27 Febbraio Feb 2017 1150 27 febbraio 2017

Un Oscar col trucco

La statuetta per il miglior make up e acconciatura è andato agli italiani Alessandro Bertoluzzi e Giorgio Gregorini che, insieme all'americano Christopher Nelson, hanno lavorato sul set di Suicide Squad. Ma Salvini li attacca per la dedica ai migranti.

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Giorgio Gregorini, Alessandro Bertolazzi e Christopher Nelson.

Frazer Harrison - 2017 Getty Images

«È troppo bella per quel ruolo: più la truccavo, più la sua bellezza aumentava». Scherzando, così Alessandro Bertolazzi aveva commentato l'improbo compito di 'impiastricciare' la faccia di Margot Robbie, alias Harley Quinn. Ma la statuetta gliel'hanno data davvero, e non per scherzo, durante la grande notte degli Oscar. Un premio, quello per il miglior trucco e acconciatura, che ha vinto per Suicide Squad insieme all'altro italiano Giorgio Gregorini e all'americano Christopher Nelson.

Bertolazzi 'al lavoro' su Margot Robbie.

DA MALENA ALL'OSCAR
Dunque, anche se per Fuocoammare di Gianfranco Rosi non c'è stato niente da fare, l'Italia porta a casa una statuetta. Make up designer di Suicide Squad, Bertolazzi era già stato premiato al Guild Awards e all'International Film Festival di Santa Barbara, ma non aveva preparato un discorso per gli Oscar: i bookmakers davano nettamente come favoriti i colleghi di Star Trek Beyond. Nato a Vercelli, ha iniziato con il teatro ed ha visto la sua carriera nel cinema decollare nel 2000 con Malèna e, dunque, con Monica Bellucci. A Hollywood da una decina di anni, ha truccato attori come Brad Pitt, Leonardo DiCaprio e Penelope Cruz, ma anche Javier Bardem in Skyfall e Naomi Watts in The Impossible, oltre a Monica Bellucci in Malèna. «Io sono italiano, questo Oscar è per tutti gli immigrati», ha commentato invece dopo la consegna della statuetta più ambita, ricevuta alla prima candidatura.

IL MAGO DELLE PARRUCCHE
«Dedico quest’Oscar a mia moglie, è morta e non è più con me». Questa invece la commovente dedica di Giorgio Gregorini, che di Suicide Squad è stato il wig supervisor, ovvero la figura che aveva il compito di realizzare le parrucche e occuparsi della loro applicazione. Gregorini, considerato uno dei migliori parrucchieri al mondo, ha nel curriculum pellicola come Gangs of New York, Troy, Moulin Rouge, Babel, Le Crociate e (non era la prima volta che lavorava per 'creare' supereroi) anche Avengers: Age of Ultron.

Alan Barillaro riceve l'Oscar.

Kevin Winter - 2017 Getty Images

ITALOCANADESE VINCENTE
Una statuetta quasi italiana, per così dire, è quella andata al canadese Alan Barillaro, che ha vinto l'Oscar per il miglior corto d'animazione grazie a Piper, la storia di un baby uccellino che riesce a vince le sue paure. Figlio di padre calabrese e madre abruzzese, Barillaro lavora alla Pixar dal 1997.

OSCAR POLITICO
E a gettare gango contro il neo premio Oscar ci ha pensato Matteo Salvini. Al leader della Lega Nord infatti non è andata proprio giù la dedica fatta da Bertolazzi a tutti i migranti. «E ti pareva... Ipocrisia al potere! I 9 milioni di italiani a rischio povertà ringraziano. P.s. A Hollywood (e in Italia) è facile fare i buonisti col portafoglio pieno», ha scritto Salvini sulla sua pagina Facebook.

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