27 Gennaio Gen 2017 1414 27 gennaio 2017

L'adolescenza ai tempi di Hitler

Rolf, Alfred, Rahel, Eugen. Sono i nomi di donne e uomini che durante la seconda guerra mondiale riuscirono a sfuggire allo sterminio nazista. Il libro You Don't Get Us racconta le loro storie.

  • ...
Rahel Mann

Tra le milioni di vittime dell'Olocausto ci sono anche tanti giovani e giovanissimi. Deportati con le loro famiglie e poi separati, spesso per sempre, dalle stesse. In tanta brutalità, c'è però anche qualche storia a lieto fine. Alcune di queste vicende, 15 per l'esattezza, sono raccontate nel libro You Don't Get Us.

Rolf Joseph.

Andrea Garnero

ROLF E ALFRED
Nel volume viene raccontata ad esempio la storia dei fratelli Rolf e Alfred. Un'infanzia normale la loro fino al marzo 1933, quando Hitler salì al potere. La Gestapo arrestò i loro genitori, e la vita dei due fratelli cambiò per sempre. «Siamo rimasti senza casa. Il nostro appartamento fu sigillato». Per un periodo vissero in clandestinità, poi Alfred andò dalla famiglia della sua ex fidanzata, mentre Rolf fu aiutato da una donna. I due si incontravano ogni mercoledì alle 11, fino a un giorno del 1942, quando Alfred non si presentò. «Mi chiedevo che cosa fosse accaduto quando improvvisamente sentii una voce tagliente alle mie spalle». Era la voce di un soldato, che prese il giovane con sé e lo interrogò per ore, chiedendo dove fosse suo fratello e dove lui si fosse nascosto. Nonostante 50 frustate, Rolf rimase in silenzio e il giorno dopo fu messo su un treno per Auschwitz. Prima di partire, però, era riuscito a rubare delle pinze: mentre il treno era in corsa le utilizzò per liberarsi e per liberare alcuni dei suoi compagni. I prigionieri si gettarono fuori nella notte, mentre il treno attraversava la Polonia. Tornando a Berlino, però, la Gestapo riuscì a catturarli di nuovo. Rolf disse ai soldati di avere la scarlattina e quelli, spaventati dall'infezione, lo portarono in un ospedale ebraico. Anche in questo caso, però, fortunatamente, il giovane riuscì a scappare, saltando fuori da una finestra al secondo piano e tornò indietro a cercare suo fratello. I due costuirono un bunker sotterraneo e vissero lì, finché nel 1945 furono trovati dalle truppe russe. Dopo la guerra Rolf divenne un ingegnere, mentre sueo fratello fece il macellaio. Rolf è morto due mesi fa, all'età di 92 anni, poco prima dell'uscita del libro. Agli autori ha detto: «Mi ricordo ogni giorno. I morti, la speranza, le persone che ci hanno dato la vita perché hanno trovato nel loro cuore la voglia di agire con dignità nei confronti di altri esseri umani».

Rahel Mann.

Andrea Garnero

RAHEL
Un'altra sopravvissuta è Rahel Renate Mann, ora 75enne. Era una bambina quando sua madre fu portata via dai nazisti. Furono diverse persone ad aiutarla a evitare sempre le squadre della morte. Passò di famiglia in famiglia, da cantina in cantina, prima che un pastore cristiano le fornisse un nascondiglio nella cripta della chiesa. Quando Rahel aveva sette anni, la Gestapo arrestò il pastore e lei fu affidata a una famiglia che costruì uno spazio segreto in cantina per lei. «Passavo tutto il giorno su un pavimento di pietra freddo seduta su un materasso, c'era solo un filo di di luce», ricorda. «Non riuscivo a piangere, parlare o fare rumore». La guerra mieteva vittime su vittime, c'erano cadaveri dappertutto. Dopo molti mesi nel rifugio, nel 1945 anche lei venne liberata dai soldati russi. Successivamente si è sposata, ha avuto due figli e si è trasferita in Israele. Da un paio d'anni si è separata ed è tornata a Berlino, dove lavora in un ospizio. «La mia infanzia mi ha insegnato il valore di vivere ogni secondo la propria vita. Sono sopravvissuta ai nazisti ed è il dono più grande di tutti».

Eugen Herman-Friede.

Andrea Garnero

EUGEN
Nel 1942 lo scolaro Eugen Herman-Friede fu inviato a fare lavori forzati per i nazisti. L'anno dopo, indebolito dalla mancanza di cibo, entrò in clandestinità. Disse addio alla sua ragazza e non la vide mai più: fu uccisa ad Auschwitz. Eugen si rifugiò in scantinati e capannoni fino a raggiungere i suoi salvatori, una famiglia non ebrea che odiava i nazisti pur avendo un figlio nella 'gioventù hitleriana'. Parlando della famiglia che lo proteggeva, l'uomo, oggi 87enne, ne ricorda l'estremo coraggio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso