23 Gennaio Gen 2017 1359 23 gennaio 2017

Nessuno tocchi Barron Trump

Sbadiglia. Sonnecchia. Si annoia. Internet si fa beffe del figlio del Presidente Usa, trasformandolo in un meme. Ma lui è un bambino di appena dieci anni. Vittima di cyberbullismo.

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Republican National Convention: Day Four

Le colpe dei padri ricadono sui figli, eccome. E se il padre in questione è Donald Trump, figuratevi che cosa può accadere. Ne sa qualcosa (anzi, ci auguriamo che non lo sappia) Barron, nato nel 2006 dall'unione tra il presidente Usa e la sua first lady Melania. Il ragazzino, 11 anni a marzo 2017, è finito suo malgrado sotto la luce dei riflettori per alcuni suoi comportamenti che il web ha trasformato in meme e gif quasi sempre ferocemente sarcastici. Al punto che, a difenderlo, è scesa in campo una democratica illustre, la figlia della grande sconfitta: Chelsea Clinton.

LA DIFESA DI CHELSEA
«Barron Trump ha il diritto di essere un bambino come tutti gli altri bambini. Battersi per tutti i bambini significa opporsi alle politiche del Presidente che danneggiano i bambini», ha twittato la figlia di Bill e Hillary, che a suo tempo deve aver vissuto anche lei dei giorni particolarmente difficili. Il tweet di Chelsea è piaciuto per la prima parte, meno per la seconda, vista come un tentativo di strumentalizzare la situazione di Barron per attaccare il padre. Insomma, una contraddizione nel giro di 140 caratteri. Ma il problema che coinvolge il rampollo di casa Trump esiste, è reale e ha un nome: cyberbullismo.

TRASFORMATO IN ZIMBELLO
Nelle due principali occasioni pubbliche in cui è finito sotto l'occhio delle telecamere (la notte della vittoria e la cerimonia di insediamento), Barron ha spesso tradito noia e stanchezza, indulgendo in lunghi sbadigli o giocherellando con una bottiglia d'acqua, rispondendo in ritardo a un high five della madre o distogliendo lo sguardo da momenti che invece stavano calamitando gli occhi di una nazione intera. Nel giro di pochi giorni, Barron è diventato lo zimbello di Internet, il bersaglio da ridicolizzare per colpire indirettamente il padre: se il figlio di Donald Trump non fa altro che sbadigliare, come potrà il padre essere un buon Presidente? Oppure: ridicolo il padre, ridicolo il figlio.

LE VOCI (NON VERIFICATE) DI AUTISMO
Negli ultimi mesi, inoltre, ha preso anche piede la voce secondo cui Barron sarebbe affetto da una lieve forma di autismo. Non esiste nessun riscontro ufficiale in tal senso, e le presunte 'diagnosi' si basano esclusivamente da quanto visto in video. A rilanciare la voce era stata la comica Rosie O'Donell (che in Italia conosciamo soprattutto come interprete di Betty nel film I Flintstones), che in passato ha litigato spesso con Donald Trump (il quale, tra le altre cose, l'ha definita «Disgustosa, dentro e fuori»). Melania Trump è andata su tutte le furie e ha minacciato di far intervenire i suoi avvocati, cosa che ha spinto Rosie a fare retromarcia.

UN BAMBINO È UN BAMBINO
Nelle ore successive all'insediamento, i meme e gli sghignazzi indirizzati a Barron si sono moltiplicati, per essere poco dopo affiancati dalla voce sul suo presunto autismo. La cosa che dovrebbe farci preoccupare è proprio questa: molti di quelli che invocano di lasciare stare il ragazzino, lo fanno pensando alla sua supposta patologia. E così, implicitamente, tradiscono l'idea secondo cui prendere in giro un ragazzino di dieci anni è lecito, se questo è sano. Un pensiero aberrante che rivela come il cyberbullismo sia diffuso più di quanto pensiamo, e che è subito pronto a manifestarsi nei confronti di chi avvertiamo come distante dal nostro mondo e quindi immune al nostro dileggio. Svelando, inoltre, il disgustoso cinismo di chi guarda ai quattro anni a venire pensando: «Barron ce ne farà vedere delle belle».

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