20 Febbraio Feb 2017 1608 20 febbraio 2017

I muri come tele

Curiosità su Keith Haring. Le sue opere sono in mostra a Milano dal 21 febbraio al 18 giugno 2017.

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Non solo controcultura socialmente impegnata, ma anche le suggestioni dell'arte contemporanea e classica passando per l'etnografia e i linguaggi delle civiltà precolombiane. Il tutto attraverso 110 opere, esposte dal 21 febbraio al 18 giugno 2017 al Palazzo Reale di Milano, che tentano di raccontare la figura spigolosa e ricca di sfaccettature di Keith Haring. Un genio dell'arte contemporanea i cui lavori arrivano in Italia tra casi inediti e illustrazioni mai viste prima lungo lo Stivale. Perché con Keith Haring. About Art, questo il titolo della mostra, i curatori vogliono provare a raccontare al grande pubblico l'intensità del linguaggio artistico del geniale pittore e writer statunitense. Un'iconografia, apparentemente infantile, che negli anni ha attirato l'attenzione di collezionisti provenienti da tutto il mondo.

L'INFLUENZA DEL PADRE
Nato a Reading, in Pennsylvania, nel 1958, era il primo dei quattro figli di Allen e Joan Haring. Fondamentale, nella sua formazione artistica, l'influenza del padre, che incoraggiò la sua inclinazione al disegno fin da quando era solo un bambino. «Mio padre realizzava per me personaggi dei cartoni animati, e questi erano simili a come poi ho iniziato a disegnarli io, con un'unica linea e un contorno fumettistico», ha detto lo stesso Haring al critico John Gruen, autore della più completa biografia sull'artista.

I FUMETTI
Altro ruolo fondamentale nella formazione del suo stile furono senza dubbio i personaggi dei fumetti, come quelli di Walt Disney e di Dr. Seuss.

UN TEMPERAMENTO RIBELLE
Di indole anarchica e ribelle, durante l'adolescenza iniziò a consumare alcol e droghe, pur continuando a coltivare la sua passione per il disegno. A 18 anni iniziò a frequentare, su consiglio dei genitori, un corso di grafica pubblicitaria a Pittsburgh che però abbandonò ben presto. Si dedicò a così a lavoretti di ogni tipo per guadagnare qualcosa senza rinunciare al suo maggiore interesse, l'arte, che approfondi con numerose letture. Tra le altre cose, fece il cuoco in una caffetteria, e fu proprio lì che espose per la prima volta le sue opere.

IL CLUB 57 DI MANHATTAN
Più avanti si trasferì a New York, dove continuò a studiare senza però rinunciare alla sua vita 'senza freni'. Iniziò a frequentare il Club 57, luogo d'incontro molto popolare tra i creativi di Manhattan che gli permise di inserirsi nella scena artistica della città.

IL GRAFFITISMO
Il suo anticonformismo si riversò ben presto anche nelle sue opere: contrario alle classiche forme di diffusione artistica, decise di esprimersi 'per strada' e si diede al graffitismo, trasformando i muri della metropoli in grandi, coloratissime, tele. In seguito portò la sua arte anche in Europa, lasciando segni del suo passaggio Italia, in Germania, nei Paesi Bassi, in Belgio e in Gran Bretagna. Da lì la sua popolarità andò sempre crescendo.

L'AIDS
Negli Anni '80 si diffuse largamente l'aids. Haring, omosessuale, era consapevole della pericolosità del virus, tema che affrontò anche in alcune sue opere. «Non smisi di fare sesso, ma stavolta lo praticavo in maniera sicura (o, perlomeno, in una maniera considerata sicura in quel tempo). [...] Ciò malgrado, nel 1985 l'AIDS aveva cambiato New York», dichiarò. Nonostante l'attenzione al problema, però, non riuscì a evitare di contrarre il virus, che finì per ucciderlo il 16 febbraio del 1990, all'età di 31 anni. La sua ultima opera pubblica è Tuttomondo, sulla parete esterna del convento di Sant'Antonio a Pisa.

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