29 Dicembre Dic 2016 1450 29 dicembre 2016

70 anni di sesso, droga e rock'n'roll

Nata il 29 dicembre 1946, Marianne Faithfull è una delle cantanti e attrici più apprezzate del panorama britannico. Ma nella sua vita ha dovuto toccare il fondo prima di risalire.

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marianne

Aveva appena 17 anni, Marianne Faithfull, quando fece il suo esordio nel mondo della musica. Era la metà degli Anni '60 e a un party venne notata nientemeno che da Andrew Loog Oldham. Lo storico manager dei Rolling Stones non sapeva nemmeno chi fosse quell'angelo biondo dalle curve sinuose. Nella sua ottica maschilista Marianne era però l'ornamento giusto per dare un tocco in più alla band che rappresentava. La giusta chiave di volta per reggere l'impalcatura di quello show stellare destinato ad andare avanti nel tempo.

Ma Andrew Loog Oldham, oltre ad avere fiuto per gli affari era anche sfacciatamente fortunato. Perché Marianne veniva da una famiglia eclettica, fatta di artisti riconosciuti in tutto il mondo. Sua madre era la baronessa austrica Eva Erisso che nella Germania degli Anni '30 era stata ballerina nientemeno che alla corte di Bertold Brecht e Kurt Weill. Suo padre, il maggiore dell'esercito inglese Robert Glynn Faithfull, aveva un orecchio particolare per la musica che amava sin prima della guerra. E lei, Marianne, che della sua vita voleva fare tutto tranne cose normali, era alla ricerca del giusto aggancio per sfondare. E quell'aggancio aveva il volto di Loog Oldham che la chiamò per affiancare i Rolling Stones.

Ma non si limitò solo a questo. Mise pressioni a Mick Jagger e Keith Richards perché componessero una canzone adatta a lei. Il risultato fu As tears go by. Si trattava del pezzo giusto per quella ragazza bellissima dalla voce malinconica. Inizia così la storia di Marianne Faithfull. La storia di una diva che, in 70 anni di vita (è nata il 29 dicembre 1946), ha viaggiato ed esplorato in lungo e in largo le brutture del mondo.

VIAGGIO ALL'INFERNO
Un viaggio iniziato inconsapevolmente proprio durante quel party e continuato con uno stile di vita dissoluto in compagnia dei nuovi amici Mick e Keith. E fu proprio la continua ricerca di sballo e divertimento che costarono a Marianne la fine del matrimonio con John Dunbar e soprattutto l'affidamento del figlioletto Nicholas. Un duro colpo che la spinse a tentare per la prima volta il suicidio. Ma quelli erano anni in cui il sesso libero e soprattutto la droga avevano un'attrattiva troppo forte per una giovane ribelle come lei. Ed ecco che nei mesi a seguire Marianne Faithfull iniziò differenti relazioni con Keith Richards, Brian Jones e Mick Jagger. «Ma alla fine scelsi Mick». Il frontman. L'uomo con cui tutte le teenager di mezzo mondo avrebbero voluto passare almeno una notte di fuoco. Mai scelta fu più sbagliata.

VORTICE DEL NON RITORNO
Poi una sera venne beccata dalla polizia, nel corso di una retata in casa di Keith Richards, completamente nuda nel bel mezzo di un festino a base di sesso e droga. Marianne iniziò così un tunnel che la portò a toccare il fondo. Un nuovo tentativo di suicidio a causa della turbolenta relazione con Mick Jagger e la passione (sfrenata) per l'eroina. «Per me essere una tossicodipendente significava vivere una vita onorevole. Era l’anonimato totale, che io non avevo sperimentato da quando avevo 17 anni. Essendo una tossica di strada qualunque, finalmente raggiunsi quell'obiettivo», ha raccontato nella sua autobiografia. Una dipendenza che la porterà nel tempo anche a bucarsi 24 volte al giorno. Un'alienazione autoinflitta che la portò a perdere tutti gli amici - o presunti tali - conosciuti negli anni passati. Da Bob Dylan a George Harrison, passando per Pattie Boyd e Allen Ginsberg. Tutti erano ormai spariti. Spesso si vedeva solo più con Eric Clapton, anche lui colpito dalla sua stessa dipendenza.

LA RISALITA
Poi qualcosa cambiò e Marianne Faithfull iniziò una lunga e difficile risalita. Siamo nella seconda metà degli Anni '70 quando tornò a dedicarsi seriamente alla musica. Nulla a che vedere con quella presentata nei primi anni, ma comunque intensa, malinconica, decadente. E quando nel 1979 uscì finalmente l’album Broken english colse «l’occasione per mostrare al mondo chi ero davvero. Volevo incidere un disco drammatico, che arrivasse alla gente come un pugno nello stomaco». Marianne riuscì nel suo intento. Come ci riuscì coi lavori successivi degli Anni '80. Il suo ritorno alla vita coincise anche con l'esplosione della sua figura di artista. Tanto nel mondo della musica quanto in quello del cinema dove fu superba interprete di pellicole come Intimacy - Nell'intimità, Marie Antoinette o Irina Palm - Il talento di una donna inglese.

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