30 Gennaio Gen 2017 1941 30 gennaio 2017

Quando l'America scacciò gli ebrei in fuga dal nazismo

Nel 1939 più di 900 persone si imbarcarono sulla nave St. Louis per sfuggire alle persecuzioni e cercare riparo negli Stati Uniti. Il Paese però non li accolse, e molti di loro morirono nei campi di concentramento.

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st-louis nazismo

Sulla nave da crociera tedesca St. Louis nel maggio del 1939 c'erano 937 persone, in maggioranza ebrei. Si erano imbarcati per sfuggire alle persecuzioni naziste, cercando riparo negli Stati Uniti, passando prima da L'Avana (Cuba). Per molti però la salvezza rimase soltanto una speranza. Molte delle persone presenti sulla nave, riporta Huffington Post che ne racconta la storia, avevano certificati di sbarco scaduti, e i cubani, nonostante la distanza, avevano già maturato un cattivo sentimento nei confronti degli ebrei, supportato e alimentato dai quotidiani. Per molti, i rifugiati rubavano il lavoro alle persone del posto.

NÉ CUBA, NÉ GLI STATI UNITI
I passeggeri sapevano di questa avversione, ma preferirono comunque partire. Arrivati, dopo circa due settimane, soltanto 28 passeggeri furono autorizzati a lasciare la St. Louis per entrare a Cuba. Tutti gli altri dovettero restare sulla nave. Cercarono di trattare con il governo di Federico Laredo Brú, che però non volle sentire ragioni e non permise loro di entrare nel Paese, anzi, li obbligò a lasciare le acque cubane. A quel punto la nave ripartì per gli Stati Uniti. Una volta vicini alla costa della Florida, mandarono una richiesta di aiuto al presidente Franklin D. Roosevelt. L'unica risposta che ebbero dal Dipartimento di Stato obbligava tutti i passeggeri a «iscriversi e aspettare il loro turno nella lista di attesa per ottenere il visto»: solo a quel punto sarebbero potuti entrare nel Paese.


UN LUNGO VIAGGIO INUTILE
I primi di giugno, il comandante della nave diede ordine di ripartire per l'Europa. La St. Louis arrivò ad Anversa, e lì alcune organizzazioni gestite da ebrei cercarono una sistemazione per le persone in fuga. Quattro Paesi diedero la loro disponibilità per accoglierli: la Gran Bretagna, l'Olanda, il Belgio e la Francia. Molti riuscì così a salvarsi, ma altrettanti vennero catturati e portati nei campi di concentramento: 532 per l'esattezza, 278 riuscirono a sopravvivere mentre 254 furono uccisi.

«NON BISOGNA RIPETERE GLI STESSI ERRORI»
Il profilo Twitter St. Louis Manifestcreato dall'attivista ebreo Russel Neiss, ricorda i loro nomi, i loro visi e le loro storie. Un segno importante, soprattutto alla luce dei provvedimenti che Trump vuole prendere contro immigrati e rifugiati: «Questo è uno di quei momenti in cui la storia ci dà l'opportunità di ragionare sul presente. Quando si dice 'mai più' o 'noi ricordiamo', è importante farlo veramente», ha affermato Neiss.

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