2 Febbraio Feb 2017 1344 02 febbraio 2017

La giornalista che sapeva troppo

L'8 novembre 1965 Dorothy Kilgallen fu trovata morta nel suo letto. Ufficialmente, si suicidò con un mix di alcol e barbiturici. Ma un libro sostiene sia stata eliminata per le indagini sul caso JFK.

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Distesa sul letto della sua casa di Manhattan, truccata, con ciglia finte e in accappatoio blu. Così la giornalista e conduttrice Dorothy Kilgallen, uno dei volti più amati della tivù americana, fu trovata l'8 novembre 1965, uccisa da un cocktail letale di alcol e barbiturici. Un suicidio, secondo le brevi indagini condotte dall'Fbi. Per i complottisti, invece, il tentativo (riuscito) di eliminare una giornalista che, dopo le critiche all'operato della commissione Warren sull'omicidio di John Fitzgerald Kennedy, aveva scoperto qualcosa di scottante. A rilanciare questa ipotesi è The Reporter Who Knew Too Much, scritto da Mark Shaw e appena pubblicato. Come rende noto il New York Post, il procuratore di Manhattan ha deciso di riaprire il fascicolo sulla fine di Dorothy Kilgallen. Un personaggio sconosciuto in Italia ma una figura di assoluto rilievo nell'America dell'epoca.

SULLE ORME DEL PADRE
Figlia del giornalista James, Dorothy Mae Kilgallen nacque a Chicago il 3 luglio 1913. Trasferitasi da bambina con la famiglia a New York, seguì le orme del padre. Nei primi anni di carriera, si occupò di cronaca nera, seguendo tra gli altri i processi all'omicida Anna Antonio e a Bruno Hauptmann (che rapì e uccise il figlio di Charles Lindbergh). Più tardi, si sarebbe occupata anche del caso di Sam Sheppard, fonte di ispirazione per la serie televisiva e il film Il fuggitivo.

Dorothy Kilgallen con il marito Richard Kollmar.

DALLA CRONACA AI QUIZ
Dopo aver partecipato nel 1936, insieme ad altri reporter (ma unica donna), a una competizione che prevedeva il giro del mondo, il  New York Journal-American le affidò la rubrica The Voice of Broadway, che si occupava principalmente dello show business e del gossip. Nel 1945, Dorothy Kilgallen iniziò la con il marito Richard Kollmar a condurre il talk-show radiofonico Breakfast with Dick and Dorothy, trasmesso dall'appartamento della coppia a Park Avenue: i due, mentre facevano colazione, chiacchieravano sulle notizie e i pettegolezzi del giorno. Nel 1950 sbarcò poi in tivù, come giurata del quiz What's My Line?, che diventò ben presto un appuntamento fisso per i telespettatori statunitensi.

Dorothy Kilgallen con Marilyn Monroe e Frank Sinatra.

AMORE-ODIO CON SINATRA
Insieme al marito, dava feste a cui partecipavano celebrità come Marilyn Monroe, Jayne Mansfield e George Harrison. Senza dimenticare i cantanti Johnnie Ray, con cui ebbe una relazione extraconiugale, e Frank Sinatra: i due erano amici, poi iniziò a criticarlo nei suoi editoriali, perché gradiva le sue amicizie nel crimine organizzato. Strano, considerando che tra le fonti di Dorothy Kilgallen sembra ci fosse il boss della malavita newyorchese Frank Costello.

LA PISTA DI NEW ORLEANS
Fonti, appunto, perché nonostante le feste e le rubriche di gossip, Dorothy Kilgallen non abbandonò mai il giornalismo d'inchiesta. «Il mio primo amore sono stati i giornali, e lo saranno per sempre», disse intervistata da Ed Murrow, che le aveva chiesto quale fosse il suo mezzo di comunicazione preferito. Molto combattiva e sempre alla ricerca della verità, iniziò a indagare sull'omicidio Kennedy, convinta che, dietro alla versione ufficiale di Lee Oswald 'lupo solitario', ci fosse in realtà un complotto. Riuscì a ottenere e pubblicare in anticipo la confessione di Jack Ruby, il proprietario di night club che uccise Oswald sotto gli occhi della polizia e, seguendo la traccia che voleva come mandante il boss della mafia di New Orleans Carlos Marcello (a questa tesi accenna anche il film JFK - Un caso ancora aperto), iniziò a viaggiare sempre più spesso verso la Louisiana, in cerca di conferme. E questo non piaceva all'Fbi, in particolare al suo direttore Edgar Hoover.

Dorothy Kilgallen e Ron Pataky.

SORVEGLIATA DALLA CIA
Poi, a a 52 anni e a quasi due dall'assassinio di JFK, Dorothy Kilgallen fu trovata morta nel suo letto. Secondo Shaw, qualcuno avrebbe preparato la miscela letale costringendola a berla, inscenandone così il suicidio: insomma, sapeva troppo e andava eliminata. Per insabbiare il tutto, scrive, sarebbero state manipolate anche le carte dell'autopsia, effettuata in un laboratorio di Brooklyn. Non solo. Il libro suggerisce che nell'omicidio abbia giocato un ruolo cruciale Ron Pataky. Oggi 81enne, all'epoca dei fatti lavorava come giornalista ed era l'amante di Dorothy Kilgallen. In realtà, sarebbe stato una spia della Cia con il compito di sorvegliarla e seguire i suoi spostamenti. A rendere la sua figura ancora più torbida, il fatto che i due fossero stati visti insieme al Regency Hotel la sera prima della morte della Kilgallen.

Gene Bryan.

IPOTESI DI COMPLOTTO
In realtà, che il suicidio di Dorothy Kilgallen sia un omicidio è una tesi a cui molti danno credito. E da diverso tempo, praticamente da subito. Troppo sospette le circostanze, così come le tempistiche. Nel 1979 a sostenerla fu la biografia della giornalista scritta da Lee Israel, mentre a fine Anni '90 il programma Mysteries and Scandals, durante una puntata alla Kilgallen, sottolineò come le sue critiche alla commissione Warren l'avessero messa in una posizione di pericolo. Nel 2007 il magazine Midwest Today ha poi pubblicato un articolo dal titolo «Who Killed Dorothy Kilgallen?». Tra i principali 'complottisti' d'America ci sono poi il giornalista freelance Jerrie Dean, creatore del sito Missing Persons of America, e Gene Bryan, che in proprio, e dalla California, continua a raccogliere prove per far riaprire il caso di un suicidio con troppi punti poco chiari.

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