23 Gennaio Gen 2017 1434 23 gennaio 2017

La resistenza ai tempi di Trump

In un'intervista a La Stampa la scrittrice Erica Jong ha parlato delle bugie del nuovo presidente degli Stati Uniti e della necessità di creare un movimento di protesta «costante e asfissiante» che contribuisca a piegarlo.

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erika jong

Il discorso di insediamento di Donald Trump le è sembrato quello di un presidente «che cerca un pretesto per scatenare una guerra». A qualche giorno dall'investitura del magnate e dalla successiva Women's march, la scrittrice Erica Jong intervistata da Paolo Mastrolilli per La Stampa, ha parlato della necessità di «creare un movimento di resistenza permanente, come negli Anni '60, per far cadere Trump».

LE BUGIE
Un presidente che è riuscito a conquistare il voto degli americani promettendo di restituire loro 'il potere' ma che, fa notare Jong, ha in realtà «formato il governo con più miliardari nella storia degli Stati Uniti, e quasi senza rappresentanza per le minoranze e le donne». Pensare che il popolo sia messo al centro, con queste premesse, è per la scrittrice solo una delle tante bugie che il tycoon continua a propinare agli americani. Come quella secondo la quale avrebbe intenzione di rilanciare l'economia e creare nuovi posti di lavoro: «L'economia americana era stata distrutta dalla precedente amministrazione repubblicana ed è stata salvata da Obama, con un risultato epocale degli ultimi otto anni sul piano della politica interna», ha affermato la scrittrice. E ha aggiunto: «L'America ha evitato la bancarotta, la disoccupazione è scesa al 5%, la crescita è costante da anni. Trump arriva al potere e incasserà il frutto del lavoro di Obama, impadronendosi di un risultato che non ha prodotto lui».

RESISTENZA
Trump, ha continuato Jong, ha presentato una visione disastrosa dell'America per avere una scusa per «distruggere tutto quello che ha creato Obama, dalla riforma sanitaria ai diritti di gay e donne». La scrittrice è però anche convinta che il neopresidente non è destinato a completare il suo mandato: «I rapporti con la Russia, i conflitti di interessi, qualcosa lo abbatterà. Noi dobbiamo facilitare questo processo, creando una resistenza costante e asfissiante, come quella che piegò Nixon».

ANCHE BRUCE 'RESISTE'
Di 'resistenza' ha parlato anche Bruce Springsteen dall'Australia, dove è in tour: «Il nostro cuore e il nostro spirito sono con le milioni di persone che hanno marciato sabato 21. La E Street band è parte della nuova resistenza. La nostra responsabilità è sempre la stessa, documentare e testimoniare, osservare e riportare».

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