16 Dicembre Dic 2016 1910 16 dicembre 2016

«Basta donne rassicuranti al Festival»

È un Sanremo che lascia un po' perplesso Diego Passoni. La storica voce di Radio Deejay ha spiegato a LetteraDonna come manchino «le sfaccettature e un po’ di esplorazione».

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Quando si parla di Sanremo emergono sempre due scuole di pensiero. Quelli che il Festival proprio non lo possono nemmeno sentir nominare e chi, in trepidante attesa, brama di conoscere i nomi dei concorrenti. Dopo che Carlo Conti ha sciolto la riserva rivelando la lista dei nomi dei 22 big chiamati a partecipare al prossimo Sanremo, non tutti sembrano aver gradito il ventaglio di artisti selezionati. Va detto che il conduttore toscano, che del Festival è anche direttore artistico, ha rispettato la macedonia che aveva promesso e che ha tanto funzionato nei due anni precedenti: canzoni per tutti e per tutti i gusti. Tra il ritorno di alcuni veterani – vedi Al Bano e Fiorella Mannoia, ma anche Ron e Michele Zarrillo – e il debutto sul palco dell’Ariston di altri quasi esordienti, da Elodie ad Alice Paba. Ma qualcosa manca secondo Diego Passoni, 40 anni il 21 settembre, storica voce di Radio Deejay (conduce con La Pina il programma Pinocchio, ndr) che nel 2016 si è fatto conoscere e apprezzare anche nell’ultima edizione di Pechino Express. Qui, insieme a Cristina Bugatty, formava la coppia dei Contribuenti che ha concluso la sua avventura al secondo posto, proprio dietro i Socialisti.

DOMANDA: Che cosa manca a questo Festival?
RISPOSTA:
Mancano le sfaccettature, un po’ di esplorazione in più. Va bene confermare le certezze della gente, è pur sempre un evento musicale, ma dentro dovrebbe esserci anche dell’altro. Perché altrimenti non è servizio pubblico, ma totale asservimento all’audience.
D: Si riferisce a qualcuno in particolare?
R: All’ennesima esclusione di Syria, per esempio. Potrei sembrare di parte perché è una mia amica, ma Cecilia è un’artista musicale che lavora da tanti anni, in modo anche molto vario, proponendo sempre roba nuova. Ha appena finito un tour nei teatri e in più fa anche la dj di musica elettronica.
D: Altri esempi?
R: Mi viene in mente Paola Iezzi, che è una con un’idea particolare di musica, oltre a essere super glamour. Perché Sanremo, in fondo, è anche costume e look che fanno sognare. Ma anche Romina Falconi, che ha partecipato a X Factor e vive una realtà a parte: è, infatti, un’artista che auto produce la propria musica, molto interessante e con bei testi, il cui ultimo album – senza alcun tipo di promozione – ha venduto qualcosa come cinquemila copie.
D: Sono tutti esempi di donne.
R: Sì, perché per quieto vivere si tende a essere troppo rassicuranti su alcune categorie, in particolare le donne. Io vorrei, invece, ascoltare testi musicali nuovi, in cui la donna non sia solo rappresentata come la principessina che si dispera per un amore finito. In quelli delle cantanti che ho citato, c’è del cinismo, dell’ironia e una scelta di parole che va oltre la classica rima cuore/amore.
D: Di chi è la colpa?
R: Credo manchi una vera e propria conoscenza musicale. Quando si vuole fare i particolari a tutti i costi si mette dentro della roba freak a caso, che viene presentata come l’emblema dell’avanguardia. Ma la verità è che tra loro e Luisa Corna ci sono 150 milioni di sfumature, che sono poi quelle che mancano.

D: Crede, quindi, anche lei – come molti – che il direttore artistico del Festival dovrebbe essere un musicista?
R: No, per niente, questa è una cazzata. Si tratta comunque di un prodotto televisivo, non di una rassegna elitaria, l’importante è farsi aiutare dalle persone giuste. E cercare di creare un progetto che piaccia a tutti, con gente che offra un’immagine e racconti pure una storia diversa.
D: Chi non avrebbe voluto vedere?
R: Bianca Atzei, per esempio. Appena ho letto il suo nome mi sono chiesto «perché?». E poi anche Fabrizio Moro: lei conosce davvero qualcuno che ascolta Fabrizio Moro?
D: Di alcuni ritorni illustri che pensa?
R: Ci stanno. Alla fine, ci sarà sempre un anziano che ascolta Al Bano, non se ne esce, anche se a me non piace per niente. Neppure la Mannoia mi fa impazzire, ma apprezzo il suo ritorno. Sono, invece, molto contento per Paola Turci, che non si vedeva da un po’ di tempo. È un caso di musicista interessante che i figli dei talent non conoscono e che dovrebbero conoscere.
D: Dei tanti ex talent che pensa?
R: Che Sanremo è la loro giusta evoluzione, l’entrata in un mercato normale passa anche dal Festival. Il problema vero lì è chi scrive le canzoni, il circuito sempre uguale di gente che ruota attorno alle etichette e alle trasmissioni. Non a caso i brani sono sempre un po’ quelli, sia a livello di arrangiamenti sia a livello testuale.

D: Di chi è curioso?
R: Della Comello. Vedremo.
D: Ha già pensato a come seguirà il Festival?
R: Ripeterò l’esperienza dell’anno scorso di Citofonare Passoni. Con il mio gruppo di ascolto saremo in diretta sui social quando Conti lancerà la pubblicità. Discuteremo delle esibizioni in base al mi arriva/non mi arriva, ma soprattutto valuteremo il look e il trucco.
D: I vincitori – il vostro e quello vero – di solito coincidono?
R: No, non collimano quasi mai, ma chi se ne frega. Noi ci saremo comunque, a raccogliere la voce di chi non conta.
D: Quando nasce la sua passione per Sanremo?
R: Attorno all’età dei sei anni, quando ho iniziato a fare un sogno ricorrente. Ci sono io nel backstage dell’Ariston e all’improvviso arriva Milly Carlucci, con cui dovrei co-condurre l’evento, che afferma di non ricordarsi più niente. Al che io cerco di tranquillizzarla,  le dico «andiamo, divertiamoci» e il sogno finisce.
D: Quando l’ha sognato l’ultima volta?
R: Un paio d’anni fa, adesso che mi ci fa pensare. Chissà, forse sto smettendo di sognarlo perché quel momento si sta avvicinando nella realtà (ride, ndr).

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