29 Dicembre Dic 2016 1727 29 dicembre 2016

Di Erdoğan ha solo il cognome

La scrittrice e militante turca arrestata ad agosto con l'accusa di avere legami con il Partito dei lavoratori del Kurdistan (considerato da Ankara 'organizzazione terroristica'), è stata rilasciata.

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Era uno degli obiettivi della 'caccia alle streghe' lanciata dal governo turco dopo il fallito colpo di stato del 15 luglio 2016. Accusata di propaganda a favore di un'organizzazione terroristica', 'appartenenza a un'organizzazione terroristica', e 'incitamento al disordine' (accuse per cui rischiava la prigione a vita), il 29 dicembre la scrittrice e militante turca Asli Erdoğan è stata giudicata equindi rilasciata da un Tribunale di Istanbul dopo 100 giorni di reclusione. Lo ha riferito l'agenzia Dogan.

LA 'COLPA'
Impegnata nella difesa delle minoranze del suo Paese, era stata arrestata il 16 agosto. La 'colpa'? Aver scritto per il quotidiano pro-curdo Özgür Gündem: l'accusa era quella di avere legami con il Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), considerato appunto da Ankara 'organizzazione terroristica'. Insieme alla scrittrice, che non ha alcun legame di parentela con il presidente turco, erano sul banco degli imputati altre otto persone, tra cui alcuni giornalisti e la linguista Necmiye Alpay (anch'essi rilasciati).

IL SOSTEGNO
Dopo l'arresto si era creato intorno alla militante un grande movimento di sostegno, appoggiato da artisti, intellettuali e scrittori di tutto il mondo. Una petizione su change.org ha raccolto più di 45 mila firme in suo favore. Diverse pagine di supporto sono state create sui social e, secondo Le Point, gruppi di manifestanti provenienti da Germania e Francia si sono recati a Istanbul per portare il loro supporto alla donna. In molti erano preoccupati per le sue condizioni di salute: Asli soffre di asma e diabete e, affermano i suoi sostenitori, durante la prigionia non ha ricevuto adeguate cure.

DALLA FISICA ALLA LETTERATURA
Fisica di professione, Asli Erdoğan ha lavorato sulla fisica delle particelle durante i suoi studi al CERN (organizzazione europea per la ricerca nucleare) e poi si è trasferita in Brasile per un dottorato. Nel 1993, però, ha abbandonato l'ambito scientifico per dedicarsi alla scrittura del suo primo romanzo, Kabuk Adam. Nel 2013, con L'edificio di pietra, libro in cui ha denunciato la tortura e le condizioni di detenzione in Turchia ha vinto il più prestigioso riconoscimento letterario del Paese, il premio Sait Faik.

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