante il gran parlare di progresso, emancipazione e femminismi vari. L'ennesima dimostrazione di quanto la nostra società stenti a fare passi avanti arriva da un esperimento sociale realizzato dalla redazione di Codcast Channel (qui il video). Agli intervistati- uomini e donne - è stato chiesto di citare i nomi di scienziati, artisti e scrittori: nelle risposte non c'è stato minimo accenno alle protagoniste del nostro passato. Si è parlato di Pasolini, Moravia, Caravaggio, Dalì, Dante Alighieri, Baricco (sì, avete letto bene: qualcuno ha citato anche Baricco). Di donne, nemmeno l'ombra. Il motivo? «Sono gli uomini che hanno fatto la storia», dice uno degli intervistati. «Colpa di un'educazione maschilista», risponde, più d'esperienza, un altro. E conferma un terzo: «Sui libri di scuola, i professori mi parlavano di imprese di uomini». Ed effettivamente, come negarlo? L'educazione scolastica tende a concentrarsi sui grandi (diciamo pure immensi, certo) personaggi maschili del passato: Pirandello, D'annunzio, Montale, Pavese, Ungaretti. Ma chi, tra i banchi, è stato indirizzato all'approfondimento della vita e dell'opera di grandi scrittrici? Personalmente, al liceo mi è capitato di avere a che fare con la letteratura femminile soltanto - e non sempre - durante l'ora di inglese. Certo, questo non giustifica la nostra ignoranza: l'amor di conoscenza dovrebbe andare oltre l'impostazione - da sempre - maschilista della nostra società. Di seguito segnaliamo alcune delle nostre preferite tra le numerosissime donne che hanno fatto la storia.

ALDA MERINI
Per parlare di letteratura non oltrepassiamo i nostri confini e citiamo, per iniziare, Alda Merini. Nata a Milano il 21 marzo del 1931, come lei stessa dice in una delle sue poesie («Sono nata il ventuno a primavera / ma non sapevo che nascere folle / aprire le zolle / potesse scatenar tempesta»), è una delle più importanti e amate poetesse italiane. Sensibile, turbata, 'folle' e lucida, visse un'esistenza molto complicata: fin da ragazzina fu ricoverata diverse volte in ospedali psichiatrici. I suoi drammi interiori pur provocandole grandi sofferenze, hanno permesso alla sua mente di viaggiare libera da ogni catena e produrre innumerevoli testi e poesie di grande importanza e profondità. Amatissima, oggi è anche una delle poetesse più citate sui social network: a prescindere dai gusti, dovrebbe essere immediato ricordarla quando si parla d'arte italiana. E invece no, non è così scontato. D'altronde si sa, il web ama molto il copia-incolla, molto meno l'approfondimento.

GRAZIA DELEDDA
Restiamo in Italia e ricordiamo anche Grazia Deledda, nata a Nuoro nel 1871. Dimenticarla non è soltanto triste: è imbarazzante. Imbarazzante perché non si può dimenticare un'artista che tramite la sua grandezza e profondità ha regalato un Premio Nobel all'Italia. La motivazione? «Per la sua potenza di scrittrice, sostenuta da un alto ideale, che ritrae in forme plastiche la vita quale è nella sua appartata isola natale e che con profondità e con calore tratta problemi di generale interesse umano».

FRIDA KHALO
Passiamo alla pittura. Altra artista citatissima sui social e poi quasi dimenticata nel mondo 'reale' è Frida Khalo, nata a Coyoacán nel 1907. Le sue opere, soprattutto gli autoritratti, sono sempre più diffuse sulle bacheche Facebook di donne, uomini, giovani e anziani. Eppure, anche per lei, all'amor di citazione non sembra corrispondere una stessa passione al di fuori dei tweet. È stata la prima donna latinoamericana a essere ritratta su un francobollo degli Stati Uniti, emesso il 21 giugno 2001. Su di lei sono stati girati numerosi film e documentari.

ARTEMISIA GENTILESCHI
Ancora, tra le pittrici, ci piace ricordare la romana Artemisia Gentileschi. Figlia d'arte (suo padre era un noto pittore), nacque nel 1853. Riprese dal genitore il limpido rigore disegnativo, aggiungendovi una forte accentuazione drammatica ripresa dalle opere del Caravaggio, caricata di effetti teatrali. Negli Anni '70 del Novecento divenne simbolo del femminismo internazionale: da giovane accusò con forza l'uomo che l'aveva violentata dimostrando la sua voglia di ribellarsi al potere e ai soprusi maschili.

FRANÇOISE BARRÉ-SINOUSSI
Tra le scienziate, superfluo sarebbe ricordare  le 'nostre' Margherita Hack e (premio Nobel per la medicina) Rita Levi Montalcini. Così citiamo, tra le tantissime donne che hanno contribuito al progresso e alla scienza, Françoise Barré-Sinoussi, immunologa parigina nata nel 1947. Fece parte del team guidato da Luc Montagnier all'Institut Pasteur quando fu scoperto il virus dell' Hiv, causa dell'Aids. Per questa scoperta nel 2008 conquistò il premio Nobel per la Medicina insieme a Montagnier.

NILDE IOTTI
Per parlare di donne e politica ricordiamo Nilde Iotti, la prima donna nella storia dell'Italia repubblicana a ricoprire una delle tre massime cariche dello Stato, la presidenza della Camera dei deputati (per tre legislature tra il 1979 e il 1992). Compagna del segretario del Pc Palmiro Togliatti, fu protagonista della resistenza antifascista e presidente dell’Unione Donne Italiana. Con il suo impegno è diventata simbolo di una generazione di donne che si è battuta per l’emancipazione e per la rappresentanza femminile in politica, mondo - non è un mistero - da sempre maschilista.

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