27 Febbraio Feb 2017 1721 27 febbraio 2017

Vestili ancora, Colleen

La statunitense Atwood agli Oscar 2017 conquista la quarta statuetta per i migliori costumi. Ma nel corso della sua carriera ha portato a casa anche otto candidature. Scopriamole tutte.

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89th Annual Academy Awards - Press Room

E sono quattro. Con il suo lavoro per Animali fantastici e dove trovarli, la statunitense Collen Atwood si porta a casa il quarto premio Oscar ai migliori costumi. Se vi sembra poco, basta ricordare che a quel poker di statuette si sommano altre otto candidature. Un bel bottino per la costumista 67enne, cresciuta tra moda e teatro prima di spiccare il salto verso il grande schermo e iniziare una carriera duratura e di gran successo. Per celebrare il suo quarto trionfo, ricordiamo tutte le pellicole per cui è stata nominata o ha vinto un Oscar.

PICCOLE DONNE
La prima candidatura per Colleen arriva nel 1995 con la trasposizione del celebre romanzo di Louise May Alcott, stavolta per la regia dell'australiana Gillian Armstrong. Ma per quanto la costumista si sforzi per ricreare alla perfezione gli abiti del periodo, quell'anno nulla può contro gli sgargianti costumi sfoggiati nella commedia tutta Australia e drag queen di Priscilla - La regina del deserto.

BELOVED
La seconda candidatura arriva per il dramma firmato da Jonathan Demme che racconta il dramma della schiavitù negli Stati Uniti dell'800. La notte degli Oscar del 1999, però, è appannaggio di un film che oggi ricordiamo in pochi, e che però dominò in diverse categorie, costumi compresi: Shakespeare in Love.

IL MISTERO DI SLEEPY HOLLOW
Quarto tentativo, un altro buco nell'acqua. Nel 2000 Colleen concorse con il lavoro svolto sul fantasy gotico di Tim Burton, cimentandosi con atmosfere cupe e nebbiose. Ma l'Oscar va a Lindy Hemming per Topsy-Turvy. Chi se lo ricorda? Nessuno, esatto.

CHICAGO
Buona la quarta. Il musical di Rob Marshall, che arriva proprio l'anno dopo Moulin Rouge, conquista l'Academy. E la Atwood dimostra di trovarsi perfettamente a proprio agio tra corpetti, lustrini e paillettes degli Anni '20. Sconfitto l'altro candidato fortissimo, Gangs of New York.

LEMONY SNICKET - UNA SERIE DI SFORTUNATI EVENTI
Sandy Powell si prende la rivincita nel 2005, vincendo l'Oscar con The Aviator. Atwood, nonostante l'eccellente caratterizzazione che dona ai personaggi del film di Brad Silberling, non può fare altro che cedere il passo alla collega.

MEMORIE DI UNA GEISHA
Ma quella del 2005 è solo una pausa, perché l'anno successivo Colleen dà il meglio di sé con l'adattamento del romanzo di Arthur Golden diretto da Rob Marshall. Atwood mostra qui di saper destreggiarsi alla perfezione anche con i costumi dell'estremo Oriente.

SWEENEY TODD - IL DIABOLICO BARBIERE DI FLEET STREET
Ennesima collaborazione con Tim Burton, ennesima candidatura. Dove il gotico e il musical si incontrano, Colleen Atwood dà sempre il meglio di sé. Peccato che, nel 2008, i vestiti di Elizabeth: The Golden Age attirino molto più l'attenzione.

NINE
Altro musical, altra collaborazione con Rob Marshall. Ma stavolta il successo di Chicago non viene replicato. Nel 2010 il musical non suggestiona l'Academy, che si lascia rapire invece dal fasto di The Young Victoria.

ALICE IN WONDERLAND
È forse il film più brutto che Tim Burton abbia mai girato, un adattamento in live action al limite del ridicolo, che mortifica Johnny Depp costringendolo alla famigerata deliranza. Ma i costumi sono belli, bellissimi. E valgono a Colleen il suo terzo Oscar, datato 2011.

BIANCANEVE E IL CACCIATORE
L'adattamento dark della più classica delle fiabe è un nuovo banco di prova per la costumista, che però ormai è particolarmente avvezza al fantasy. Anche stavolta, però (è il 2013), l'Academy preferisce il dramma in costume di Anna Karenina.

INTO THE WOODS
Dopo Alice e Biancaneve, non poteva mancare il musical potpourri con dentro una spruzzata di Cenerentola, Cappuccetto Rosso, Raperonzolo e Jack e la pianta dei fagioli. Alla regia c'è Rob Marshall, nel cast Meryl Streep. Fortunatamente per noi italiani, però, nel 2015 trionfa Milena Canonero con il suo lavoro su quel gioiellino che è Grand Budapest Hotel.

ANIMALI FANTASTICI E DOVE TROVARLI
Veniamo all'ultima fatica, che vale il quarto Oscar alla Atwood. Lo spinoff (o prequel?) di Harry Potter non è una sfida facile per la costumista, che non solo deve ricreare gli abiti della New York del 1926, ma anche inventarsi uno stile non-babbano per i maghi del tempo. Missione impossibile, ma perfettamente riuscita. E debitamente ricompensata.

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