2 Marzo Mar 2017 1456 02 marzo 2017

Scampata all'Ebola non al parto

Era guarita dal virus dedicandosi poi alla cura dei malati in Africa. Per questo nel 2014 il Times l'aveva nominata persona dell'anno. Ora è deceduta, nell'indifferenza, dopo aver partorito il suo quarto figlio.

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salome

Inaspettata e dolorosa. Non ci sono altre parole per descrivere lo sgomento che accompagna la notizia legata alla morte di Salome Karwah. Lei, infermiera proveniente dalla Liberia, era sopravvissuta alle 'insidie' del virus Ebola, non al cesareo che le è costato la vita. Salome era stata nominata persona dell'anno dal Times nel 2014 proprio per il costante aiuto portato nelle zone dell'Africa dove la malattia si era diffusa. E proprio questo suo altruismo, secondo il marito, le sarebbe stato fatale.

CORSA IN OSPEDALE L'uomo ha infatti puntato il dito contro i sanitari rei di aver soccorso la donna in ritardo per paura che fosse ancora infetta. Così Salome Karwah è deceduta sola in un ospedale a Monrovia, capitale della Liberia, il 21 febbraio 2017 dopo che il 17 aveva dato alla luce il suo quarto figlio con taglio cesareo. Dimessa dopo tre giorni, aveva avuto un malore. La corsa in ospedale però non le è servita perché dopo alcuni giorni di agonia, completamente isolata e ignorata dal personale sanitario, è deceduta.

L'INDAGINE Un caso che in Liberia ha sollevato dubbi e polemiche. Tanto da spingere i funzionari della sanità locale ad aprire un'inchiesta sulla morte della donna. Alcuni testimoni hanno confermato che Salome sarebbe stata evitata perché «era una sopravvissuta ad Ebola e temevano che avrebbero potuto contrarre il virus».

COMBATTENTE SOPRAVVISSUTA E a chi le chiedeva perché dedicasse anima e corpo a combattere quel virus così letale lei solitamente rispondeva: «Se un paziente non vuole mangiare, io lo incoraggio a mangiare. Se è debole e non riesce a lavarsi da solo, io lo aiuto a lavarsi. Aiuto i pazienti in tutto ciò che posso perché so che cosa vuol dire sperimentare l’Ebola, anch’io l’ho vissuta». Sopravvissuta miracolosamente grazia a un vaccino messo a punto da un team di scienziati liberiani, l’esperienza diretta con la malattia aveva portato Salome a sviluppare una grande empatia verso i pazienti dei quali si è presa sempre molta cura. Lo faceva col sorriso, incurante della fatica e dei pericoli legati proprio al suo lavoro.

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