20 Gennaio Gen 2017 1540 20 gennaio 2017

Scherzi presidenziali

Alla Casa Bianca non è raro che lo staff uscente faccia qualche 'sorpresa' a chi si è appena insediato. Ma nel 2001 quello di Bill Clinton esagerò, con 14 mila dollari di danni.

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«Ma è la Casa Bianca o la sede di una confraternita?». A buon diritto, se lo sarebbe potuto chiedere George W. Bush, quando nel 2001 si è insediò alla Casa Bianca. All'epoca, lui e i suoi collaboratori trovarono una White House letteralmente devastata dallo staff di Clinton. Vandalismo democratico (e anti-repubblicano), ma fino a un certo punto: quella degli scherzi durante il passaggio presidenziale è infatti una tradizione esistente da moltissimi mandati. Solo che in quel caso, qualcuno si fece prendere troppo la mano.

LE TASTIERE SENZA 'W'
Come riportato da un rapporto realizzato nel 2002 dal Government Accountability Office (che coinvolse gli staff di Clinton e Bush) i danni ammontavano a circa 14 mila dollari, di cui 4.850 per sostituire 62 tastiere dei computer, private nella maggior parte dei casi della lettera 'W'. Altri 2.040 furono spesi per aggiustare 26 cellulari e 1.150 per pagare un'impresa di pulizie. Senza dimenticare gli oltre 4.500 necessari per riparare le maniglie delle porte e sostituire vari stemmi presidenziali che erano scomparsi dalla Casa Bianca. Essenzialmente, secondo il rapporto del Gao l'aspetto della White House era quello di una grande casa in cui qualcuno aveva dato una festa: in giro non mancavano bottiglie di birra e vino aperte e altre ancora chiuse, ma erano sparse ovunque anche coperte, scarpe e magliette. Il tutto in mezzo a un «terribile fetore».

SCRITTE CONTRO BUSH
Tra i vari scherzi (o danni veri e propri), il rapporto elenca inoltre: una sostanza appiccicosa trovata sulle scrivanie (era vasellina), mobili danneggiati, cassetti e telefoni incollati, spine dei frigoriferi staccate. Ma anche di scritte contro Bush sulle postazioni degli impiegati e di un adesivo nel bagno con la scritta «Jail to the thief» («Carcere per il ladro»), allusione al fatto che il successore di Clinton avesse vinto truccando le elezioni. Un ex dipendente raccontò anche che, durante l'ultimo giorno di lavoro, aveva registrato sulla segreteria un messaggio di saluto in cui diceva che sarebbe stato fuori ufficio per quattro anni a causa di una decisione della Corte Suprema. Fornendo poi il numero di telefono di casa sua. Tutto questo nel passaggio di testimone tra un presidente democratico e uno repubblicano. Il 20 gennaio 2017 la storia si ripete. Chissà se Barack Obama e il suo staff, questa volta, hanno fatto i bravi.

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