15 Dicembre Dic 2016 1921 15 dicembre 2016

Andiamo a comandare con Roshelle

Oltre al bis di Fabio Rovazzi, hanno prodotto l’inedito presentato dalla rapper a X Factor. Ecollaborato con nomi del calibro di Steave Aoki e Bob Sinclair. Intervista a Merk & Kremont.

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merk kremont 2

Il loro nome d’arte, con tutte queste erre e queste cappa, mette un po’ di soggezione e fa rimanere – almeno all’inizio – un pizzico sull’attenti. In realtà, però, appena ci parli, capisci che la «durezza» di Merk & Kremont sta soltanto in questo. Perché loro due, Federico Mercuri e Giordano Cremona, sono due semplici 24enni tranquilli e disponibili, che hanno iniziato a fare musica «circa otto anni fa, quando facevamo i resident dj a Milano». Da allora, una sfilza di collaborazioni di primo piano di carattere internazionale, fino al ritorno in patria, dove hanno contribuito alla nascita del fenomeno Rovazzi e del suo tormentone estivo Andiamo a comandare.
Ora, sempre in patria, oltre al bis di Rovazzi (con Tutto molto interessante, ndr), hanno prodotto What U Do To Me, l’inedito presentato da Roshelle nella semifinale di X Factor.

DOMANDA: Com’è nata questa collaborazione?
RISPOSTA:
Eravamo in studio come sempre e, a un certo punto, abbiamo ricevuto la chiamata di Fedez che ci chiede di produrre il brano. Era un lunedì ed entro il venerdì della stessa settimana avremmo dovuto averlo finito al 100 per cento. In quel caso, c’era già una demo, ma si trattava di riarrangiarla da zero in cinque giorni. Per fortuna ci siamo riusciti.
D: La prima versione è stata già subito la definitiva?
R:
No, abbiamo creato più versioni. Ma già il giorno dopo, aveva le sembianze di quella originale.
D: Il sound, soprattutto se confrontato con i brani degli altri finalisti, è molto internazionale…
R:
L’intero nostro progetto si affaccia sul panorama internazionale, è proprio all’estero che guardiamo. Con Roshelle abbiamo provato a fare qualcosa di diverso da quello che si fa di solito e abbiamo visto che sta piacendo. È stata prima su iTunes per quattro o cinque giorni, non ce l’aspettavamo.

D: Il successo di Andiamo a comandare, invece, ve lo aspettavate?
R:
No, assolutamente, anche se è vero che c’abbiamo lavorato molto. Più di due mesi per produrre qualcosa che in Italia, almeno nel mainstream, non esisteva.
D: Com’è nata la collaborazione con Fabio Rovazzi?
R:
Prima di iniziare a fare musica, Fabio era un videomaker e per noi aveva girato il video di Get Get Down. In cambio di questo favore ci aveva chiesto di creargli una base e così, un po’ per caso e anche un po’ per scherzo, è nata Andiamo a comandare.
D: Per non deludere con il secondo singolo (Tutto molto interessante, 25 milioni di visualizzazioni in poco più di dieci giorni, ndr) di mesi ce ne avete impiegati quattro?
R:
Più o meno. Le idee magari ci sono venute tutte in una-due settimane, ma abbiamo avuto bisogno di tempo per sistemarle. Al brano abbiamo comunque lavorato insieme ai Marnik, con cui siamo confrontati molto per renderlo perfetto.
D: Con quali altri artisti avete collaborato?
R:
In Italia, è tutto nato con Il Pagante, un progetto che si è sviluppato circa cinque anni fa. Da lì, oltre ai già elencati, abbiamo lavorato anche con Benji e Fede, mentre ora stiamo producendo un pezzo con Fred De Palma.
D: Sul fronte estero invece?
R:
Abbiamo collaborato con Steave Aoki e Bob Sinclair, solo per fare due nomi. Al momento stiamo, invece, finalizzando un brano insieme a Zedd, che è proprio uno dei nostri artisti preferiti nel panorama musicale.
D: Gli altri quali sono?
R:
Come punto di riferimento sicuramente gli Swedish House Mafia, che hanno aperto la strada a questo genere, poi ci piacciono molto anche i The Chainsmokers, quelli di Closer.

D: Dal futuro cosa vorreste?
R:
Uscire un po’ dal mondo del produttore di sola elettronica, ci piacerebbe qualche collaborazione nell’ambito pop. Pensiamo a cantanti come Bruno Mars o The Weekend, anche se i numeri uno restano i Daft Punk.
D: A loro hanno portato fortuna i caschi e l’anonimato. Voi c’avete mai pensato?
R:
No, da quel punto di vista siamo più tranquilli: niente casco, c’abbiamo messo la faccia - la nostra - fin dall’inizio.
D: Vivete ancora in Italia?
D:
Sì, a Milano, anche se viaggiamo molto. Siamo appena tornati da due trasferte, a Dubai e ad Amburgo, e domani già partiamo per Praga. A gennaio, invece, ci aspettano diverse date in Asia.
D: Avendo visitato mezzo mondo, quale vi sembra il pubblico più caloroso?
R:
Forse quello giapponese. Ti sono grati delle sole ore di aereo che ti sei fatto, per andare a fargli sentire la tua musica.
D: E il Giappone? Era come ve lo aspettavate?
R:
Già ce ne avevano parlato benissimo, ma la realtà ha superato di gran lunga le aspettative. E poi a noi piace il sushi e lì è il massimo.
D: Meglio di quello trapiantato in Italia?
R:
Sì, è meno elaborato, ma decisamente più saporito.

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