23 Dicembre Dic 2016 1401 23 dicembre 2016

«Perché non l'avete fermato prima?»

Il killer di Berlino è rimasto ucciso in uno scontro a fuoco con la polizia italiana. La madre, in precedenza, aveva criticato le nostre forze dell'ordine per non averlo fermato in tempo.

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Nour Alhoda Hassani

Si è conclusa a Sesto San Giovanni, alle porte di Milano, la fuga di Anis Amri, l'uomo sospettato di aver compiuto la strage di Berlino (dove ha perso la vita anche l'italiana Fabrizia Di Lorenzo). Il 24enne di origini tunisine è rimasto ucciso in un confronto a fuoco con la Polizia: secondo le prime ricostruzioni, avrebbe estratto una pistola da uno zainetto dopo essere stato fermato da due agenti, che avrebbero risposto al fuoco uccidendolo. Nei giorni scorsi la polizia tedesca aveva completamente perso le tracce dell'uomo. La notizia della morte di Amri ha raggiunto immediatamente anche la famiglia, che è stata raggiunta dalla televisione tedesca Deutsche Welle: «Siamo sotto shock».

FAMIGLIA SOTTO CHOC
«L’intera famiglia è in una situazione molto pesante. Nulla da commentare», ha detto il fratello al telefono. Nei giorni scorsi, i famigliari avevano parlato in maniera diffusa di Anis Amri. La sorella Hamida, ad esempio, aveva sottolineato che durante la sua adolescenza Amri non aveva alcun interesse nei confronti dell'Islame e della religione in generale. Il contrario, anzi: beveva alcol, non pregava, non praticava il Ramadan.

PARTITO PER FARE FORTUNA
Secondo la famiglia, la radicalizzazione sarebbe avvenuta durante il periodo trascorso da Amri in Italia come recluso, durante il quale avrebbe conosciuto in cella alcuni marocchini e algerini che l'avrebbero convertito all'Islam e alla jihad. Secondo il fratello Abdelkader, Amri aveva lasciato la Tunisia per «migliorare la situazione finanziaria della nostra famiglia». Al telefono, aveva raccontato ai famigliari che sarebbe tornato in Tunisia per il mese di gennaio 2017.

LE ACCUSE A ITALIA E GERMANIA
La madre Nour Alhoda Hassani, che in video si è mostrata addolorata come gli altri famigliari, ha voluto esprimere la propria vicinanza al popolo tedesco, ma ha accusato Germania e Italia di non aver svolto a dovere il proprio lavoro: «L'hanno preso un paio di volte, perché non lo hanno rimandato indietro in Tunisia, perché non è stato condannato, perché non è stato incarcerato? Era un sospetto». Stando a quanto riporta la Repubblica, Amri aveva scontato quattro anni di carcere all'Ucciardone. Era stato anche emesso un provvedimento di espulsione nei suoi confronti, ma la Tunisia aveva rifiutato il rimpatrio.

IL DUBBIO
Ma quello che turba ancora di più Nour Alhoda Hassani sono alcune discrepanze nella storia che hanno portato alla morte del figlio. «Ho sentito che le autorità tedesche hanno trovato i suoi documenti tunisini all'interno del tir usato per l'attentato. Questo però è un racconto che non regge», ha dichiarato la donna. Ma quali sono i suoi dubbi? Semplice: «Dicono che avesse tre documenti esteri falsi e sul tir ha dimenticato solo i suoi documenti tunisini. Gli unici che lo avrebbero identificato. Ecco questo è assurdo», ha aggiunto.

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