15 Dicembre Dic 2016 1603 15 dicembre 2016

Anche il suo album avrà l'X Factor?

A tu per tu con Cixi, ex concorrente della sesta edizione (quella vinta da Chiara Galiazzo) del talent. «C’è tutta l’elettricità dell’attesa. Un po' come quando aspetti un pacco da Amazon».

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Quando le parli, la prima cosa che ti stupisce sono i suoi 20 anni. Perché Cixi, con i suoi discorsi, ha la capacità di portarti nel suo mondo, colorato come i suoi capelli – «adesso li ho grigi, da regina delle nevi nerd, li terrò così per un po’» –, e di mostrartelo con una consapevolezza che spiazza. Bastano una manciata di parole, proprio un paio, per venire catapultati nei suoi racconti, spesso accompagnati da similitudini molto visive e mai banali. Che poi sono quelle che si rintracciano sul suo blog Analfabeta sentimentale, nato in parte dalla sua passione per la moda e in parte per quella della musica.
Ne è passata, insomma, di acqua sotto i ponti da quando, giovanissima, partecipò nel 2012 alla sesta edizione di X Factor, quella vinta da Chiara Galiazzo, classificandosi quarta dopo aver presentato il singolo Non sono l’unica. Quattro anni in cui ha fatto su e giù da Torino (dove vive) a Milano (dove ha intenzione di trasferirsi): «Sono stati, soprattutto gli ultimi due, anni molto intensi. D’altronde il mondo corre e se non ti metti le scarpe da ginnastica non riesci a stargli dietro».

DOMANDA: Non a caso, ancora prima dell’esperienza di X Factor, lei aveva già iniziato con i video su YouTube.
RISPOSTA:
Ero (e lo sono ancora) una nerd esagerata, perciò insieme a un team di amici di Roma – le pietre miliari di YouTube, da Claudio di Biagio a Willwoosh – ho deciso di provarci. Allora YouTube non andava così di moda, anzi, eri uno sfigato se facevi video, ma a me non importava. In quel panorama mancava una ragazza che facesse qualcosa di diverso dal far ridere e così ho iniziato con le cover.
D: Cover che ottennero subito un grande successo.
R: Sì, ai provini di X Factor mi capitò addirittura d’incontrare persone che mi dissero che le mie canzoni gli avevano dato la spinta a partecipare e a mettersi in gioco. È stata una bella botta di acqua fredda in faccia.
D: Poi, però, video non ne ha fatti più…
R: In realtà, ne ho fatto qualcuno, ma poi ho deciso di fermarmi. Era una situazione particolare, avevo altri progetti. Se voglio fare una cosa, la voglio fare al meglio: continuare così, tanto per fare, era violare un mondo che mi aveva partorito.
D: Dal tono della sua voce si percepisce una certa nostalgia per lo YouTube di una volta. Che cos’è cambiato?
R: Mi piaceva il modo in cui lo si usava all’inizio, quando era intrattenimento puro senza secondi fini. Adesso, invece, con la viralità dei contenuti, si è 'spreziosito' dal punto di vista personale per impreziosirsi da quello del ritorno economico. È come quando ti lasci con una persona con cui stavi, la rivedi dopo 10 anni e non la riconosci più.

D: Dopo YouTube, dicevamo, è arrivato X Factor.
R:
È un’esperienza particolare, lì è come stare in un paese delle meraviglie, sai quando entri ma non sai quando uscirai. Anche quando le telecamere si spengono, non ne esci subito, hai bisogno di più tempo per ritornare alla vita di tutti i giorni.
D: Invece, quando le telecamere si sono spente, che cosa ha fatto?
R: Tantissime cose e tantissime date. Più di 200 in giro per l’Italia. Sono stati anni bellissimi, soprattutto grazie a un gruppo di Modena che ho conosciuto subito X Factor e con cui ancora lavoro.
D: Oltre alle date?
R: Con loro, abbiamo scritto un album, prodotto da Alex Bagnoli, responsabile di gran parte della musica italiana Anni '80 e '90. L’abbiamo finito da poco e – a tal proposito – ci stanno succedendo diverse cose belle, che speriamo di poter spoilerare presto. Viviamo un periodo particolare, come quando si aspetta un pacco da Amazon: sai che deve arrivare il 10 del mese e adesso siamo ancora al nove. C’è tutta l’elettricità dell’attesa.
D: La musica, quindi, non l’ha mai abbandonata.
R: No, mai. Il fulcro è sempre la musica e più in generale la comunicazione. Quello che cerco di fare da tanti anni ormai è far star bene la gente, rendere, per quel che mi è possibile, migliore una piccola porzione di mondo.

D: La moda e il suo blog, invece, da dove arrivano?
R:
Io ho studiato moda a scuola, è una passione che ho da sempre. Ho tutto abbinato, anche il mio pigiama. Il blog nasce da questo e anche per lanciare un messaggio chiaro, per cui non devo essere una taglia 38 per essere bella.
D: Ha avuto difficoltà ad accettarsi?
R: Tre anni fa pesavo 28 chili in più. So cosa significa guardarsi allo specchio e non piacersi, sentirsi dire continuamente di dover dimagrire. È una lotta introspettiva, con te stessa e con i gelati al cioccolato.
D: I più maliziosi potrebbero dire che ha iniziato ad accettarsi nel momento in cui è dimagrita…
R: No, in realtà no. Ho iniziato ad accettarmi nel momento in cui mi è scattato qualcosa dentro, perché è dentro di te che devi sentire di essere bella. Quando è successo, ho iniziato ad accettarmi e a diventare la migliore amica di me stessa.
D: Quando è nata l’idea del blog?
R: Due anni fa (era il 2014, ndr), dopo aver vissuto per un po’ a Londra. Quando sono tornata ho voluto portare qui un po’ di quell’energia, di quell’orgoglio di essere sé stessi.
D: Tra musica e moda, che si aspetta per il suo futuro?
R: Non mi aspetto nulla, la vita è strana e paradossale, come i film di Tim Burton. Mi auguro solo che tutto vada bene, sotto ogni aspetto, a prescindere dal settore.

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